secondo me se non ci fosse la matematica, anche la scienza sarebbe ferma....come potremmo fare a replicare un esperimento, e quindi trovarne le cause specifiche che l'hanno creato, e leggere ciò che ci è arrivato a seguito dell'esempio senza la matematica?
forse si ricreerebbe empiricamente la condizione che l'ha generato! ma poi come faremmo a crearne uno nuovo sulla base di questo?
secondo me non si potrebbe progredire perché non si comprenderebbe a pieno il come ed il perché.
a mio figlio (scuole medie) ripeto sempre che se non impara bene la matematica ...........guai, e mi riferisco a capirla, non solo a sapere a memoria ciò che ti ha detto l'insegnate!
mi scuso per avere espresso un mio parere che può non avere ne capo ne coda ma così mi è venuto e così l'ho esposto.
saluti.
A che serve la matematica?
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lelerelele
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Ciao
Sjuanez, la questione è interessante ma se portata all'esasperazione rischia di diventare una disquisizione sul sesso degli angeli, o delle formiche, come si preferisce.
Ma visto che chiedi aiuto io mi sono rivolto a brillanti pensatori, nel tentativo di contribuire al pari degli altri, ed ecco cosa mi hanno risposto ...
Ecco, da loro non ne ho cavato molto, ma credo abbiano toccato due aspetti importanti ... sempre a modo loro.
Comunque, dopo averlo letto, mi sono fatto una mia idea che, per quanto ovvia si avvicina a quella del compianto Catalano.
Dalla questione principale che ha sollevato Wilson, in merito alla presunta o reale dissuasione, si potrebbero declinare tante altre considerazioni.
La sua esternazione fa pensare, visto che non ha insegnato per dieci anni in una scuola elementare, insomma, è una persona autorevole ma, come è possibile valutare gli effetti di quanto scrive ?
E' evidente che ha avuto modo di constatarlo parlando con le persone, mi chiedo però quanto un laureando, ma allargherei il discorso anche ad uno studente posto di fronte alla scelta del percorso iniziale, possa subire realmente una influenza per il fatto di non essere dotato di abilità matematiche.
In un passaggio così importante, se è veramente interessato ad un campo scientifico
In che misura la rinuncia è soggettiva e consapevole e quanto invece indotta ?
La matematica è uno strumento utile se non fondamentale in diverse discipline, banale scriverlo, ma qual è la soglia della "esasperazione" ?
La possibilità (se se ne hanno le doti) e la capacità di integrare conoscenze, scriverei multidisciplinari, può darsi che al giorno d'oggi negli ambienti scientifici venga privilegiata a scapito di un potenziale, comunque difficilmente determinabile, che invece (stando sempre all'articolo) potrebbe trovare fondamento nella passione e nella immaginazione.
L'autore dell'articolo asserisce che per
E qui mi tornerebbe di nuovo in aiuto Catalano.
E ancora, se gli strumenti a disposizione al giorno d'oggi spingono all'esasperazione di una specializzazione (chiedo, non so) a cosa servono allora i team(s) di ricerca ?
Da questi non si può prescindere perché il livello di conoscenze delle quali occorre disporre è talmente elevato a causa della stratificazione del sapere che si è accumulato che per forza diventa opportuno riunire persone specializzate in discipline anche differenti tra loro: poi premierà la capacità d'integrazione, di collaborazione.
Insomma
Sjuanez, un po di righe per tornare alla fin fine a rivalutare ancora una volta Catalano, senza per altro darti una risposta.
Grazie per il link offerto.
Saluti
Ma visto che chiedi aiuto io mi sono rivolto a brillanti pensatori, nel tentativo di contribuire al pari degli altri, ed ecco cosa mi hanno risposto ...
e non riporto il resto perché improponibile ...Cetto La Qualunque ha scritto:(...) quantunquemente la mia risposta è che conta come una beata m..... ! (...)
e questo mi ha spiazzato come al solito.Catalano ha scritto:(...) ... in ogni caso è meglio conoscere a fondo la biologia ed essere eccelsi in matematica che non sapere cos'è un'ameba pur ignorando l'uso delle quattro operazioni fondamentali.
Ecco, da loro non ne ho cavato molto, ma credo abbiano toccato due aspetti importanti ... sempre a modo loro.
Comunque, dopo averlo letto, mi sono fatto una mia idea che, per quanto ovvia si avvicina a quella del compianto Catalano.
Dalla questione principale che ha sollevato Wilson, in merito alla presunta o reale dissuasione, si potrebbero declinare tante altre considerazioni.
La sua esternazione fa pensare, visto che non ha insegnato per dieci anni in una scuola elementare, insomma, è una persona autorevole ma, come è possibile valutare gli effetti di quanto scrive ?
E' evidente che ha avuto modo di constatarlo parlando con le persone, mi chiedo però quanto un laureando, ma allargherei il discorso anche ad uno studente posto di fronte alla scelta del percorso iniziale, possa subire realmente una influenza per il fatto di non essere dotato di abilità matematiche.
In un passaggio così importante, se è veramente interessato ad un campo scientifico
ma poi desiste, o non è veramente motivato oppure è possibile che effettivamente la carenza di determinate competenze palesemente avulse dalla propria specializzazione, ora come ora, non consenta, praticamente, di progredire (di fare carriera ?): "mutazioni" degli ambienti di ricerca ?Wilson ha scritto:(...) I watched sadly as bright undergraduates turned away from the possibility of a scientific career, fearing that, without strong math skills, they would fail. (...)
In che misura la rinuncia è soggettiva e consapevole e quanto invece indotta ?
La matematica è uno strumento utile se non fondamentale in diverse discipline, banale scriverlo, ma qual è la soglia della "esasperazione" ?
La possibilità (se se ne hanno le doti) e la capacità di integrare conoscenze, scriverei multidisciplinari, può darsi che al giorno d'oggi negli ambienti scientifici venga privilegiata a scapito di un potenziale, comunque difficilmente determinabile, che invece (stando sempre all'articolo) potrebbe trovare fondamento nella passione e nella immaginazione.
L'autore dell'articolo asserisce che per
e vero è che uno dei personaggi citati nello scritto affermava " ... è più importante immaginare che conoscere ... " ma non è che in matematica non ci prendesse, anzi tutt'altro, quindi si, riuscire ad elaborare un pensiero sfuggito a tutti gli altri è possibile ma è anche possibile lo possa esprimere chi non si è fermato al due più due.Wilson ha scritto:(...) Far more important throughout the rest of science is the ability to form concepts, during which the researcher conjures images and processes by intuition (...)
E qui mi tornerebbe di nuovo in aiuto Catalano.
E ancora, se gli strumenti a disposizione al giorno d'oggi spingono all'esasperazione di una specializzazione (chiedo, non so) a cosa servono allora i team(s) di ricerca ?
Da questi non si può prescindere perché il livello di conoscenze delle quali occorre disporre è talmente elevato a causa della stratificazione del sapere che si è accumulato che per forza diventa opportuno riunire persone specializzate in discipline anche differenti tra loro: poi premierà la capacità d'integrazione, di collaborazione.
Insomma
Grazie per il link offerto.
Saluti
W - U.H.F.
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WALTERmwp
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Perdonami Walter, ma non ho letto il tuo contributo: è un forum, non un parlamento (dove spesso parlano, ma non si ascoltano).
Credo di fondo vi sia un "difetto culturale": vedere la matematica come un corpo estraneo alla realtà.
Purtroppo sin dall'infanzia non si insegna al piccolo studente cosa è e cosa serve. Si arriva a diventare grandi e chiedersi: cosa serve per vivere studiare tanta matematica?!
Credo di fondo vi sia un "difetto culturale": vedere la matematica come un corpo estraneo alla realtà.
Purtroppo sin dall'infanzia non si insegna al piccolo studente cosa è e cosa serve. Si arriva a diventare grandi e chiedersi: cosa serve per vivere studiare tanta matematica?!
"Le domande non sono mai indiscrete. Le risposte lo sono a volte"
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mi é sempre stato insegnato che la matematica é solo uno strumento
Non è una critica verso di te, ma quando lo sento dire mi dispiace di quanto la sua bellezza non venga sentita.
cosa serve per vivere studiare tanta matematica?!
Al di là delle utilità che può avere, è bella, nel senso più profondo che può avere la parola "bello".
Dimostra che l'uomo è un essere razionale, capace di discernere il vero dal falso in maniera inopinabile (dopo aver accettato dei punti sui quali ci si mette d'accordo a priori).
Se non esistessero scienze che la applicano, la domanda potrebbe essere posta ad un artista: a che serve la tua opera?
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condivido questa considerazione, anche se tende ad allontanarsi dall'apertura, ma ti scrivo la mia opinione.Guerra ha scritto:Credo di fondo vi sia (...) : cosa serve per vivere studiare tanta matematica?!
Purtroppo ci sono due variabili difficilmente controllabili: l'interesse da parte di chi deve apprendere e l'attenzione didattica (sempre interesse) da parte di chi deve trasmettere conoscenza.
Sopra, o prima di queste, il luogo comune in base al quale la materia dovrebbe per forza essere "difficile": alimenta e induce una ostile predisposizione nei confronti di questo studio.
La tua prima osservazione invece in parte mi sfugge, ma ai fini del thread credo non sia rilevante questo approfondimento.
Saluti
W - U.H.F.
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WALTERmwp
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Intanto grazie a tutti per le risposte! Le leggo sempre con grande interesse.
Io personalmente credo che vada insegnata (ed imparata!) con moltissima attenzione perché fa parte proprio dello sviluppo dell'individuo. Lo capisco ora che sono già laureato e la studio con occhi diversi, purtroppo. Quindi lode alla matematica e lode ai matematici.
Ho anche imparato che per capire la bellezza di alcune cose, bisogna essere pronti ad impegnarsi. Anzi, direi che al nostro mondo le cose più belle non si trovano mai in superficie.
Il "problema" è che le scienze si stanno via via specializzando e le conoscenze richieste per parteciparvi non sono evidentemente alla portata di tutti.
Uno potrebbe dire: bene, che proseguano i migliori. Così la penso anch'io, anche se probabilmente qualche contributo andrà perso.
E sono pure convinto che vi sia largo vantaggio nelle collaborazioni e nei team, fino alla costruzione (quasi attuale) di un'unica intelligenza collettiva.
Ancora grazie per i vostri contributi che continuerò a seguire con il massimo interesse.

Io personalmente credo che vada insegnata (ed imparata!) con moltissima attenzione perché fa parte proprio dello sviluppo dell'individuo. Lo capisco ora che sono già laureato e la studio con occhi diversi, purtroppo. Quindi lode alla matematica e lode ai matematici.
Ho anche imparato che per capire la bellezza di alcune cose, bisogna essere pronti ad impegnarsi. Anzi, direi che al nostro mondo le cose più belle non si trovano mai in superficie.
Il "problema" è che le scienze si stanno via via specializzando e le conoscenze richieste per parteciparvi non sono evidentemente alla portata di tutti.
Uno potrebbe dire: bene, che proseguano i migliori. Così la penso anch'io, anche se probabilmente qualche contributo andrà perso.
E sono pure convinto che vi sia largo vantaggio nelle collaborazioni e nei team, fino alla costruzione (quasi attuale) di un'unica intelligenza collettiva.
Ancora grazie per i vostri contributi che continuerò a seguire con il massimo interesse.

Più so e più mi accorgo di non sapere.
Qualsiasi cosa abbia scritto, tieni presente che sono ancora al mio primo rocchetto di stagno.
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La mia affermazione Walter voleva essere una conclusione del difetto culturale, che a mio avviso determina una erronea classificazione della matematica e che quindi può determinare l'affermazione alla base della discussione.
Le variabili difficili da controllare sono veicolabili, cioè l'interesse degli studenti lo catturi e l'attenzione didattica non può essere una variabile difficile da controllare; il problema è l'efficacia eventualmente dell'intervento, perché non è facile riformare la scuola.
Sulla mia prima affermazione, non attinente alla discussione, credo sia abbastanza chiara.
Le variabili difficili da controllare sono veicolabili, cioè l'interesse degli studenti lo catturi e l'attenzione didattica non può essere una variabile difficile da controllare; il problema è l'efficacia eventualmente dell'intervento, perché non è facile riformare la scuola.
Sulla mia prima affermazione, non attinente alla discussione, credo sia abbastanza chiara.
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Eh, ma i curiosi sono anche i migliori alla fine 
Più so e più mi accorgo di non sapere.
Qualsiasi cosa abbia scritto, tieni presente che sono ancora al mio primo rocchetto di stagno.
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