Domanda: in un amplificatore a bipolari a emettitore comune "puro" (cioè privo di ogni resistenza di emettitore), una volta fissata la sua tensione di alimentazione, come varia il suo guadagno al variare della resistenza di carico?
Il BJT come Amplificatore - Effetto di Re? Dubbio
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BrunoValente,
IsidoroKZ
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Che vale? 
Domanda: in un amplificatore a bipolari a emettitore comune "puro" (cioè privo di ogni resistenza di emettitore), una volta fissata la sua tensione di alimentazione, come varia il suo guadagno al variare della resistenza di carico?
Domanda: in un amplificatore a bipolari a emettitore comune "puro" (cioè privo di ogni resistenza di emettitore), una volta fissata la sua tensione di alimentazione, come varia il suo guadagno al variare della resistenza di carico?
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dovrebbe aumentare all'aumentare della resistenza di carico
come scritto nel post precedente, per Re = 560 ohm il guadagno aumenta a 27,8 dB (rispetto ai 15 dB trovati considerando Re = 3 kohm)
come scritto nel post precedente, per Re = 560 ohm il guadagno aumenta a 27,8 dB (rispetto ai 15 dB trovati considerando Re = 3 kohm)
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Allora stop; non voglio confonderti, ci mancherebbe! Fermiamoci qui, anche perché comunque il dubbio iniziale posto nel titolo del thread dovrebbe essere stato ormai chiarito a sufficienza; altre cose, se serve, le si vedrà al tempo. TI invito solo, per le eventuali prossime volte, a imparare i rudimenti di Fidocadj in modo da facilitare la condivisione degli schemi e anche il ragionarci sopra.


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si Fidocadj l'ho scaricato ed è facile ed intuitivo come dite, non so però come inserire qui lo schema (devo cliccare fcd quando rispondo al messaggio?).
Comunque si, a livello matematico è risolto, Diminuendo Re da 3 kohm a 560 ohm la conseguenza è un aumento del guadagno e riduzione delle Rin e Rout. Però a livello teorico? perché succede questo? Puoi solo illuminarmi brevemente riguardo questo?
Comunque si, a livello matematico è risolto, Diminuendo Re da 3 kohm a 560 ohm la conseguenza è un aumento del guadagno e riduzione delle Rin e Rout. Però a livello teorico? perché succede questo? Puoi solo illuminarmi brevemente riguardo questo?
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A livello teorico direi che vi sono due modi di approcciare il problema: dal punto di vista del circuito (che variando la Re vede di volta in volta un transistor equivalente avente una transconduttanza differente che grossomodo è pari all'inverso del valore di Re) e dal punto di vista del transistor, che rimane lo stesso ma si comporta come se, per via della Re e del partitore che questa forma con l'inverso della transconduttanza naturale del dispositivo, disponesse di una tensione di pilotaggio minore di quella che gli viene effettivamente fornita. Questo partitore di fatto "partiziona" anche il guadagno intrinseco del transistor, che diventa quindi una frazione di quello che produrrebbe in assenza di Re.
Il discorso si applica anche agli altri parametri base del circuito e cioè le sue impedenze di ingresso e di uscita.
L'impedenza di ingresso viene semplicemente moltiplicata dal rapporto tra Re e l'inverso di gm in quanto, per ottenere la stessa corrente di ingresso nella base occorre ora applicare tra base e massa una tensione maggiore che, vista dalla sorgente che pilota il transistor, appare quindi come se l'impedenza di ingresso fosse aumentata (e infatti lo è... a spese del guadagno che però, come tale, non viene visto direttamente dall'ingresso e quindi, per l'ingresso rimane, in un certo senso, "invisibile".
Per l'impedenza di uscita, bisogna invece tener conto del fatto che tale impedenza è in realtà il frutto di una retroazione interna al transistor in cui il segnale retrocesso sulla base (a parità di segnale applicato sul collettore) viene partizionato anch'esso dal rapporto tra Re e l'inverso di gm, che pertanto, visto dal transistor sulla sua giunzione base-emettitore (che è il suo vero "cuore" perché è da qui che proviene la tensione che pilota la sua gm) appare, a parità di tensione applicata sul collettore, come un segnale di retroazione inferiore a quello necessario a produrre la conduttanza di uscita propria del transistor in assenza di Re, che quindi appare come una impedenza di uscita più elevata.
Di tutto questo giro di "apparenze" se ne accorge solo il circuito perché al transistor non solo non gliene può fregare di meno ma nemmeno si "accorge" del suo "guadagnar meno" così come neppure si accorge di subire, oltre l'azione della sua propria retroazione interna, anche quella di altre retroazioni la cui influenza viene "percepita" dal circuito nel suo complesso ma non certo dai singoli elementi che lo compongono, attivi o meno che siano.
Un po' confuso mi sa; spero che intervenga qualcun altro con una spiegazione meno pasticciata!
Il discorso si applica anche agli altri parametri base del circuito e cioè le sue impedenze di ingresso e di uscita.
L'impedenza di ingresso viene semplicemente moltiplicata dal rapporto tra Re e l'inverso di gm in quanto, per ottenere la stessa corrente di ingresso nella base occorre ora applicare tra base e massa una tensione maggiore che, vista dalla sorgente che pilota il transistor, appare quindi come se l'impedenza di ingresso fosse aumentata (e infatti lo è... a spese del guadagno che però, come tale, non viene visto direttamente dall'ingresso e quindi, per l'ingresso rimane, in un certo senso, "invisibile".
Per l'impedenza di uscita, bisogna invece tener conto del fatto che tale impedenza è in realtà il frutto di una retroazione interna al transistor in cui il segnale retrocesso sulla base (a parità di segnale applicato sul collettore) viene partizionato anch'esso dal rapporto tra Re e l'inverso di gm, che pertanto, visto dal transistor sulla sua giunzione base-emettitore (che è il suo vero "cuore" perché è da qui che proviene la tensione che pilota la sua gm) appare, a parità di tensione applicata sul collettore, come un segnale di retroazione inferiore a quello necessario a produrre la conduttanza di uscita propria del transistor in assenza di Re, che quindi appare come una impedenza di uscita più elevata.
Di tutto questo giro di "apparenze" se ne accorge solo il circuito perché al transistor non solo non gliene può fregare di meno ma nemmeno si "accorge" del suo "guadagnar meno" così come neppure si accorge di subire, oltre l'azione della sua propria retroazione interna, anche quella di altre retroazioni la cui influenza viene "percepita" dal circuito nel suo complesso ma non certo dai singoli elementi che lo compongono, attivi o meno che siano.
Un po' confuso mi sa; spero che intervenga qualcun altro con una spiegazione meno pasticciata!
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Piercarlo ha scritto:Che vale?
Domanda: in un amplificatore a bipolari a emettitore comune "puro" (cioè privo di ogni resistenza di emettitore), una volta fissata la sua tensione di alimentazione, come varia il suo guadagno al variare della resistenza di carico?
Se interpreto correttamente quanto
intrinseca. La RE risolve i problemi di linearità, aumenta la resistenza di ingresso e le problematiche legate alle variazioni di temperatura che la configurazione "pura" (ovvero quando si deve considerare la sola
) ha.Chi c’è in linea
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