Le responsabilità del collasso del ponte Morandi sul Polcevera, vanno in primo luogo cercate nella società Autostrade per l’Italia, la concessionaria che aveva la responsabilità della gestione e della manutenzione. Probabilmente anche nei vari “certificatori” che non hanno saputo dire “stop” al ponte ammalorato. In uno stato di diritto, comunque, tocca alla magistratura stabilire le responsabilità, non certo al Governo (che a sentire certe dichiarazione avrebbe già individuato e condannato l’unico colpevole), e nemmeno al tribunale di Facebook.
Tuttavia, i tanti che con semplicità individuano la causa del disastro solo nel mancato controllo del ponte e nella mancata manutenzione, o nell’insufficienza dei fondi destinati alla manutenzione, compiono come minimo un errore di ingenuità e dovrebbero ricredersi. Il giorno dopo il disastro, sul Corriere, il prof. Antonio Brencich, associato di Costruzioni in C.A. è stato drastico: la mancata manutenzione non c’entra nulla. Forse una affermazione esagerata, ma da tempi non sospetti, i tecnici dell’università di Genova avevano messo in evidenza le carenze progettuali contro le quali la manutenzione poteva poco. Questo ponte, sin dalla sua realizzazione, è stato sottoposto a continui e costosi interventi di manutenzione. Qualche politicante si è improvvisato tecnico sostenendo che sarebbe bastato mettere qualche sensore per evitare il disastro (semplice, no?). In realtà, alcuni tecnici lo hanno smentito: per come era fatto, per come è venuto giù, i sensori sarebbero stati inutili.
Nessuna opera è stata sottoposta a tanta manutenzione, per nessuna si è speso così tanto. Si parla di un miliardo di euro spesi solo negli ultimi 5 anni per rattoppare questo ponte. Qualcuno ipotizza che le infinite opere di manutenzione fossero per qualcuno un affare più lucroso di una soluzione definitiva. A breve dovevano partire i lavori per altri 20 milioni.
E’ un vizio diffuso mettere sotto accusa i tagli e le limitazioni alle spese. Spesso il vero problema non sono i denari che mancano, ma come questi vengono spesi o non spesi. A volte si spende meglio spendendo meno.
In effetti questo ponte era notoriamente malato da sempre. Lo sapevano più o meno tutti. Sin dalla sua nascita era stato sottoposto a cure pesanti mai terminate. Nel 2016 Brencich senza mezzi termini accusava la cattiva progettazione di Riccardo Morandi (pace all’anima sua). In effetti nessun altro ponte, dopo i tre simili di Morandi, è stato costruito con gli stessi criteri. In particolare sono sotto accusa gli stralli in cemento armato precompresso (brevettati).
http://www.ingegneri.info/news/infrastr ... rutturale/Quando anni fa si decise di ingabbiarne alcuni in un vistoso fascio di cavi di acciaio di rinforzo, era abbastanza evidente anche ai non tecnici, la precarietà della struttura. In effetti, secondo le ultime notizie, pare che abbiano ceduto proprio i tiranti in cemento armato, quelli non ancora rinforzati. Inquietante che quelli ceduti dovevano essere ingabbiati con la prossima tranche di lavori da 20 milioni di euro. Ma la responsabilità sarebbe da imputare a chi non ha fatto in tempo a rattoppare il ponte, o a chi non lo ha chiuso a suo tempo imponendo la sostituzione completa?
A dire il vero, qualche esperto fan di Morandi (a mio avviso di minoranza e non molto convincente), ha difeso il progetto di Morandi definito un capolavoro di ingegneria. Il ponte era finito su tutte le riviste internazionali, apprezzato per il basso impatto visivo sulla città, un simbolo di Genova, da preservare e conservare. Tuttavia, ha ammesso l’esperto che il progetto era speciale, ardito, non standard, e come tale richiedeva una attenzione speciale. Francamente mi risulta difficile ritenere un capolavoro una struttura che a pochissimi anni dalla sua realizzazione già necessitava di pesanti riparazioni.
Brencich e altri, invece, raccomandavano l’abbattimento e la sostituzione del Morandi: sarebbe costato di mano farne uno nuovo che continuare a ripararlo. In effetti, nel 2006, si era pensato di rifare completamente il ponte, ma il progetto fu scartato proprio per la mancanza di una alternativa al traffico durante i lavori, e fu necessario continuare con i rinforzi ad oltranza.
https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/0 ... o/4559312/Da decenni (dal 1984) si parlava di una alternativa in grado di scaricare il traffico sempre più pesante che gravava su qual tratto dell’A10 e quindi sul ponte Morandi. Quel tratto unico connetteva la costa tirrenica, la Francia, Milano, è l'asse che collega il porto, l'aeroporto, le aree residenziali, turistiche e industriali di Genova. Non solo il ponte era nato malato, ma il traffico cresciuto negli anni da 20000 a 60000 veicoli al giorno, lo rendeva sempre più critico. Diversi progetti si sono succeduti (Passante di Genova, Nuovo Morandi, Gronda Bassa, Gronda Alta,…), avversati e bloccati negli anni da questi o questi altri, dal comitato No Gronda, da Burlando, dai 5 Stelle o da altri. Secondo l’approccio tipico italiano del non fare, del non prendere decisioni definitive, del rinviare, del bloccare.
https://corrieredellumbria.corr.it/news ... refresh_ceI vari governi bocciavano il progetto dell’amministrazione precedente. Il governo attuale, per non sbagliare, ha bocciato senza alternativa qualunque opera, definanziando il progetto della Gronda quando finalmente pareva avviato dopo anni di ritardo. Al suo posto, progetti di “mobilità sostenibile” (mobilità condivisa, treni passeggeri, mobilità elettrica) che, non si sa come, avrebbero automaticamente risolto i problemi del traffico di Genova e soprattutto le magagne del vecchio Morandi.
http://www.ansa.it/liguria/notizie/2018 ... 19cdb.htmlOggi i No Gronda sostengono che la Gronda non avrebbe sostituito il Morandi: il disastro ci sarebbe stato ugualmente (e ogni discussione sul tema sarebbe solo “sciacallaggio”). Vero solo in parte. Come i sostenitori della Gronda spingevano per l’opera in vista di un fine vita del Morandi prevista entro un decennio, alla stessa maniera i No Gronda per giustificare la loro contrarietà all’opera, sostenevano la robustezza del ponte Morandi che sarebbe durato per altri 100 anni, fino a definire più volte “favoletta” l’ipotesi di un crollo. Una affermazione purtroppo imbarazzante, col senno di poi anche macabra. Oggi si è capito chi aveva tragicamente ragione.
https://www.ilfoglio.it/politica/2018/0 ... 5s-209970/In effetti lo scopo della Gronda, se non quello di sostituire il Morandi, era almeno quello di costituire una alternativa al tutto il traffico che gravava tutto sul malconcio ponte. Una volta realizzata l’alternativa si sarebbe potuto decidere diversamente sul Morandi. Forse, si sarebbe potuto decidere per la sua chiusura, oppure per il suo rifacimento completo mentre il traffico era dirottato sulla Gronda come ipotizzato nel 2006. Come minimo, il vecchio ponte, sgravato da gran parte del traffico pesante, sarebbe diventato un ponte urbano.
Se le responsabilità penali, salvo prova contraria, sono da ricercarsi nella società concessionaria e nei certificatori, una certa responsabilità per così dire “morale” o “politica” va ricercata altrove. In coloro che nel corso degli anni si sono opposti ad ogni nuova opera compresa una alternativa al vecchio ponte Morandi, ritenendo questo sufficiente e l’alternativa inutile. A coloro che hanno insistito nella sua conservazione e manutenzione ad oltranza, quando a volte conviene buttare giù e riprogettare tutto da capo, secondo criteri moderni e secondo le nuove esigenze di traffico. Qui non si trattava di tutelare un palazzo d’epoca, ma un ponte in cemento armato di 50 anni, anche un po’ bruttino, già con vistose toppe di rappezzo.