analogico e digitale: dematerializzazione
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Perfetto. Adesso ti chiedo: ti ricordi la temperatura dell'acqua quando hai fatto la doccia questa mattina? O quanto intenso è stato il tuono del fulmine che ti è caduto più vicino? Le conclusioni puoi trarle da solo.
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Non mi allontano per nulla, sei tu che lo stai facendo.
Tu hai misurato la temperatura dell'acqua della doccia con la tua pelle, ci hai associato un valore, analogico, e l'hai memorizzato. Domani potrai dire se la temperatura è maggiore o minore di quella di oggi. Sono operazioni di misura, memorizzazione e comparazione. Tutte eseguite in analogico, compresa la memorizzazione. Cosa c'è di poco scientifico in questo?
Vuoi un altro esempio? Pensa al tuo brano musicale preferito, a quell'assolo eseguito in modo così magistrale solo in occasione di quel concerto. Se lo riascolti al buio, certamente lo riconosci. Questo significa che lo hai memorizzato. Come, in digitale? No, in forma analogica.
Riconosci la voce dei tuoi genitori da dietro la porta? Come sopra.
Tu hai misurato la temperatura dell'acqua della doccia con la tua pelle, ci hai associato un valore, analogico, e l'hai memorizzato. Domani potrai dire se la temperatura è maggiore o minore di quella di oggi. Sono operazioni di misura, memorizzazione e comparazione. Tutte eseguite in analogico, compresa la memorizzazione. Cosa c'è di poco scientifico in questo?
Vuoi un altro esempio? Pensa al tuo brano musicale preferito, a quell'assolo eseguito in modo così magistrale solo in occasione di quel concerto. Se lo riascolti al buio, certamente lo riconosci. Questo significa che lo hai memorizzato. Come, in digitale? No, in forma analogica.
Riconosci la voce dei tuoi genitori da dietro la porta? Come sopra.
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venexian ha scritto:Tu hai misurato la temperatura dell'acqua della doccia con la tua pelle, ci hai associato un valore, .
Misurare una grandezza fisica significa contare quante volte la grandezza campione a lei omogenea entra in questa grandezza. Ti assicuro che quando faccio la doccia, guardo il tramonto o sto con la mia donna non faccio niente di tutto questo: non bisogna confondere le sensazioni con le grandezze fisiche misurabili. E' pur vero che la tecnologia va avanti in un modo incredibile. Leggevo che un neurologo riesce a quantificare la senzazione della bellezza misurando l'attività vascolare un una ben precisa area della corteccia cerebrale: questa attività di misura con strumenti ed unità di misura ben definite, oltre alla ripetibilità dell'esperienza stessa, è qualcosa di completamente diverso dalle sensazioni personali che possiamo avere. Su questi argomenti ricordo che anche Galileo scrisse qualcosa.
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marc96 ha scritto:Ti assicuro che quando faccio la doccia, guardo il tramonto o sto con la mia donna non faccio niente di tutto questo...
Non lo fai consciamente. Ma inconsciamente tu associ la 'sensazione' a una scala che non è quella Celsius con punti fissi 0° e 100°, ma a una scala scritta nel tuo DNA, con punti fissi 'troppo freddo' e 'troppo caldo'. Inconsciamente associ quella 'sensazione' ad un punto intermedio tra quei due, e memorizzi la distanza.
Questo è misurare.
Comunque, ti faccio notare che all'inizio non parlavi di misura, ma di memorizzazione dell'informazione. Sono due cose diverse.
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Però mi pare si stia facendo confusione:
quando stimiamo una grandezza con i nostri sensi, ad esempio la temperatura dell'acqua, eseguiamo a tutti gli effetti una misura, su questo non c'è dubbio, però lo strumento che utilizziamo, in questo caso il tatto, è alquanto impreciso e poco ripetitivo.
La misura della temperatura fatta con il tatto è semplicemente affetta da un grosso errore: siamo in grado di dire se la temperatura più o meno è compresa tra 30° e 40° ma non sappiamo dire se è di 35° piuttosto che 36° e se invece l'acqua scotta molto, non sappiamo dire se è di 70° piuttosto che 90°...insomma lo strumento tatto è impreciso e la precisione oltre ad essere scarsa è pure concentrata intorno alla temperatura corporea, lontano da quella la precisione si riduce ulteriormente.
Con questo voglio dire che la sensazione che proviamo ci fa credere che il tatto sia uno strumento analogico solo perché è molto impreciso e la sua imprecisione nasconde alla grande l'eventuale "digitalizzazione" che c'è sotto, che se non si tratta proprio di gradini, sicuramente si tratta di rumore, quindi di gradini casuali.
La stessa cosa vale senz'altro anche per gli altri sensi.
Gli strumenti di misura li abbiamo inventati semplicemente per sopperire a questa imprecisione dei nostri sensi o per misurare grandezze a cui i nostri sensi sono insensibili, come ad esempio il campo magnetico
quando stimiamo una grandezza con i nostri sensi, ad esempio la temperatura dell'acqua, eseguiamo a tutti gli effetti una misura, su questo non c'è dubbio, però lo strumento che utilizziamo, in questo caso il tatto, è alquanto impreciso e poco ripetitivo.
La misura della temperatura fatta con il tatto è semplicemente affetta da un grosso errore: siamo in grado di dire se la temperatura più o meno è compresa tra 30° e 40° ma non sappiamo dire se è di 35° piuttosto che 36° e se invece l'acqua scotta molto, non sappiamo dire se è di 70° piuttosto che 90°...insomma lo strumento tatto è impreciso e la precisione oltre ad essere scarsa è pure concentrata intorno alla temperatura corporea, lontano da quella la precisione si riduce ulteriormente.
Con questo voglio dire che la sensazione che proviamo ci fa credere che il tatto sia uno strumento analogico solo perché è molto impreciso e la sua imprecisione nasconde alla grande l'eventuale "digitalizzazione" che c'è sotto, che se non si tratta proprio di gradini, sicuramente si tratta di rumore, quindi di gradini casuali.
La stessa cosa vale senz'altro anche per gli altri sensi.
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BrunoValente
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Faccio un esempio:
immaginiamo un termometro digitale avente un range 0°-50° e una risoluzione di 1°, però che invece di disporre di un display numerico, che ne abbia uno analogico ad ago molto preciso e ripetitivo.
Nonostante l'indicatore sia analogico, saremmo senz'altro in grado di accorgerci che lo strumento è digitale: basta far variare lentamente la temperatura per vedere l'ago progredire a scatti, cioè a gradini di un grado alla volta e non in modo continuo, normalmente 50 divisioni sono ben apprezzabili su un quadrante graduato.
Se invece lo strumento indicatore fosse impreciso e niente affatto ripetitivo, affetto per esempio da un attrito che lo rallentasse nei movimenti e che facesse assumere all'ago posizioni finali imprecise dipendenti in piccola parte dal verso del movimento, succederebbe che il progredire a gradini del movimento, ampiamente mascherato dai difetti, non sarebbe più percepibile e ci sembrerebbe che lo strumento sia analogico oltre che pessimo, proprio come capita con i nostri sensi.
immaginiamo un termometro digitale avente un range 0°-50° e una risoluzione di 1°, però che invece di disporre di un display numerico, che ne abbia uno analogico ad ago molto preciso e ripetitivo.
Nonostante l'indicatore sia analogico, saremmo senz'altro in grado di accorgerci che lo strumento è digitale: basta far variare lentamente la temperatura per vedere l'ago progredire a scatti, cioè a gradini di un grado alla volta e non in modo continuo, normalmente 50 divisioni sono ben apprezzabili su un quadrante graduato.
Se invece lo strumento indicatore fosse impreciso e niente affatto ripetitivo, affetto per esempio da un attrito che lo rallentasse nei movimenti e che facesse assumere all'ago posizioni finali imprecise dipendenti in piccola parte dal verso del movimento, succederebbe che il progredire a gradini del movimento, ampiamente mascherato dai difetti, non sarebbe più percepibile e ci sembrerebbe che lo strumento sia analogico oltre che pessimo, proprio come capita con i nostri sensi.
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BrunoValente
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Altro esempio meno attinente ma che fa vedere come le apparenze ci possono imbrogliare: un voltmetro digitale spacciato per quattro cifre in realtà ne ha solo tre ma sembra davvero ne abbia quattro.
Si tratta di quegli strumentini a basso prezzo (2-3€) a 4 cifre con display a led 7 segmenti venduti in rete dalla Cina.
All'apparenza sembrano dei veri voltmetri a 4 cifre con fondo scala 99.99V, quindi dall'apparente risoluzione di 10mV ma in realtà utilizzano un convertitore AD a 10 bit, quindi idoneo solo per strumenti a 3 cifre.
Si sono però inventati di far variare anche la cifra meno significativa e di fargli assumere tutti i valori da 0 a 9 ma in modo del tutto casuale, quindi, applicando una tensione, tutte le cifre assumono un valore e facendola variare tutte variano assumendo valori sempre diversi.
Solo confrontando il valore letto con quello di un vero voltmetro a 4 cifre si scopre che la cifra meno significativa, quella delle decine di mV, a volte resta indietro e a volte va avanti di un numero compreso tra 1 e 9 decine di mV rispetto al valore che dovrebbe mostrare.
Si tratta di quegli strumentini a basso prezzo (2-3€) a 4 cifre con display a led 7 segmenti venduti in rete dalla Cina.
All'apparenza sembrano dei veri voltmetri a 4 cifre con fondo scala 99.99V, quindi dall'apparente risoluzione di 10mV ma in realtà utilizzano un convertitore AD a 10 bit, quindi idoneo solo per strumenti a 3 cifre.
Si sono però inventati di far variare anche la cifra meno significativa e di fargli assumere tutti i valori da 0 a 9 ma in modo del tutto casuale, quindi, applicando una tensione, tutte le cifre assumono un valore e facendola variare tutte variano assumendo valori sempre diversi.
Solo confrontando il valore letto con quello di un vero voltmetro a 4 cifre si scopre che la cifra meno significativa, quella delle decine di mV, a volte resta indietro e a volte va avanti di un numero compreso tra 1 e 9 decine di mV rispetto al valore che dovrebbe mostrare.
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BrunoValente
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A conclusione di questo tread, che non suscita più interesse, voglio ringraziare tutti i partecipanti ed in particolare
GuidoB, perché mi hanno aiutato a sviluppare l'idea iniziale fino alla formulazione finale al post 35 di cui sono abbastanza convinto.
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