m_dalpra ha scritto:Per quanto riguarda l'idrogeno mi sembra una barzelletta.
I giornalisti che ne parlano al solito non conoscono il rovescio della medaglia : l'idrogeno e' pericolosissimo !
L'idrogeno ha una molecola piccolissima praticamente incontenibile, e non esiste ad ora sistema di immagazzinarlo senza che possa "scappare fuori".
Ad esempio ci sono posti dove poter parcheggiare un automezzo ad idrogeno ?
Assolutamente NO !
Nel garage di casa nessuno ha l'impianto luce ADPE (Anti Deflagrante a Prova di Esplosione) come d'obbligo da norme CEI 31-30 !!!
Cosa accadrebbe se in un parcheggio un'auto prende fuoco ?
Gia' accadono incidenti con le auto a GPL, non volgio pensare con l'idrogeno.
I Tecnici dei Vigili del Fuoco (ho scritto tecnici con la T maiuscola) infatti non sono affatto felici su questo sistema di.... autotrazione.
E poi una settimana senza usare l'auto ed il pieno di idrogeno si volatilizza.
Concludo con la mia solita provocazione (relativa alla tecnologia di oggi ):
Mi sento piu' sicuro con una centrale nucleare vicino a casa piuttosto che viaggiare in un'auto a idrogeno.
Dopo i doverosi complimenti per questo tema di discussione mi permetto di riportare un estratto (dal sito ENEA: "CELLE A COMBUSTIBILE
Stato di sviluppo e prospettive della tecnologia" Marina Ronchetti, Agostino Iacobazzi, Grande Progetto Idrogeno e Celle a Combustibile) sulle tre differenti tipologie di stoccaggio dell'H2 attualmente a disposizione.
Questo dovrebbe far riconsiderare (spero) lo scetticismo che ho notato in merito a questa alternativa, soprattutto (ma non solo) per il settore trasporti.
[...]
Idrogeno compresso
Il modo più semplice ed economico per accumulare idrogeno a bordo di un veicolo
è di utilizzarlo sotto forma di gas compresso a pressione di 200-250 bar.
La tecnologia risulta tuttavia non proponibile per uso a bordo di auto tradizionali, a
causa del peso ed ingombro dei serbatoi attualmente utilizzati, che rappresentano
un limite all'autonomia e capacità di carico del veicolo.
Di recente notevoli progressi sono stati fatti con l'introduzione di serbatoi con liner metallico o termoplastico rinforzati con fibre di
carbonio, di vetro ed aramidiche, che presentano un peso 3-4 volte inferiore a quello dei comuni serbatoi, e che consentono
quindi di superare in parte le restrizione connesse all'uso delle bombole di tipo tradizionale. Questi serbatoi sono in grado di
operare a pressioni fino a 350 bar (potenzialmente anche 700 bar) e consentono quindi di ottenere densità di accumulo di
idrogeno adeguate all'uso a bordo di veicoli. Le caratteristiche di sicurezza sono solitamente molto elevate, grazie alla
robustezza dei serbatoi ed all'introduzione di fusibili antiscoppio in caso di incendio e di valvole di interruzione del circuito in caso
di urto.
La DaimlerChrysler ha utilizzato idrogeno compresso sui due primi prototipi di veicoli a celle a combustibile, la NECAR I e
NECAR II, e sulla recente NECAR 4a. La P2000 FCV della Ford e la 600 Electra della FIAT costituiscono altri esempi di auto
che usano bombole di idrogeno compresso; queste occupano notevole spazio nel veicolo, dimostrando la poca praticità di
questo sistema di accumulo se si utilizzano bombole di tipo tradizionale (a 200-250 bar). Occorre inoltre citare le applicazioni di
questa tecnologia di stoccaggio praticamente sulla maggior parte dei prototipi di autobus finora realizzati (flotte Chicago Transit
Authority e British Columbia Transit, autobus MAN e Neoplan, NEBUS della Daimler-Chrysler), IVECO (progetto IRISBUS).
Per quanto riguarda normative di sicurezza e licenze per usi a bordo di veicoli, le bombole di idrogeno sono soggette a restrizioni
analoghe a quelle adottate nel caso del gas naturale.
Idrogeno liquido
L'idrogeno può essere stoccato a bordo del veicolo in forma liquida ad una temperatura di -253 °C.
Per mantenere queste temperature sono stati messi a punto serbatoi a doppia parete, con
un'intercapedine ove viene fatto il vuoto (serbatoi tipo “dewar”) Questa tecnologia è ormai
consolidata in Germania, dove la BMW la utilizza da oltre 15 anni su auto ad idrogeno alimentate
con motori a combustione interna.
Tra i veicoli a celle a combustibile di recente produzione che usano idrogeno liquido, vanno senz'altro ricordate la NECAR 4 della
DaimlerChrysler e la HydroGen 1 della Opel. Utilizzano inoltre idrogeno liquido gli autobus realizzati da Ansaldo (3 serbatoi da
600 litri della Messer Griesheim, situati sul tetto del bus) e dalla MAN (3 serbatoi da 200 litri della Linde, posizionati sul pianale
del veicolo).
L’accumulo in forma liquida è forse la tecnologia che oggi meglio soddisfa le esigenze dell’autotrazione, tuttavia anch’essa
presenta dei limiti. A sfavore dell’idrogeno liquido giocano la maggiore complessità del sistema, non solo a bordo del veicolo ma
anche a terra, per la distribuzione ed il rifornimento, ed i maggiori costi ad esso associati. Anche il costo energetico della
liquefazione è considerevole, corrispondendo a circa il 30% del contenuto energetico del combustibile, contro un valore
compreso tra il 4% ed il 7% per l’idrogeno compresso.
Nel quadro delle attività del Progetto H2MUC è stata realizzata, presso l'aeroporto di Monaco di Baviera, la prima stazione di
servizio pubblica in grado di fornire idrogeno liquido.
Idruri metallici
L’idrogeno può legarsi chimicamente con diversi metalli e leghe metalliche, formando idruri. Questi composti sono in grado di
intrappolare idrogeno, a pressioni relativamente basse. L'idrogeno penetra all'interno del reticolo cristallino del metallo, andando
ad occupare i siti interstiziali.
Si raggiungono, a basse pressioni, densità energetiche maggiori di quelle dell’idrogeno compresso e paragonabili (secondo
alcune referenze, anche maggiori) a quelle dell’idrogeno liquido. Il volume di stoccaggio si riduce di 3-4 volte, rendendo possibile
l’uso di questi sistemi nelle autovetture, mentre l’energia specifica dipende anche dal peso specifico del metallo di base. Le
percentuali, in peso, di idrogeno sul peso totale che si raggiungono vanno dal 1% al 12,7% (LiH), per confronto ricordiamo che
per le comuni bombole tale percentuale è di poco superiore all’1%, e quindi tali sistemi di stoccaggio sono potenzialmente molto
promettenti. Un punto debole della tecnologia è rappresentato
dal peso di questi sistemi di accumulo,a parità di peso il veicolo presenta un'autonomia tre volte inferiore a quella ottenibile con idrogeno liquido o idrogeno compresso con serbatoi di tipo avanzato. Sono invece indubbi i vantaggi in termini di convenienza, compattezza, stabilità dello stoccaggio, sicurezza intrinseca.
La tecnologia degli idruri è allo studio negli Stati Uniti, in Europa ed in Giappone, dove la Toyota ha messo a punto speciali leghe al titanio,
nell’ambito del suo programma di realizzazione di veicoli con celle a combustibile.
Di recente interessanti i risultati sono stati ottenuti dalla Ovonic, che sta sviluppando una lega a base di magnesio, leggera, con un'elevata
capacità di stoccaggio idrogeno (7% in peso, Tdesorb.: 300 °C).
[...]
Attenzione alla terza modalità di stoccaggio.
Con questo intervento non pretendo di contraddire le opinioni in merito a praticità e/o sicurezza sull'utilizzo dell'H2, ma solo ricordare che è doveroso (ed in primis per chi nell'energia trova uno dei propri interessi culturali) dirigere i propri sforzi verso soluzioni che, seppure allo stato odierno dell'arte possono apparire di difficile attuazione, lasciano presagire una concreta possibilità di miglioramento delle condizioni di vita di tutti (non solo uomini) gli abitanti di questo pianeta.
A mio avviso è sbagliato prendere posizioni contrarie a priori ( non solo su questo tema), giustificandosi con ragioni + o - tecniche di fattibilità, precludendo cosi il proprio (utile) sostegno a chi pensa che una alternativa sia sempre possibile (e possibile non significa necessariamente facile).
Saluti a tutti.