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indurre un disturbo

Elettronica lineare e digitale: didattica ed applicazioni

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[1] indurre un disturbo

Messaggioda Foto UtenteSpectre » 1 apr 2015, 10:48

Ciao,

ho una sonda di temperatura pt1000 con cavo non intrecciato lungo 50 metri, nella sonda scorrono circa max 1mA. questa sonda è collegata ad una centralina che visualizza a display le temperature.

vorrei indurre dei disturbi su questo cavo,in modo da vedere se i filtri sulla centralina lavorano bene o no
e far oscillare le visualizzazioni a display.

idee ,suggerimenti? il cavo da 50m fa già un bel giro nelle canaline fase-neutro. ma non oscillano le visualizzazioni. ma devo trovare il modo di indurre un bel disturbo,per vedere i limiti della stabilità di visualizzazione.

grazie per eventuali idee
Spectre

p.s. ci sono anche strumenti in grado di indurre disturbi su un cablaggio in bassa tensione come questo?
se si,immagino costino una follia
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[2] Re: indurre un disturbo

Messaggioda Foto UtenteSerTom » 2 apr 2015, 18:36

Confermo ! Le Apparecchiature per le prove di Compatibilità Elettromagnetica costano una follia.
Es.: un generatore di Burst + accoppiatore capacitivo, almeno 20.000€.
E con questo simuli solo un tipo di disturbo.
Per l'immunità irradiata di serve una camera Anecoica (circa 500.000€) più almeno 100.000 fra generatori, amplificatori ed antenne. E sei solo alla seconda prova.

Vuoi una soluzione ultra economica (comunque dai risultati tutti da dimostrare) ?
Prendi un cavo 5x1,5. lungo 50m. Sui 2 conduttori ci collegi la tua sonda. Sugli altri 3, da un lato ci metti una presa e ci attacchi un trapano (motore a spazzole); dall'altro una spina che attacchi alla rete ...
Poi divertiti a lavorare col trapano ... :D

Bye O_/ Ser.Tom
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[3] Re: indurre un disturbo

Messaggioda Foto UtenteCandy » 2 apr 2015, 19:11

Simulare un disturbo su una resistenza di 1 k o poco più, che misura una temperatura, quindi, immagino con variazioni nel tempo particolarmente lente, ha secondo me poco senso.
Direi semmai che il tuo problema per ora è verificare con uno strumento campione, in stretto contatto con la sonda, la temperatura reale e controllare che il tuo strumento non sia troppo lontano dalla realtà.
Lo strumento avrà già di suo un filtro passa basso abbastanza "forte", (puoi verificarlo sulla sua documentazione semmai). Anche il cavo in essere ha una bella capacità filtrante.
Tutto questo in via generale, poi, bisogna capire anche il grado di precisione desiderata, perché se usate una PT1000 c'è anche una ragione.

Che temperatura misura lo strumento, e che precisione è richiesta?
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[4] Re: indurre un disturbo

Messaggioda Foto UtenteSpectre » 2 apr 2015, 21:39

SerTom ha scritto:Vuoi una soluzione ultra economica (comunque dai risultati tutti da dimostrare) ?
Prendi un cavo 5x1,5. lungo 50m. Sui 2 conduttori ci collegi la tua sonda. Sugli altri 3, da un lato ci metti una presa e ci attacchi un trapano (motore a spazzole); dall'altro una spina che attacchi alla rete ...
Poi divertiti a lavorare col trapano ... :D

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Ciao Ser.Tom, bella idea quella del trapano a spazzole,non ci avevo pensato, domani provo
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[5] Re: indurre un disturbo

Messaggioda Foto Utentebelva87 » 2 apr 2015, 23:14

Mi sono venute in mente queste due cose, prova vicino al trasformatore di alta tensione di un vecchio TV a tubo catodico, oppure vicino a una bobina per accensione delle candele. Quelle degli scooter un po' "old school" sono abbastanza accessibili, per non parlare della Vespa, :mrgreen:
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[6] Re: indurre un disturbo

Messaggioda Foto UtenteSerTom » 3 apr 2015, 8:27

Effettivamente, metodi "casalinghi" per generare disturbi ce ne sono parecchi ... tutti però difficilmente quantificabili e soprattutto replicabili in modo affidabile.

Poi, un conto è (cercare) di replicare, in laboratorio, un disturbo a fronte di un reale problema sul campo; al fine di mettere a punto un miglioramento. In questo caso, per un miglioramento "relativo", può essere utile un ragionamento del tipo: a fonte di un disturbo (anche non quantificato) con questo intervento si migliora del Tot ...

Altro conto è fare un set di prove, che dovrebbero replicare le diverse possibili condizioni sul campo, per poter dimostrare che il prodotto ha un adeguato livello di immunità (si chiama: compatibilità elettromagnetica). In questo caso le norme tecniche prescrivono sia il tipo di prova, sia i livelli, sia, in buona sostanza, come deve essere realizzato il disturbo.

E qui mi riallaccio a quanto detto da Candy, tutto dipende da cosa vuoi ottenere.

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[7] Re: indurre un disturbo

Messaggioda Foto UtenteWALTERmwp » 3 apr 2015, 15:19

Ciao Foto UtenteSpectre, sono anch'io dell'idea per la quale, prima di provare ad indurre un disturbo, sarebbe utile conoscere le caratteristiche dello strumento in visualizzazione.
Magari c'è una isteresi tale che non ti consente nemmeno di riportare sui display certe variazioni.
Oltre ai suggerimenti già riportati, per provare a sollecitare il rilevamento, cerca di causare una connessione precaria (attacca e stacca un terminale, anche velocemente, confidando di non danneggiare l'elettronica) e osserva il comportamento di quanto visualizzato.

Saluti
W - U.H.F.
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[8] Re: indurre un disturbo

Messaggioda Foto Utentealdofad » 4 apr 2015, 0:55

Io mi sono costruito un potente "disturbatore", un circuito RL a onda quadra scandita da un mosfet con frequenza del segnale regolato a piacere dal generatore di funzioni.
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[9] Re: indurre un disturbo

Messaggioda Foto UtenteSpectre » 5 apr 2015, 20:49

aldofad ha scritto:Io mi sono costruito un potente "disturbatore", un circuito RL a onda quadra scandita da un mosfet con frequenza del segnale regolato a piacere dal generatore di funzioni.



bello ,fammi capire, come funziona ? non ti chiedo di postare gli schemi ma... ti chiedo di postare gli schemi :)

al massimo mi dici no :DDD
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[10] Re: indurre un disturbo

Messaggioda Foto Utentealdofad » 6 apr 2015, 0:44

E' semplicissimo e la spiego in parole semplici e pratiche, lascio ai teorici più in gamba di me puntualizzare le mille imprecisioni che esporrò.
Si sfrutta il principio fondamentale di un'induttanza, ossia quello di mantenere costante la corrente. In pratica si prende un'induttanza bella grossa, 10 mH ad esempio. Servendosi di un transitor ad alta tensione (600-1000 V) si fa transitare corrente da una batteria, 40 V nel mio caso, poi di colpo si toglie corrente alla base del transitor che a sua volta interrompe il flusso di carica elettrica attraverso l'induttanza. L'induttanza, in tutta risposta, darà una "botta violenta" ad alta tensione sul transistor (perdonate il linguaggio). Il ciclo si deve ripetere alla frequenza desiderata servendosi di un generatore di funzioni che scandirà la corrente in base al transistor. Poi servono delle resistenze corazzate per limitare la corrente del circuito, oppure si riduce la tensione della batteria. Non si può e non si deve assolutamente adoperare un alimentatore da banco altrimenti alla lunga si spacca con questo tipo di circuito, vale sia per gli switching che per i tradizionali a toroide. Serve necessariamente una batteria in grado di reggere grossi spunti di corrente.
Sul collettore del transistor si collega uno spezzone di cavo che farà da antenna. Per quanto riguarda la lunghezza dell'antenna è evidente che si possono leggere libri sull'argomento, l'importante è monitorare le "botte di tensione" (gli spikes) con l'oscilloscopio, usando ovviamente un partitore di tensione sulla sonda. Attenzione alla risonanza che produce spikes molto più elevati.
I disturbi prodotti, ossia le EMI, sono talmente forti che mi è capitato di vedere accendersi dei led su una breadbord poco distante, quindi attenzione a non danneggiare roba vicina.
Tutto il circuito va messo dentro a una scatola in alluminio, come in foto, la scatola va collegata all'impianto di terra, l'antenna ovviamente deve fuori uscire, in tal modo si ottengono dei disturbi con delle onde più pulite.
Se ci si vuole divertire a danneggiare qualche vecchio apparato elettronico si avvolge qualche giro d'antenna attorno a qualche conduttore critico, in questo modo ho misurato spikes anche di 300 V.

Lo strumento chiave di tutto è il generatore di funzioni.
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