brabus ha scritto:
Ti svelo la chiave del segreto: la qualità della vita non la fanno i soldi, ma la scelta della politica e dell'imprenditoria di dare priorità all'uomo e non al fatturato.
Ti cito le parole del mio dirigente: "la nostra azienda non produce viti, frizioni o motori. Ciò che vendiamo è la nostra conoscenza e la nostra competenza. Senza di voi, l'azienda è perfettamente inutile. Quindi è nostra premura far sì che ogni giorno, quando vi svegliate, abbiate sempre voglia di tornare qui e lavorare".
Ti cito invece le parole di un'altra persona: "Tanto se te ne vai troviamo un altro". Ti lascio indovinare.
[...]
A voi le conclusioni.
non 1, ma 1000 voti ti vorrei dare.
In un mondo del lavoro (quello italiano) in cui "le capacità veramente importanti sono le soft skills (cit.)" , in cui il colloquio per un tecnologo lo fa uno psicologo, è naturale che le competenze tecniche vengano marginalizzate.
Ma il vero punto è alla radice: se il profitto di una azienda NON dipende dalla qualità del prodotto o dalla sua efficienza, bensì da logiche clientelari od assistenziali/stataliste, questa azienda non avrà NESSUN motivo nel premiare un bravo tecnico rispetto a un qualunque pinco pallino. E questa è una condizione di lavoro di molte aziende italiane.
Ciò premesso il neo luddismo rimane così sentito solo in Italia, dove alcuni filosofi da salotto lo ripropongono periodicamente come tema di dibattito.
Il resto del mondo guarda oltre, e noi non possiamo fermarci a guardare indietro.
Queste sono transizioni lente, fortunatamente, quindi il gap è generazionale: di certo non possiamo più permetterci di avere ragazzi che escono dalle superiori senza sapere le tabelline (chi ha fatto ripetizioni sa quanti ce ne sono), perché nel futuro ci saranno ben pochi lavori retribuiti che non richiedano una specializzazione.
Certo, i primi dispositivi di guida assistita avranno dei limiti (su Al Volante c'era una prova in proposito), ma tra 10 anni sembreranno preistoria.
A tale proposito mi ricordo chi protestava qualche anno fa contro le metropolitane a guida autonoma, che ora rappresentano la normalità.