Ing.Elettronica vecchio ordinamento
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admin
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Mettetevi bene una cosa in testa ,le univiersità italiane non sono tutte uguali si esce con conoscenze diverse ma con lo stesso titolo.Cosa voglio dire?semplice....i programmi insegnati e le conoscenze dei vari docenti sono molto diversi fra loro.Uno che esce da Padova avrà sicuramente conoscenze molto diverse da chi esce da Reggio Calabria.Comunque rimango dell'idea che i programmi attuali (ed anche quelli precedenti a dir la verità) non sono adatti a creare menti progettuali,solo una riforma seria (non alla renzi) potrebbe cambiare le cose!Quanti escono da Ing elettronica in Italia e poi sanno realmente progettare qualcosa?io direi solamente un 30% e mi mantengo alto.Ripeto,non c'è bisogno di studiare analisi e geometria a livello dei matematici,anzi per me dovrebbero essere degli ingegneri ad insegnare tali materie.Ciò che voglio dire è che dopo una triennale fatta bene (i cui vengono dati tutti gli strumenti necessari per la progettazione seria) la successiva magistrale dovrebbe essere composta solo da poche materie che sono specialistiche per un determinato lavoro.E' inutile che in un percorso magistrale di automazione si inseriscano corsi di telecomunicazioni o ltro che fann solo perdere tempo.Non si può sapere tutto di tutto.
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sila2012 ha scritto:Uno che esce da Padova avrà sicuramente conoscenze molto diverse da chi esce da Reggio Calabria.
Male. Malissimo
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banjoman ha scritto:Insegnare è un mestiere che non tutti possono svolgere
Quando inizieremo a prendere atto di questa verità fondamentale e a proporre soluzioni valide, avremo fatto un grande passo avanti. Per ora siamo ben lontani.
Per come la vedo io, la riforma universitaria del 3+2 ha creato sconquassi mostruosi. Creata con l'intento di scimmiottare l'europa ("negli altri paesi si laureano prima", "c'è bisogno di più laureati"), è servita, soprattutto nella fase iniziale, a moltiplicare indefinitamente le cattedre del baronato, sostenuta dai soliti (e farneticanti) studi dei druidi economici ("il mercato del lavoro chiede tantissimi laureati di primo livello").
A Ingegneria forse più che altrove: come diavolo sia possibile ipotizzare che un diplomato di livello medio possa seriamente diventare in tre anni "ingegnere junior", con possibilità di iscrizione all'albo e facoltà di progettare praticamente di tutto, è un mistero che sanno solo loro.
In seguito, sotto la spada di Damocle dei finanziamenti legati ai "risultati" (alias "numero di laureati") è diventata notevolmente meno selettiva di prima. Mi pare di ricordare che proprio su questo forum ebbi uno scontro acceso con un ricercatore/docente, su una frase che gli era scappata, del tipo "ci costringono a essere meno severi". La didattica è rimasta la cenerentola di allora, giacché vale ancora oggi la regola ferrea "pubblicare o perire", nella "valutazione" di un docente pesano molto quanto e cosa abbia pubblicato sulle riviste d'élite, poco o nulla quanto sia stato bravo a far apprendere ai suoi studenti.
Si è passati da un eccesso all'altro, da esami da incubo (una volta andai a seguire l'appello di macchine elettriche, tempo medio di preparazione: 2-3 mesi. Su 9 iscritti, neanche un promosso, l'appello in tutto è durato 4 minuti netti, con domande dal banco su una sola domanda specifica, peraltro non trattata nel testo del professore e neppure a lezione) a esamini spezzatino (Analisi I dato in tre-quattro tranches, con quattrodimostrazioniquattro in tutto il programma, perché ormai gira il mantra che "a ingegneria le dimostrazioni non servono").
A contorno mettiamoci pure i test di accesso, che rasentano la follia. Facoltà che hanno serissimi problemi a raggiungere il numero programmato di matricole, che sono costrette a chiamare A FEBBRAIO gli studenti "ripescati", ma non sia mai che rinuncino al "blasone del test". Con l'assurdità che le facoltà che garantiscono maggiori probabilità di occupazione post laurea (ingegneria e medicina) hanno sbarramenti di ingresso mostruosi (avete mai visto un test di accesso a medicina?) mentre le facoltà con il più alto tasso europeo di disoccupati post laurea (lettere e filosofia) hanno accesso libero. E tanti saluti al buon senso, con il quale si sarebbe potuto prevedere un meccanismo più semplice: verificare il superamento di esami dopo il primo anno come requisito per poter proseguire.
Dicono (i docenti): "ma così avremmo gruppi numerosissimi di allievi, impossibile seguirli tutti in modo decente". Come se oggi il modo in cui "seguono" gli studenti fosse tanto diverso da allora, o come se loro stessi fossero usciti dall'università di Saturno.
Dicono (gli economisti): "il numero programmato serve ad evitare che in futuro ci siano troppi laureati in un settore che non li potrà assorbire". Come se fossero davvero in grado di prevedere quale sarà il mercato del lavoro da qui a cinque anni, visto che non sanno neppure azzeccare quale sarà la situazione l'anno prossimo. Roba che neanche il Mago Otelma con la sua sfera di cristallo si azzarda a dire.
Scusate lo sfogo e l'amarezza, ma la vedo piuttosto buia.
Spero tanto che qualcuno mi smentisca, gliene sarei davvero grato.
P.S.: della scuola superiore non parlo, per il semplice motivo che dopo le continue riforme (che, a quanto pare, ogni ministro fa giusto per eternare il suo nome), la situazione è, incredibile dictu, di gran lunga peggiore. Mala Tempora currunt.
Sebastiano
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"Eo bos issettaìa, avanzade e non timedas / sas ben'ennidas siedas, rundinas, a domo mia" (P. Mossa)
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In tre anni sicuramente puoi diventare ingegnere e non ingegnere junior...se i corsi sono orientati esattamente e fatti a dovere....infatti attualmente la magistrale non serve a nulla.Non è che ti prendi la magistrale e diventi un ing che sa progettare....prendi solo la magistrale perché pensi di avere più oppurtinità..ma praticamente non serve a nulla.
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Allora era previsto, per accorciare l'università, per togliere il +2 e trasformare la quinquennale ingegneria nella attuale triennale.
Quasi quasi io farei una ingegneria che dura un solo anno, così sei subito nel mondo del lavoro.
Potremmo chiamarlo "ingegnere baby", per poi fare quello di due anni: l'"ingegnere toddler".
Così invece dei politecnici avremo i polinursery.
Quasi quasi io farei una ingegneria che dura un solo anno, così sei subito nel mondo del lavoro.
Potremmo chiamarlo "ingegnere baby", per poi fare quello di due anni: l'"ingegnere toddler".
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PietroBaima
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sila2012 ha scritto:In tre anni sicuramente puoi diventare ingegnere e non ingegnere junior...se i corsi sono orientati esattamente e fatti a dovere....
Sì, se le giornate fossero di 48 ore, fermo restando di dormire solo 6-8 ore al giorno.
Se funziona quasi bene, è tutto sbagliato. A.Savatteri/M.Mazza
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E comunque relativamente agli "ingegneri junior" , come li chiama
sila2012, odierni: un ottimo perito industriale degli anni 60-70-primi 80 l'ingegnere junior di adesso se lo mangiava in un boccone. Ma allora i periti svolgevano anche 6-8 ore al giorno di scuola, laboratori e officina compresi.
Ne so qualcosa io, che mi diplomai perito in elettronica industriale. Biennio in meccanica di precisione prima di cambiare con elettronica industriale perché secondo l'opinione del prof di fisica, ero più versato in elettronica.
Malgrado il biennio fosse "quasi" propedeutico e uguale per tutti, in realtà non era proprio così: di fatto io mi feci ore e ore di officina e aggiustaggio meccanico, proprio perché ero in una scuola ove si preparavano futuri periti meccanici. Arrivai quasi a °sfiorare° torni e frese
.
Quella esperienza è stata fenomenale e mi consente ancora adesso di confrontarmi con operai e capoofficina anche a livello fisico di lavoro, lima o tornio che siano.
Mai previsione fu più azzeccata. Di fatto fu il mio prof di fisica a iniettarmi il virus dell'elettronica nel primo anno di superiori. Mi insegnava le leggi elementari dell'elettrotecnica e poi assieme (mi fermavo fuori orario di scuola assieme a lui nel suo "antro stregonesco", il lab di fisica) montavamo, provavamo, ri-smontavamo e ri-provavamo: i mitici kit di NE e della Amtron. Anni 1974-75
Dopo due anni l'allievo aveva quasi superato il maestro. E per tanti anni andai a trovare il mio prof di fisica come ex-allievo. Ogni volta una festa e tanti aneddoti da raccontarci. E mi regalava sempre qualche strumento, io lo uso poco, funzionicchia ma sicuramente tu lo sai rimettere a posto meglio di me...
Fu lui il primo a dimostrare che un tester ICE 680 in mano a una persona esperta fa miracoli (provate a distinguere la giunzione BE dalla giunzione BC con un multimetro moderno). Aveva ragione e io continuo ad usarlo ancora oggi (ne possiedo 3).
Meditate gente, meditate....
Ne so qualcosa io, che mi diplomai perito in elettronica industriale. Biennio in meccanica di precisione prima di cambiare con elettronica industriale perché secondo l'opinione del prof di fisica, ero più versato in elettronica.
Malgrado il biennio fosse "quasi" propedeutico e uguale per tutti, in realtà non era proprio così: di fatto io mi feci ore e ore di officina e aggiustaggio meccanico, proprio perché ero in una scuola ove si preparavano futuri periti meccanici. Arrivai quasi a °sfiorare° torni e frese
Quella esperienza è stata fenomenale e mi consente ancora adesso di confrontarmi con operai e capoofficina anche a livello fisico di lavoro, lima o tornio che siano.
Mai previsione fu più azzeccata. Di fatto fu il mio prof di fisica a iniettarmi il virus dell'elettronica nel primo anno di superiori. Mi insegnava le leggi elementari dell'elettrotecnica e poi assieme (mi fermavo fuori orario di scuola assieme a lui nel suo "antro stregonesco", il lab di fisica) montavamo, provavamo, ri-smontavamo e ri-provavamo: i mitici kit di NE e della Amtron. Anni 1974-75
Dopo due anni l'allievo aveva quasi superato il maestro. E per tanti anni andai a trovare il mio prof di fisica come ex-allievo. Ogni volta una festa e tanti aneddoti da raccontarci. E mi regalava sempre qualche strumento, io lo uso poco, funzionicchia ma sicuramente tu lo sai rimettere a posto meglio di me...
Fu lui il primo a dimostrare che un tester ICE 680 in mano a una persona esperta fa miracoli (provate a distinguere la giunzione BE dalla giunzione BC con un multimetro moderno). Aveva ragione e io continuo ad usarlo ancora oggi (ne possiedo 3).
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Se funziona quasi bene, è tutto sbagliato. A.Savatteri/M.Mazza
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