Sembra che qualcuno si sia accorto che in realtà avevamo da tempo impianti di storage ben più potenti di quelli degli ultimissimi progetti pilota:
http://www.qualenergia.it/articoli/2015 ... oncorrenza
Qualcuno sa spiegarmi come mai i privati (dato che al gestore della RTN non sono permesse attività di produzione) non riescono a trarre profitto dagli impianti di pompaggio?
Un passo verso una vera smart grid
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sebago,
mario_maggi
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salve
ildoghy,
visto il basso differenziale di prezzo tra ore di picco e fuori picco, l'utilizzo dei pompaggi sul mercato del giorno prima presente margini di profitto relativamente bassi. Il discorso è diverso per i mercati dei servizi di dispacciamento, dove gli impianti di pompaggio potrebbero potenzialmente essere molto profittevoli.
Il punto è che la quasi totalità degli impianti di pompaggio è di proprietà di un unico produttore (ENEL), il quale persegue giustamente l'obiettivo di massimizzare il profitto globale del suo parco di generazione.
Semplificando molto si può dire che, piuttosto che lasciare ferme le centrali termoelettriche, si preferisce farle lavorare un po' sul mercato dei servizi di dispacciamento; in questo modo i pompaggi lavorano ancora meno, ma evidentemente il loro fermo ha un costo minore rispetto al termoelettrico ed il guadagno complessivo su tutti i mercati per il produttore è il più alto.
Se gli impianti di pompaggio fossero di proprietà di diversi produttori, le logiche del mercato dovrebbero essere diverse: la soluzione migliore per me sarebbe che tali impianti confluissero in compagnie dedicate (sulla falsariga delle NewCo dell'epoca della privatizzazione ENEL) alla sola gestione degli impianti di pompaggio.
Un discorso a parte lo meritano poi i due impianti di Anapo (Sicilia), Taloro (Sardegna), che essendo gli unici nelle loro isole hanno funzioni di sicurezza del sistema ben più significative rispetto agli altri impianti sul continente.
visto il basso differenziale di prezzo tra ore di picco e fuori picco, l'utilizzo dei pompaggi sul mercato del giorno prima presente margini di profitto relativamente bassi. Il discorso è diverso per i mercati dei servizi di dispacciamento, dove gli impianti di pompaggio potrebbero potenzialmente essere molto profittevoli.
Il punto è che la quasi totalità degli impianti di pompaggio è di proprietà di un unico produttore (ENEL), il quale persegue giustamente l'obiettivo di massimizzare il profitto globale del suo parco di generazione.
Semplificando molto si può dire che, piuttosto che lasciare ferme le centrali termoelettriche, si preferisce farle lavorare un po' sul mercato dei servizi di dispacciamento; in questo modo i pompaggi lavorano ancora meno, ma evidentemente il loro fermo ha un costo minore rispetto al termoelettrico ed il guadagno complessivo su tutti i mercati per il produttore è il più alto.
Se gli impianti di pompaggio fossero di proprietà di diversi produttori, le logiche del mercato dovrebbero essere diverse: la soluzione migliore per me sarebbe che tali impianti confluissero in compagnie dedicate (sulla falsariga delle NewCo dell'epoca della privatizzazione ENEL) alla sola gestione degli impianti di pompaggio.
Un discorso a parte lo meritano poi i due impianti di Anapo (Sicilia), Taloro (Sardegna), che essendo gli unici nelle loro isole hanno funzioni di sicurezza del sistema ben più significative rispetto agli altri impianti sul continente.
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