Il "C" sta ad indicare la percentuale di corrente cui la batteria deve essere ricaricata in base alla sua capacita'.
Quindi per una batteria da 10Ah, 1A di ricarica rappresenta 1/10C.
Ogni produttore di batterie dovrebbe indicare nel datasheet tale dato.
Caricare batteria 12volt
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Se hai voglia leggi qui http://www.dodero.it/BATTERIE/FIAMM_GS/ ... ecnico.pdf , è per le batterie FIAMM serie FG, ma per batterie di pari tecnologia di altre marche i dati non sono significativamente differenti.
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FedericoSibona
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Giusto se si vuole essere un po' più formali nelle definizioni delle varie grandezze.
La capacità nominale di una batteria (C) viene espressa come il prodotto tra la corrente nominale di scarica e il tempo nominale di scarica. Si esprime in Ah (ampere x ora) anche se SI imporrebbe l’utilizzo dell’ As (ampere x secondo). La capacità nominale di una batteria varia moltissimo in funzione alla corrente di scarica e alla temperatura ambiente ed è quindi necessario indicare sempre le condizioni nelle quali tale dato è stato ricavato. Ad esempio C = 10 Ah @ 20 h, 25 °C.
La corrente nominale di scarica è quella corrente costante che prelevata dalla batteria porta al raggiungimento della tensione di fine scarica nel tempo nominale di scarica. Nelle misure è prassi imporre il tempo di scarica, e ottenere (a tentativi) la corrente come dato misurato.
Il tempo nominale di scarica è il tempo necessario a scaricare una batteria alla tensione di fine scarica, quando connessa ad un carico a corrente costante (corrente nominale di scarica). E’ la variabile indipendente utilizzata nella caratterizzazione delle batterie. E’ espressa in h (ore) anche se SI imporrebbe di utilizzare il s (secondo).
La tensione di fine scarica è la tensione misurata ai terminali della batteria sotto carico, alla quale si stabilisce che la batteria abbia esaurito la sua capacità di fornire potenza al carico. Continuando a scaricarla oltre questo limite si incorre nel danneggiamento della stessa. Dato che la tensione ai terminali della batteria non è quella delle celle, ma la stessa diminuita della caduta di tensione causata dalla sua resistenza interna, è prassi comune fornire diverse tensioni di fine scarica per diverse correnti di carico. Il fine è quello di ottenere, per correnti diverse, la stessa differenza di potenziale teorica ai capi della cella, pulita dalla caduta ohmica sulla resistenza interna.
Per coefficiente di scarica si intende il rapporto tra la corrente di scarica e la corrente nominale della batteria. Si esprime in 1/h (ore inverse) anche se SI imporrebbe l’utilizzo dell’Hz (unità, bisogna ammetterlo, decisamente inadatta). Per esempio, una batteria da 10 Ah, scaricata con una corrente di 1 A ha un coefficiente di scarica pari a 1/10 1/h. L’equivalente corrente di scarica sarà 0.1 C, dove C indica la capacità nominale della batteria.
La capacità nominale di una batteria (C) viene espressa come il prodotto tra la corrente nominale di scarica e il tempo nominale di scarica. Si esprime in Ah (ampere x ora) anche se SI imporrebbe l’utilizzo dell’ As (ampere x secondo). La capacità nominale di una batteria varia moltissimo in funzione alla corrente di scarica e alla temperatura ambiente ed è quindi necessario indicare sempre le condizioni nelle quali tale dato è stato ricavato. Ad esempio C = 10 Ah @ 20 h, 25 °C.
La corrente nominale di scarica è quella corrente costante che prelevata dalla batteria porta al raggiungimento della tensione di fine scarica nel tempo nominale di scarica. Nelle misure è prassi imporre il tempo di scarica, e ottenere (a tentativi) la corrente come dato misurato.
Il tempo nominale di scarica è il tempo necessario a scaricare una batteria alla tensione di fine scarica, quando connessa ad un carico a corrente costante (corrente nominale di scarica). E’ la variabile indipendente utilizzata nella caratterizzazione delle batterie. E’ espressa in h (ore) anche se SI imporrebbe di utilizzare il s (secondo).
La tensione di fine scarica è la tensione misurata ai terminali della batteria sotto carico, alla quale si stabilisce che la batteria abbia esaurito la sua capacità di fornire potenza al carico. Continuando a scaricarla oltre questo limite si incorre nel danneggiamento della stessa. Dato che la tensione ai terminali della batteria non è quella delle celle, ma la stessa diminuita della caduta di tensione causata dalla sua resistenza interna, è prassi comune fornire diverse tensioni di fine scarica per diverse correnti di carico. Il fine è quello di ottenere, per correnti diverse, la stessa differenza di potenziale teorica ai capi della cella, pulita dalla caduta ohmica sulla resistenza interna.
Per coefficiente di scarica si intende il rapporto tra la corrente di scarica e la corrente nominale della batteria. Si esprime in 1/h (ore inverse) anche se SI imporrebbe l’utilizzo dell’Hz (unità, bisogna ammetterlo, decisamente inadatta). Per esempio, una batteria da 10 Ah, scaricata con una corrente di 1 A ha un coefficiente di scarica pari a 1/10 1/h. L’equivalente corrente di scarica sarà 0.1 C, dove C indica la capacità nominale della batteria.
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FedericoSibona ha scritto:, è per le batterie FIAMM serie FG, ma per batterie di pari tecnologia di altre marche i dati non sono significativamente differenti.
Mi chiedo del perché venga indicata come tensione di fine scarica(pag.9) la tensione sulle celle anzichè della tensione sui terminali della batteria che è più semplice da misurare
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danielepower
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danielepower ha scritto:Mi chiedo del perché venga indicata come tensione di fine scarica(pag.9) la tensione sulle celle anzichè della tensione sui terminali della batteria che è più semplice da misurare
Perché la tensione di cella è indipendente dalla corrente di scarica, mentre quella che leggi ai terminali della batteria risente della caduta sulla resistenza interna della batteria.
Se hai le celle a 2 V, ai capi della batteria leggerai (per esempio) 1.9 V alla corrente di 1 A, 1.8 V alla corrente di 2 A e così via.
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Ma forse, più semplicemente, perché di batterie ve ne sono di diverse tensioni in quanto composte internamente da una o più celle da 2V. Ragionando sulle batterie complete anzichè sulla singola cella sia i testi che i grafici (o le scale) sarebbero moltiplicati inutilmente.
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FedericoSibona
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Scusami Federico, ma la motivazione della caduta sulla resistenza interna non è un'ipotesi. E' la motivazione addotta dai costruttori nei loro documenti tecnici. Anche in quello della Fiamm allegato sopra, è indicato chiaramente.
Oltretutto, se si trattasse solo della questione del numero di celle per batteria, non si spiegherebbe perché, a parità di batteria, vengono date più tensioni di fine scarica a diverse correnti. In questo caso il numero di celle non cambia.
Oltretutto, se si trattasse solo della questione del numero di celle per batteria, non si spiegherebbe perché, a parità di batteria, vengono date più tensioni di fine scarica a diverse correnti. In questo caso il numero di celle non cambia.
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Però, mio limite, non mi è chiaro come la resistenza interna possa essere presente nella batteria composta da più celle e non nella cella singola. Ma forse ho frainteso la tua frase "la tensione di cella è indipendente dalla corrente di scarica, mentre quella che leggi ai terminali della batteria risente della caduta sulla resistenza interna della batteria"
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FedericoSibona
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E' un problema di termini.
In questo caso, con tensione di cella si indica quella teorica dovuta alla sola chimica della batteria, non la tensione misurata ai poli divisa per il numero di celle. Questa definizione deriva dal modello della batteria dove è rappresentata la cella teorica con la sua tensione e poi tutti i componenti che costituiscono gli elementi parassiti. Tra questi, il principale è la resistenza serie. Negli utilizzi impulsati, il modello si complica enormemente, ma questa è un'altra faccenda.
In questo caso, con tensione di cella si indica quella teorica dovuta alla sola chimica della batteria, non la tensione misurata ai poli divisa per il numero di celle. Questa definizione deriva dal modello della batteria dove è rappresentata la cella teorica con la sua tensione e poi tutti i componenti che costituiscono gli elementi parassiti. Tra questi, il principale è la resistenza serie. Negli utilizzi impulsati, il modello si complica enormemente, ma questa è un'altra faccenda.
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