Dunque, vediamo se ho capito bene ciò che ho letto, cerco conferme.
I campi elettromagnetici, in particolare E e B (in particolare le densità energetiche associate ai loro quadrati), non esistono, sono solo idee di comodo che permettono di rappresentare fenomeni abbastanza macroscopici (o meglio abbastanza "in media temporale").
In altre parole sono "immagini mentali comode" che funzionano abbastanza bene quasi sempre.
L'interpretazione che la realtà fisica induce invece è quella di vedere: "integrale della densità energetica associata al campo elettromagnetico di un solo fotone (di energia E) monocromatico nella zona di spazio V" --> "probabilità di trovare il fotone in V (con tutta l'energia E completamente dentro V, e niente altrove)".
In altre parole, i fotoni non si spezzano.
Questo vorrebbe dire che se ho una sorgente luminosa puntiforme che emette un raggio di luce a frequenza
e un fotorivelatore di area A a una certa distanza r, avrò una probabilità P che il fotorivelatore si attivi dicendo di aver rivelato una energia luminosa pari ad
.Ovvero che un fotone ha una certa probabilità di andare lì.
Ma questo significa che la natura ha direzioni spaziali preferenziali rispetto ad altre?
Va bene che nel caso di sorgente puntiforme la funzione probabilità ha una simmetria sferica (ovvero la funzione densità energetica elettromagnetica) ma prima o poi la cella scatterà, e questo vorrebbe dire che un fotone è veramente andato nella direzione della cella piuttosto che in un'altra.
Ho letto anche l'esperimento della doppia fenditura e mi sembra di aver capito che sia "modello fotone come particella" che "modello ondulatorio" sono entrambi sbagliati perché entrambi non descrivono bene ciò che succede dall'inizio alla fine.
In particolare non ha senso chiedersi "il fotone che ho ricevuto adesso è passato nella fenditura 1 oppure nella fenditura 2?" perché porterebbe alla visione di una rivelazione della luce come somma delle rivelazioni che si otterrebbero chiudendo una fenditura alla volta, cosa che invece non accade sperimentalmente.
Quindi dovrei concludere dicendo che:
la luce è la luce e si comporta in modo abbastanza strano perché una volta funziona se la penso come fotone e una volta funziona se la penso come campo elettromagnetico, ma entrambe queste due cose sono solo "idee di comodo" che vanno associate alla luce reale in base alla situazione per fare previsioni non errate (a cui invece porterebbe pensare la luce solo in un modo o solo in un altro).
In altre parole dovrei dire che descrivo la luce come onda nell'attraversamento delle fenditure e poi la vedo come particella nel momento dell'impatto con il fotorivelatore?
La natura quindi funziona non in una maniera prevedibile secondo un singolo schema mentale? Ce ne vogliono due in contemporanea?

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