V3 64-8
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[21] Re: V3 64-8
Carrescia ci è andato giu pesante e praticamente critica o ridicolizza ogni novità , ad esempio l’interruzione funzionale (530.4.5), Interruzione del neutro (531.2.2), Dispositivi per la protezione contro il rischio di incendio , ect. ect. Bisognerebbe leggerlo l’articolo
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[22] Re: V3 64-8
elettro ha scritto:Per quanto mi riguarda, avevo proprosto - per l'argomento della V3 ora cap 37 impianti residenziali - di fare "emendare" un aggiornamento con una ipotesi aggiuntiva: un livello 0 da adottare solo ed eslusivamente in casi specifici quando non è possibile dare attuazione a tutti i requisiti funzionali dell'impianto, previa giustificazione del progettista.
Il capitolo si applica solo per impianti NUOVI, oppure per impianti COMPLETAMENTE rifatti in occasione di RISTRUTTURAZIONI edili.
In questi casi, francamente, mi sembra difficile trovare casi specifici ove non è possibile dare attuazione ai requisiti del capitolo 37.
In ogni caso, il progettista che sa trovare giustificazioni per tali casi particolarissimi, di sicuro saprà progettare secondo la RdA senza applicare la norma.
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[23] Re: V3 64-8
MASSIMO-G ha scritto:Carrescia ci è andato giu pesante e praticamente critica o ridicolizza ogni novità , ad esempio l’interruzione funzionale (530.4.5), Interruzione del neutro (531.2.2), Dispositivi per la protezione contro il rischio di incendio , ect. ect. Bisognerebbe leggerlo l’articolo
Va be'. E' tutta roba IEC/HD che troveremo identica o quasi nelle norme nazionali di tutti i paesi europei nei prossimi tempi. Editoriale o poco più: non cambia la sostanza delle cose.
L'unica parte ove il CEI ha deviato un po' (in peggio o in meglio?) riguarda gli AFDD.
Forse è un po' geloso perché non l'ha approvata lui, o forse perché è un po' diversa dalle sue anticipazioni ai convegni.
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[25] Re: V3 64-8
Goofy ha scritto:"Il committente non vuole pagare e i soldi sono suoi"
Non mi scandalizzo se il committente è l'utilizzatore e compratore finale.
Anche se non capisco perché, facendo un impianto nuovo o una ristrutturazione edile, lo si voglia al minimo dato che sul totale della spesa sostenuta (casa o ristrutturazione edile) la differenza è contenuta.
Però, se il committente è l'edile/il geometra/l'immobiliare/ecc trovo ingannevole se rifila una casa con impianto sottonorma a un acquirente che del tutto inconsapevole e incompetente, e che presume un impianto nuovo "standard".
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[26] Re: V3 64-8
"OLTRE caratteristiche di qualità igiene, rispetto delle norme e quant'altro .....
il ristorante deve sempre e comunque servire al cliente :
- un primo
- un secondo
- un contorno
- la frutta
- un caffè
- un digestivo "
Il paragone non regge.
Al ristorante scegli tu, mangi tu, paghi tu (o il tuo anfitrione).
Se non è andata bene, la prossima volta cambi menù o cambi ristorante e la cosa finisce lì.
Quando acquisti una casa, o fai una ristrutturazione edile, l'impianto elettrico è stato deciso da altri, chissà chi (l'elettricista, il geometra, il precedente proprietario,...), chissà quando, chissà con quale interesse.
L'impianto elettrico è destinato a durare qualche decennio e se non ti aggrada te lo tieni così com'è perché rifarlo migliore può essere alquanto costoso e complicato.
Quando acquisti una casa nuova, e la trovi con 3 circuiti anziché 5, oppure 15 prese anziché 20, o miseri 3 kW anziché 4,5 kW, difficilmente rinunci all'acquisto perché è già fatta così.
Stabilire delle dotazioni minime standard per tutte le case nuove o completamente rifatte, non mi sembra affatto inutile, soprattutto in un paese come l'Italia ove gli impianti elettrici per tradizione si fanno a livelli minimi.
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[27] Re: V3 64-8
Il problema è solo uno: l'obbligo! Abbiamo già un sistema basato sul positivismo giuridico che ti dice anche come allacciarti le scarpe e vogliamo esportare questo sistema anche sulle norme tecniche.
Non mi meraviglio di chi in fase di completa ristrutturazione non vuole rispettare nemmeno il livello 1, lo vede come l'ennesima imposizione, l'ennesima questione burocratica a cui deve adempiere, mentre vuole sentirsi libero di spendere i suoi soldi come vuole! Se uno vuole una casa in classe Z con un punto luce e alimentato da un gruppo elettrogeno ad olio pesante ha tutto il diritto di poterlo fare!
Non mi meraviglio di chi in fase di completa ristrutturazione non vuole rispettare nemmeno il livello 1, lo vede come l'ennesima imposizione, l'ennesima questione burocratica a cui deve adempiere, mentre vuole sentirsi libero di spendere i suoi soldi come vuole! Se uno vuole una casa in classe Z con un punto luce e alimentato da un gruppo elettrogeno ad olio pesante ha tutto il diritto di poterlo fare!
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Michele Lysander Guetta
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"Non pensare mai al dolore, al pericolo o ai nemici un momento più lungo del necessario per combatterli." — Ayn Rand
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Mike
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[28] Re: V3 64-8
Ho una esperienza ormai pluridecennale di tanti impianti minimi ma perfettamente “a norma”.
Fatti così, di serie, con l’unico scopo di contenere al massimo i costi. Un RCCB e due MCB, al massimo tre. Centralini minuscoli, senza alcun margine di ampliamento. Non ce li ricordiamo? Erano gli impianti “standard” (non standard CEI, ma standard di fatto). Anzi, alcuni elettricisti si vantavano di fare più del necessario visto che in teoria un solo circuito sarebbe stato sufficiente!
Difficile se non impossibile aumentare la potenza disponibile oltre i minimi 3 kW, oppure installare un normale apparecchio come una piastra a induzione, o anche installare un semplice SPD. Impianti anche “sbagliati” benché a norma, per esempio quelli con un unico differenziale da 30 mA subito dopo il contatore in cantina, oppure con due differenziali da 30 mA, ma in cascata (quanti ne ho visti, e guai a suggerire all’elettricista di fare diversamente!).
L’impianto era già fatto così. Perfettamente “a norma”, con tanto di “certificato” firmato e timbrato, quindi assolutamente non contestabile.
Anche quando il nostro committente, magari un po’ esperto, avesse avuto la possibilità di chiedere all’installatore un impianto un po’ più ricco, nella migliore delle ipotesi l’elettricista lo avrebbe dissuaso: "non serve a niente, spesa inutile, si fidi, gli impianti si fanno tutti così".
Però, se avesse voluto mettere le placchette all’ultima moda, l’elettricista avrebbe subito proposto l’ultima serie carissima!
Ma nella maggior parte dei casi, nemmeno si dava la possibilità al committente di chiedere un impianto diverso. Gli impianti erano progettati uguali per tutti gli appartamenti. Le uniche varianti ammesse erano quelle dei capitolati predefiniti, senza possibilità di variazione ("scherziamo? Dobbiamo fare un impianto diverso apposta per lei?").
Non nascondo che in vari casi, il committente un po’ esperto (più esperto della maggior parte degli installatori) procedeva per conto suo (in barba al decreto 37). Non tanto per una questione di risparmio (magari non ne aveva bisogno), ma per il semplice fatto che non aveva voglia di convincere l’elettricista a fare impianti che non voleva fare. Conosco il caso recente di un ingegnere elettrico: voleva un impianto un po’ bello, come quelli che si fanno all’estero. Una decina di circuiti, SPD installato giusto, gestore carichi, centralino molto ampio. Dopo aver sentito due o tre elettricisti che gli facevano mille difficoltà a eseguire il suo progetto, ha perso la pazienza e se lo è fatto da solo!
Però la situazione con il capitolo 37 è migliorata. E’ definito uno standard minimo per gli impianti nuovi o le ristrutturazioni complete. Magari non è perfetto (come tutte le norme è un compromesso tra opposte visioni). Ma almeno è “ufficiale” e uguale per tutti. Chi si ritrova un impianto nuovo al di sotto di questo minimo (almeno senza averlo esplicitamente richiesto e accettato così) potrà contestarlo perché non a norma.
Fatti così, di serie, con l’unico scopo di contenere al massimo i costi. Un RCCB e due MCB, al massimo tre. Centralini minuscoli, senza alcun margine di ampliamento. Non ce li ricordiamo? Erano gli impianti “standard” (non standard CEI, ma standard di fatto). Anzi, alcuni elettricisti si vantavano di fare più del necessario visto che in teoria un solo circuito sarebbe stato sufficiente!
Difficile se non impossibile aumentare la potenza disponibile oltre i minimi 3 kW, oppure installare un normale apparecchio come una piastra a induzione, o anche installare un semplice SPD. Impianti anche “sbagliati” benché a norma, per esempio quelli con un unico differenziale da 30 mA subito dopo il contatore in cantina, oppure con due differenziali da 30 mA, ma in cascata (quanti ne ho visti, e guai a suggerire all’elettricista di fare diversamente!).
L’impianto era già fatto così. Perfettamente “a norma”, con tanto di “certificato” firmato e timbrato, quindi assolutamente non contestabile.
Anche quando il nostro committente, magari un po’ esperto, avesse avuto la possibilità di chiedere all’installatore un impianto un po’ più ricco, nella migliore delle ipotesi l’elettricista lo avrebbe dissuaso: "non serve a niente, spesa inutile, si fidi, gli impianti si fanno tutti così".
Però, se avesse voluto mettere le placchette all’ultima moda, l’elettricista avrebbe subito proposto l’ultima serie carissima!
Ma nella maggior parte dei casi, nemmeno si dava la possibilità al committente di chiedere un impianto diverso. Gli impianti erano progettati uguali per tutti gli appartamenti. Le uniche varianti ammesse erano quelle dei capitolati predefiniti, senza possibilità di variazione ("scherziamo? Dobbiamo fare un impianto diverso apposta per lei?").
Non nascondo che in vari casi, il committente un po’ esperto (più esperto della maggior parte degli installatori) procedeva per conto suo (in barba al decreto 37). Non tanto per una questione di risparmio (magari non ne aveva bisogno), ma per il semplice fatto che non aveva voglia di convincere l’elettricista a fare impianti che non voleva fare. Conosco il caso recente di un ingegnere elettrico: voleva un impianto un po’ bello, come quelli che si fanno all’estero. Una decina di circuiti, SPD installato giusto, gestore carichi, centralino molto ampio. Dopo aver sentito due o tre elettricisti che gli facevano mille difficoltà a eseguire il suo progetto, ha perso la pazienza e se lo è fatto da solo!
Però la situazione con il capitolo 37 è migliorata. E’ definito uno standard minimo per gli impianti nuovi o le ristrutturazioni complete. Magari non è perfetto (come tutte le norme è un compromesso tra opposte visioni). Ma almeno è “ufficiale” e uguale per tutti. Chi si ritrova un impianto nuovo al di sotto di questo minimo (almeno senza averlo esplicitamente richiesto e accettato così) potrà contestarlo perché non a norma.
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[29] Re: V3 64-8
poi ci vorrebbe un documento NON obbligatorio ma di contro di facile lettura per tuttii che tratti il resto
tornando all'esempio dovrebbe dire
..... dato per scontato il rispetto della normativa CHE QUI NON TRATTIAMO esistono aspetti dimensionali che possono variare il valore dell'appartamento
- ha l'aria condizionata ?
- il numero di prese sono superiori a quelle che risultano da tal formula ?
- la dimensione delle finestre
- il numero degli interruttori
un documento in teoria leggibile da tutti
mi risponderai che comunque qualcuno non lo leggerà, ma è la vita ed è giusto così
Sono sempre esistiti documenti di questi genere. Per esempio la guida CEI 64-53 che dava indicazioni sulle dotazioni degli impianti domestici con varie classificazioni.
Del tutto non applicata, proprio perché guida e non norma. Anzi della quale nessuno sapeva dell'esistenza.
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[30] Re: V3 64-8
6367 ha scritto:Però la situazione con il capitolo 37 è migliorata. E’ definito uno standard minimo per gli impianti nuovi o le ristrutturazioni complete. Magari non è perfetto (come tutte le norme è un compromesso tra opposte visioni). Ma almeno è “ufficiale” e uguale per tutti. Chi si ritrova un impianto nuovo al di sotto di questo minimo (almeno senza averlo esplicitamente richiesto e accettato così) potrà contestarlo perché non a norma.
Capisco l'intento nobile, ma sono totalmente contrario all'obbligo diretto o indiretto.
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Mike
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