Buongiorno, mi fa piacere che siate interessati e che abbiate fatto queste domande.
Dichiaro che da qui in poi visto il maggiore interesse verso la parte tecnica dedicherò questo mio post a descrivere il comportamento del circuito nella maniera più esauriente possibile.
Di seguito il link della cartella contenente gli schemi:
https://drive.google.com/folderview?id=0B-EFokDG4IO9YlpJd3ZHX1lJLXc&usp=sharingPer rispondere a
BrunoValentePossiamo partire dicendo che il mosfet IRFP250 è in grado di sopportare 200V Drain Source e una corrente massima di 30A ovviamente se fornito di un ottimo sistema di dissipazione del calore.
La corrente di Drain misurata direttamente dal secondario del trasformatore di alimentazione è circa 5A in valore efficace, per quanto riguarda la tensione Vds è stata misurata con oscilloscopio e sono circa 150V questo è un volare di picco.
Sono d'accordo a immettere una protezione per le sovratensioni come ad esempio un Transient Voltage Suppressor ma per ora funziona bene così.
Il trasformatore è un semplicissimo Flyback di riga con 5 spire di filo di 1mm come primario.
Per quanto riguarda le prove a vuoto, direi di si, produce un arco continuo e molto silenzioso.
Non voglio assolutamente mantenere il massimo riserbo, anzi fa piacere condividerlo con altri appassionati e non ha niente di speciale è un semplicissimo modulatore in PPM
Soltanto che avrei voluto saperlo prima, e magari con il consenso del gruppo, il fatto che venisse pubblicato.
Ritornando agli aspetti tecnici, molti di voi diranno : “ ma non era meglio una modulazione PWM ? ”
certo che si !!! anche perché l'importante è avere esclusivamente una variazione di duty cycle.
Invece immettendo la modulante sul pin 5 si ottiene una variazione sia di duty cycle che di frequenza della portante, infatti avrei potuto utilizzare un integrato come LD7575 ma per i fini dell'esame universitario ho preferito utilizzare componenti datati e di facile reperibilità.
Per quanto riguarda la progettazione dell'alimentatore di potenza ho voluto connettere in primis un variac e poi subito dopo in serie un altro trasformatore, semplicemente perché volevo una tensione in uscita variabile e mantenere comunque un accoppiamento Galvanico per poter ottenere misure con l'oscilloscopio.
Se avessi collegato direttamente il varic al circuito avrebbe funzionato bene comunque ma una volta collegata la sonda dell'oscilloscopio al circuito sono sicuro che il magnetotermico differenziale avrebbe avuto qualcosa da ridire visto che lo zero della sonda per come è progettato l'oscilloscopio è collegata direttamente a terra.
Dopodiché raddrizzata e filtrata la tensione viene immessa direttamente sul primario del flyback.
Ho separato le alimentazioni proprio per questo motivo volevo una parte di
controllo e una di potenza variabile in modo da avere la possibilità di capire in fase prova quale fosse la tensione migliore per ottenere un arco di 1 – 1,5 cm sul secondario del flyback.
Ma non solo, misurando con l'analizzatore di spettro la tensione in uscita dall'alimentatore di potenza, ho notato che presentava numerose armoniche che come era facile immaginare il mosfet generava.
Per quanto riguarda l'amplificatore, è un semplice common emitter, l'idea
era di adattare il valore di tensione picco picco della mia sorgente di segnale modulante con il valore accettato dal modulatore.
Per chi voglia provare a costruirlo andrà benissimo (ma anche meglio) un amplificatore operazionale, magari con gain regolabile.
Infatti ho ipotizzato un'ampiezza picco picco in ingresso all'amplificatore, di circa 10 – 50 mV mentre l'ampiezza per il modulatore e di circa 5V
Il gain tensione tensione dell'amplificatore in questione dovrebbe andare anche sopra i 100.
Per quanto riguarda il modulatore ho scelto la frequenza di commutazione sperimentalmente e sono arrivato al miglior risultato a più o meno 85kHz
Ringazio per l'attenzione e se ci fossero ulteriori domande ben vengano.
Saluti Nicola