Si, ma secondo questo ragionamento avrebbe ancor più senso valutarne la risposta a sollecitazioni critiche. Che so.. Fargli fare un paio di volte il ciclo di funzionamento della corrente di corto circuito di servizio. Solo che richiederebbe un laboratorio attrezzato.
Però se ne resterebbe la robustezza effettiva... Poi non so, é solo una considerazione..
Interruttori cinesi
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Son costretto a tornare sull'argomento, perché ci sono elementi nuovi in questa vicenda, che sta diventando più complicata del previsto.
Sintesi:
al post [23] ho pubblicato la foto del centralino elettrico di un bilocale recentemente acquistato da un parente. Nel centralino sono stati installati due differenziali di produzione asiatica (CHINT) che, da me sottoposti ad un controllo sulla parte differenziale, hanno evidenziato dei valori d'intervento decisamente superiori a quelli consentiti dalla normativa CEI, e pubblicati nel medesimo post [23].
Ebbene, dopo aver contattato l'impresa venditrice, che si era impegnata a far intervenire un tecnico abilitato per verificare il problema, e visto che l'impresa se la stava prendendo comoda (a tutt'oggi non si è ancora fatta viva) ho deciso d'interpellare direttamente la Ditta che a suo tempo aveva realizzato l'impianto elettrico, rilasciando regolare DICO. Il titolare ha detto di aver realizzato l'impianto a regola d'arte, e di aver effettuato con esito positivo tutti i controlli previsti, ma che a distanza di due anni dalla data della DICO non poteva considerarsi ancora responsabile. Tuttavia, ha aggiunto di non aver alcun problema per consegnarmi due differenziali nuovi, cosa che ha fatto ieri, regalandomi due interruttori BTICINO modello GA8813AC16 e GA8813AC10, ancora sigillati, con caratteristiche tecniche perfettamente corrispondenti agli originali CHINT (aveva disponibili anche i CHINT, ma non ha escluso la possibilità che quest'ultimi potessero presentare qualche problema, per cui ha vouto andare sul sicuro).
Soddisfatto per i due nuovi interruttori, per curiosità li ho voluti provare prima a casa mia. Li ho collegati all'uscita dell'interruttore generale nel mio appartamento, ed ho appurato che i tempi d'intervento erano ottimi, più o meno corrispondenti a quelli riscontrati per un interruttore ABB che in precedenza avevo provato sullo stesso impianto (vedasi altra tabella, sempre al punto [23]). Da notare che tale interruttore ABB era però di tipo "A", e non "AC", e con una corrente differenziale di 10 mA e non di 30 mA (la necessità di questa precisazione apparirà più chiara in seguito).
Ho montato i nuovi interruttori BTICINO al poste dei CHINT, e a questo punto è arrivata la sorpresa: a seguito di un nuovo test, i tempi d'intervento erano di nuovo superiori a quelli previsti dalla norma. Non erano proprio "sballati" come nel casi dei due CHINT, ma comunque sensibilmente diversi dai valori che avevo ottenuto a casa mia. Allora ho scollegato la linea di uscita all'impianto elettrico da ciascuno dei due differenziali e rifatto il test: i valori sono tornati normali per entrambi gli interruttori (da 10 A per l'illuminazione, da 16 A per tutto il resto).
Ho rimesso i due differenziali CHINT originali, avendo cura, stavolta, di staccare le rispettive uscite verso l'impianto: anche i questo caso i valori dei tempi d'intervento sono stati perfetti.
Da questi fatti ho dedotto che il problema non è nei differenziali, che in assenza di carico funzionano perfettamente, ma nell'impianto elettrico dell'abitazione.
Altro esperimento: ho installato l'interruttore ABB (quello di tipo "A" con Idn=10 mA) con l'uscita collegata all'impianto elettrico (linea prese da 16A) e funziona benino (nel senso che i tempi d'intervento non sono proprio quelli rilevabili con impianto scollegato, ma rientrano comunque nei limiti previsti dalla normativa).
C'è però un altro fatto: con il citato interruttore ABB, appena viene inserito il magnetotermico del 1° climatizzatore (la descrizione dello schema si trova sempre in [23]) il differenziale interviene ( per la parte differenziale, non per la parte magnetotermica). Fatto che invece non succede mai né con l'interruttore CHINT, né con l'interruttore BTICINO. La causa potrebbe essere il fatto che è da 10 mA e non da 30 mA, però mi sembra strano: l'appartamento è un bilocale, l'impianto elettrico è nuovo e sembra realizzato in maniera ottimale (c'è tutto quello previsto dalla Norma CEI 64-8 7^ edizione del 2012), durante le prove non c'era niente di acceso (luci, elettrodomestici, ecc.). Possibile che un solo climatizzatore provochi una dispersione da 10 mA nominali?
Non so proprio che pesci pigliare.
Ipotizzo che la causa di tutto possa essere qualcosa che non va nel 1° climatizzatore (che inizialmente non funzionava, ed in seguito all'intervento di un tecnico è stato riparato - erano stati invertiti due fili tra l'unità interna e quella esterna). Ma poiché durante le prove dei vari differenziali i due magnetotermici relativi ai due climatizzatori sono stati disinseriti (contatti aperti), posso ipotizzare anche che qualcosa non vada nella messa a terra del 1° climatizzatore (forse hanno scambiato la fase con la messa a terra, e la corrente di un eventuale guasto viene rilevata solo dal differenziale di tipo "A"), ma sono tutte supposizioni che andrebbero verificate, scollegando del tutto (messa a terra compresa) e una alla volta le varie sezioni dell'impianto e le linee dei climatizzatori.
Premesso che farò intervenire quanto prima un installatore qualificato per un controllo generale dell'impianto, vorrei avere un parere sulle possibili cause delle anomalie riscontrate.
Ringrazio chi ha avuto la pazienza di leggere fino alla fine questa lunga dissertazione.
Sintesi:
al post [23] ho pubblicato la foto del centralino elettrico di un bilocale recentemente acquistato da un parente. Nel centralino sono stati installati due differenziali di produzione asiatica (CHINT) che, da me sottoposti ad un controllo sulla parte differenziale, hanno evidenziato dei valori d'intervento decisamente superiori a quelli consentiti dalla normativa CEI, e pubblicati nel medesimo post [23].
Ebbene, dopo aver contattato l'impresa venditrice, che si era impegnata a far intervenire un tecnico abilitato per verificare il problema, e visto che l'impresa se la stava prendendo comoda (a tutt'oggi non si è ancora fatta viva) ho deciso d'interpellare direttamente la Ditta che a suo tempo aveva realizzato l'impianto elettrico, rilasciando regolare DICO. Il titolare ha detto di aver realizzato l'impianto a regola d'arte, e di aver effettuato con esito positivo tutti i controlli previsti, ma che a distanza di due anni dalla data della DICO non poteva considerarsi ancora responsabile. Tuttavia, ha aggiunto di non aver alcun problema per consegnarmi due differenziali nuovi, cosa che ha fatto ieri, regalandomi due interruttori BTICINO modello GA8813AC16 e GA8813AC10, ancora sigillati, con caratteristiche tecniche perfettamente corrispondenti agli originali CHINT (aveva disponibili anche i CHINT, ma non ha escluso la possibilità che quest'ultimi potessero presentare qualche problema, per cui ha vouto andare sul sicuro).
Soddisfatto per i due nuovi interruttori, per curiosità li ho voluti provare prima a casa mia. Li ho collegati all'uscita dell'interruttore generale nel mio appartamento, ed ho appurato che i tempi d'intervento erano ottimi, più o meno corrispondenti a quelli riscontrati per un interruttore ABB che in precedenza avevo provato sullo stesso impianto (vedasi altra tabella, sempre al punto [23]). Da notare che tale interruttore ABB era però di tipo "A", e non "AC", e con una corrente differenziale di 10 mA e non di 30 mA (la necessità di questa precisazione apparirà più chiara in seguito).
Ho montato i nuovi interruttori BTICINO al poste dei CHINT, e a questo punto è arrivata la sorpresa: a seguito di un nuovo test, i tempi d'intervento erano di nuovo superiori a quelli previsti dalla norma. Non erano proprio "sballati" come nel casi dei due CHINT, ma comunque sensibilmente diversi dai valori che avevo ottenuto a casa mia. Allora ho scollegato la linea di uscita all'impianto elettrico da ciascuno dei due differenziali e rifatto il test: i valori sono tornati normali per entrambi gli interruttori (da 10 A per l'illuminazione, da 16 A per tutto il resto).
Ho rimesso i due differenziali CHINT originali, avendo cura, stavolta, di staccare le rispettive uscite verso l'impianto: anche i questo caso i valori dei tempi d'intervento sono stati perfetti.
Da questi fatti ho dedotto che il problema non è nei differenziali, che in assenza di carico funzionano perfettamente, ma nell'impianto elettrico dell'abitazione.
Altro esperimento: ho installato l'interruttore ABB (quello di tipo "A" con Idn=10 mA) con l'uscita collegata all'impianto elettrico (linea prese da 16A) e funziona benino (nel senso che i tempi d'intervento non sono proprio quelli rilevabili con impianto scollegato, ma rientrano comunque nei limiti previsti dalla normativa).
C'è però un altro fatto: con il citato interruttore ABB, appena viene inserito il magnetotermico del 1° climatizzatore (la descrizione dello schema si trova sempre in [23]) il differenziale interviene ( per la parte differenziale, non per la parte magnetotermica). Fatto che invece non succede mai né con l'interruttore CHINT, né con l'interruttore BTICINO. La causa potrebbe essere il fatto che è da 10 mA e non da 30 mA, però mi sembra strano: l'appartamento è un bilocale, l'impianto elettrico è nuovo e sembra realizzato in maniera ottimale (c'è tutto quello previsto dalla Norma CEI 64-8 7^ edizione del 2012), durante le prove non c'era niente di acceso (luci, elettrodomestici, ecc.). Possibile che un solo climatizzatore provochi una dispersione da 10 mA nominali?
Non so proprio che pesci pigliare.
Ipotizzo che la causa di tutto possa essere qualcosa che non va nel 1° climatizzatore (che inizialmente non funzionava, ed in seguito all'intervento di un tecnico è stato riparato - erano stati invertiti due fili tra l'unità interna e quella esterna). Ma poiché durante le prove dei vari differenziali i due magnetotermici relativi ai due climatizzatori sono stati disinseriti (contatti aperti), posso ipotizzare anche che qualcosa non vada nella messa a terra del 1° climatizzatore (forse hanno scambiato la fase con la messa a terra, e la corrente di un eventuale guasto viene rilevata solo dal differenziale di tipo "A"), ma sono tutte supposizioni che andrebbero verificate, scollegando del tutto (messa a terra compresa) e una alla volta le varie sezioni dell'impianto e le linee dei climatizzatori.
Premesso che farò intervenire quanto prima un installatore qualificato per un controllo generale dell'impianto, vorrei avere un parere sulle possibili cause delle anomalie riscontrate.
Ringrazio chi ha avuto la pazienza di leggere fino alla fine questa lunga dissertazione.
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Be', la "normativa CEI" si riferisce all'interruttore provato nelle condizioni di norma, quindi non installato.
E' un classico!
Come li hai provati questi interruttori installati?
Con quale schema elettrico?
Comunque mi sembra che ci siano un po' di filtri in giro.
Come transitorio sì.
E' un classico!
Come li hai provati questi interruttori installati?
Con quale schema elettrico?
Comunque mi sembra che ci siano un po' di filtri in giro.
Possibile che un solo climatizzatore provochi una dispersione da 10 mA nominali?
Come transitorio sì.
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6367 ha scritto:Be', la "normativa CEI" si riferisce all'interruttore provato nelle condizioni di norma, quindi non installato.
Ho effettuato le prove con l'impianto elettrico di casa connesso, in quanto ho ritenuto che questa metodologia fosse più vicina alla reale situazione in cui si sarebbe trovato l'utente.
Come li hai provati questi interruttori installati?
Utilizzando l'apposita strumentazione (HYELEC mod. MS 5910):
- ho provato il differenziale da 16A (prese + climatizzatori + cantina) direttamente su una presa dell'appartamento, e successivamente nel centralino, subito a valle del differenziale, lasciando però l'impianto elettrico collegato (in altre parole, mi sono collegato in parallelo all'uscita del differenziale) utilizzando il filo di messa a terra che arriva direttamente al centralino;
- ho provato il differenziale da 10A (solo impianto d'illuminazione) in parallelo all'uscita del differenziale, sempre con il carico collegato e utilizzando il filo di messa a terra che arriva direttamente al centralino (in questo caso non ho potuto utilizzare alcuna presa, perché le prese dell'appartamento sono tutte collegate all'altro differenziale da 16A).
Con quale schema elettrico?
Con lo schema riportato al punto [23], ossia:
- MT da 25 A con funzione d'interruttore generale;
- MTD da 10 A per l'impianto d'illuminazione;
- MTD da 16 A per tutto il resto dell'impianto;
- MT da 16 A per le prese;
- MT da 10 A per il 1° climatizzatore;
- MT da 10 A per il 2° climatizzatore;
- MT da 10 A per la cantina.
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Provo a esporre la mia tesi nei confronti del questio promosso dal forumer "Franco 012", prendendo spuinto da un articolo che evevo letto molti anni or sono.
Premessa: La conosciuta Melrin Gerin, già di anni fa, aveva sviluppato un differenziale con microcontroller miniaturizzato, che garantiva al dispositivo stesso di operare con precisione ed immunità in condizione di correnti armoniche e continue sul nucleo, era cioè in grado di scriminare quelle componenti parassite che dettavano o potevano farlo intervenire in modo anomalo.
Credo, si tratti di un caso in cui - le componenti armoniche prodotte dai carichi, influiscano sull'intervento dei dispositivi.
Avere un differenziale estremamente coerente con la corrente di intervento ed i tempi minimi previsti dalla normativa vigente, comporterebbe certo un costo nettamente maggiore rispetto al terget di vendita della media dei costruttori.
Se presi, e provati in laboratorio con un carico resistivo ove si promuove una corrente intenzionale di guasto - essi sono certamente coerenti con i dati di targa, in altri casi - possono sorgere dei problemi.
La mia è una mera supposizione, spero non inneschi inutili polemiche, se qualcuno ha esperienze di laboratorio inerenti, le posti.
Premessa: La conosciuta Melrin Gerin, già di anni fa, aveva sviluppato un differenziale con microcontroller miniaturizzato, che garantiva al dispositivo stesso di operare con precisione ed immunità in condizione di correnti armoniche e continue sul nucleo, era cioè in grado di scriminare quelle componenti parassite che dettavano o potevano farlo intervenire in modo anomalo.
Credo, si tratti di un caso in cui - le componenti armoniche prodotte dai carichi, influiscano sull'intervento dei dispositivi.
Avere un differenziale estremamente coerente con la corrente di intervento ed i tempi minimi previsti dalla normativa vigente, comporterebbe certo un costo nettamente maggiore rispetto al terget di vendita della media dei costruttori.
Se presi, e provati in laboratorio con un carico resistivo ove si promuove una corrente intenzionale di guasto - essi sono certamente coerenti con i dati di targa, in altri casi - possono sorgere dei problemi.
La mia è una mera supposizione, spero non inneschi inutili polemiche, se qualcuno ha esperienze di laboratorio inerenti, le posti.
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