EdmondDantes ha scritto:Secondo me lo scopo principale dell'università non è insegnare tutto il sapere: è impossibile. Un buon percorso universitario dovrebbe imprimerti un buon metodo di studio, di pensiero e un bagaglio minimo di conoscenza tale da consentirti di studiare per conto tuo ciò che ti servirà in futuro (diciamo quasi tutto).
Hai centrato il punto: l'università dovrebbe favorire (fermo restando che comunque lo studente ci deve mettere del suo, perché è comunque di lui che si parla!) lo sviluppo di un metodo di studio e di pensiero e al contempo fornire le basi per poter proseguire da soli. Tuttavia, l'esperienza mia e di vari individui che ho intervistato mi ha permesso di constatare che:
- Lo sviluppo del metodo di studio è ancora lasciato totalmente nelle mani degli studenti, sicché molti - caduti vittima di false convinzioni e della loro pigrizia - finiscono per acquisire abitudini sbagliate e sviluppare metodi inefficaci.
- Lo stimolo al pensiero è sostanziamente assente, se non per l'azione isolata di qualche appassionato e lodevole docente: la stragrande maggioranza delle lezioni scorre con la presentazione acritica di contenuti scritti su slides, una situazione abulica in cui sguazzano gli studenti meno volenterosi e meno capaci, che così ottengono risultati che non meriterebbero e per di più si sentono legittimati a perpetuare i loro comportamenti scorretti; gli unici a pagare questa situazione sono gli studenti davvero volenterosi, che tra l'altro finiscono per doversi sforzare dieci volte più dei sopra citati "fannulloni" per ottenere alla fine gli stessi risultati.
- L'insegnamento degli argomenti fondamentali non viene garantito per nulla: se agli studenti di ingegneria somministri un corso di algebra come quello che ho seguito io, tu non gli stai fornendo le basi di alcunché se non della più totale incompetenza. Siamo chiari: a me piace approfondire, ed è naturale che l'approfondimento sia un'attività spontanea ed individuale; quel che non accetto è che anche quel pochissimo che l'università mi somministra mi sia insegnato male. Durante il corso di laurea triennale, io ho visto i due eccessi: da un lato questo corso di algebra lineare e geometria, un abominio cui vorrei non aver mai dovuto assistere, dall'altro corsi come quello di controlli automatici(*) o di fisica 1, da cui ho tratto davvero cultura e spunti di riflessione (senza dimenticare il bellissimo corso di elettronica applicata e il suo fantastico docente, che come qualcuno ricorderà sono stati determinanti nella mia evoluzione culturale e hanno contribuito al mio approdo qui sul forum
(*) Appunto fondamentale: seguire il corso di controlli automatici sulla base di quel vergognoso corso di algebra lineare di cui raccontavo è praticamente impossibile: ricordo che alla prima matrice da diagonalizzare o al primo determinante da calcolare in aula scoppiava il panico, e gli unici che riuscivano a seguire erano i dieci-dodici (me compreso) che la matematica l'avevano studiata per conto proprio.
Piercarlo ha scritto:Approfitto per porre una domanda che mi frulla da tempo: se alla fine della fiera quello a cui serve veramente l'università è darti una forma mentale con cui procacciarti e processarti da te, in modo efficiente e critico ma possibilmente senza irrigidirti, informazioni e conoscenze sul mondo, perché non iniziare fin da subito, non dico dalle elementari ma quasi, a impostare la forma mentis della gente in questo modo, favorendo così l'installarsi di abitudini mentali che, portate poi con scioltezza nella vita, permettono alle persone di avere non solo una buona e realistica comprensione del mondo in cui vivono e, quando occorre, di sapersi adattare alle sue esigenze con meno difficoltà di quanto avvenga oggi?
Se la scuola elementare fa quel che deve ma poi quando torni a casa tuo padre al massimo ti mette in mano un giornaletto porno e ti dice "ma chi 'tti 'ni futti d'a scola, vaddici 'a fissa a chidd'i paggina trentaquattru" (ho assistito di persona a una scena del genere a casa di un mio compagno, quando avevo otto-nove anni: il ragazzino - candido angioletto ancora convinto che i propri genitori fossero supereroi - voleva aiuto per i compiti, e il padre ha risposto quella roba lì, che non credo serva tradurre), che abbiamo concluso?
Se un professore di scuola media che tenta di correggere un alunno rischia di essere aggredito dal di lui padre, cosa - se non eventualmente una vocazione al martirio o una passione smisurata per il proprio lavoro (tutt'altro che scontata, nell'era in cui l'insegnamento è visto da molti come un ripiego e i vari Governi fanno di tutto per svalutarlo ancor di più) - lo spingerà a impegnarsi davvero per indirizzare gli studenti?
Prima di educare gli studenti, soprattutto quando sono piccoli, devi educare le loro famiglie. E in Italia, se quel che vedo ha valore statistico, una cosa del genere equivarrebbe ad azzerare letteralmente il cervello di una fetta maggioritaria della popolazione.

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