Cibachrome ha scritto:
arkeo2001 Non conoscevo la strategia "pensa di essere un elettrone". Mi piace ed al momento la trovo utile.
Non immaginavo che ci fosse un cortocircuito negli ultimi 2 circuiti (probabilmente sono equivalenti). Però non mi torna il fatto che per la corrente la resistenza è come se non ci fosse.
Non si tratta di una strategia, è un espediente mirato. In quel singolo caso ha potuto avere una sua utilità, mi sembra a quanto tu stesso dici; se ti è servito a capire che i primi due circuiti sono la stessa cosa, fine, dimenticalo. Non appena c'è un un nodo in cui concorrono più di due conduttori, e non esiste circuito concreto che non ne abbia, l'espediente non aiuta ma confonde.
Come rendersi conto che l'altro schema è un corto? Penso che hai diverse possibilità. Una è quella di partire da esperienze che si possono fare. Ce l'avrai un tester e un alimentatore. E allora calcoli la resistenza che ci vuole per far scorrere una corrente non troppo elevata e tale che la resistenza possa facilmente dissipare la potenza corrispondente, e chiudi il circuito con un amperometro in serie. Chiaramente parliamo di ordini di grandezza di corrente che è bene tenere a un decimo di quella erogabile dall'alimentatore. Se tutto è andato bene misurerai grossomodo la corrente che avevi stabilito, a meno chiaramente di tolleranze della resistenza e resistenza interna del generatore. Questa prima resistenza "fissa" la chiamo A. Adesso prendi delle resistenze iniziando da valori alti e le metti in parallelo una per volta, la chiamo B e chiaramente il suo valore sarà di volta in volta diverso. Con qualche decina di
MOhm chiaramente non succede niente alla lettura ma man mano che diminuisci la resistenza che colleghi in parallelo la corrente aumenterà. Ammesso e non concesso che l'alimentatore sia un mostro chi ti impedisce di arrivare a valori che so, di 0.000022103
Ohm? E così facendo non hai messo praticamente in corto il circuito? E difatti, se il calcolatore online non mi inganna, quella è la resistenza di una barra di rame di 10
cm di lunghezza e 1
cm di diametro. E' chiaro, credo che nessun alimentatore umano potrà farti portare l'esperimento a termine ma l'importante è vedere e comprendere che la resistenza in parallelo "pesa" sul comportamento della corrente tanto più quanto è piccola. Si potrebbe osservare che è un problema del tutto simile a quello della resistenza interna degli strumenti di misura ma magari ci si torna se il topic lo vorrà.
Suppongo mi dirai che è un esperimento stupido che hai fatto da ragazzino, chiaramente non intendevo insegnare nulla a nessuno. Però secondo me se l'hai fatto, o ne hai dimenticato le conseguenze o non le hai notate; se invece non l'hai fatto mai, fallo di corsa e vedrai che si accende la lampadina, quella mentale.
Adesso viene il passo importante:
astrarre i concetti generali dal caso concreto. Il filo che hai usato nell'esperimento ha la sua resistenza ma se la vai a calcolare e non hai usato un filo al risparmio, vedi che è molto più piccola di A (quella fissa intendo, alla quale hai di volta in volta connesso in parallelo le altre B). E allora nel tuo schema ci sarà una linea che rappresenta il filo e che "mentalmente" vuol dire: "questa cosa porta tutto quello che ci passa attraverso, è un elemento ideale". Quindi ha l'unico ruolo di collegare gli oggetti che invece, quelli sì, presentano un comportamento significativo per il circuito.
Ma non finisce qui. Nel momento in cui il valore della resistenza B, quella con cui fai le prove, inizia a diventare dello stesso ordine di grandezza della resistenza del filo con cui hai costruito il circuito, non puoi più trascurare il filo. Al punto che se in parallelo a A metti la barra di rame di cui sopra, la corrente nel circuito sarà quella corrispondente alla sola resistenza del filo che diventa dominante per lo studio del circuito (in questo singolo punto del ragionamento non pensiamo alla resistenza interna del generatore, ma tanto è solo un addendo in più).
Come vedi
un modello non è mai una mappa 1:1 tra elementi del circuito e enti del mondo reale. E' un'astrazione che si impara a fare e che dipende non solo dalla geometria del circuito ma anche dai valori degli elementi, e si vede anche nel nostro circuito banalissimo. Se le resistenze A e B sono abbastanza più grandi della resistenza del filo quest'ultimo può non entrare nel modello. Ma se sono dello stesso ordine di grandezza devi considerare la resistenza del filo come una seconda resistenza in serie (prima o dopo il parallelo tra A e B) e a quel punto i collegamenti sullo schema tornano a essere ideali. Finito? No. Perché il modello dipende anche dallo scopo del circuito, dalla frequenza di lavoro, etc. Lo sanno tutti che all'aumentare della frequenza induttanze, resistenze e capacità sono presenti contemporaneamente in tutti i punti del circuito, anche le piste di rame dei PCB e così via. In continua due piste parallele di un PCB possono essere trascurate nel modello, ma se ci fai passare correnti a 1 GHz le piste vanno modellate aggiungendo la capacità e l'induttanza che così si creano. Il PCB è lo stesso, il modello sarà totalmente diverso. Anche nel tuo banale circuito, se devi che so, tarare un amperometro di altissima precisione potrebbe diventare importante la resistenza delle boccole (esagero ma per rendere l'idea). Altro esempio, la misura con quattro puntali delle resistenze molto piccole, funzionalità che esiste in alcuni strumenti. E' lo stesso tipo di problema.
Cibachrome ha scritto:Non mi torna nemmeno il fatto che la corrente sia la stessa in tutto il circuito e quindi anche dopo che ha attraversato uno o più bipoli.
Sono argomenti che fanno parte del percorso di studio che devo fare.
Per ora in questa discussione vorrei concentrarmi sui tipi di circuiti. Per il resto si vedrà in seguito.
Capisco che è controintuitivo, ed è uno dei limiti dell'analogia idraulica che purtroppo (in questo caso) abbiamo già nel sangue. Chi non ha aperto il rubinetto dell'acqua in giardino e non ha visto che la "forza" dell'acqua all'estremità è minore se il tubo è lungo?
In questo caso ti aiuta il fatto che "qualcosa" si deve conservare; prese due qualsiasi sezioni del tuo circuito la carica che entra in una deve uscire dall'altra in un certo intervallo di tempo. Prova col tester e l'esperimento che forse avrai fatto. Misuri la corrente prima dell'ingresso al parallelo delle due resistenze e dopo all'uscita (uso "ingresso" e "uscita" per attenermi alla tua probabile immagine mentale) e vedrai che è la stessa. L'alternativa è che la corrente possa sparire nel nulla o generarsi dal nulla e penso si possa escludere.
Ora, mi rendo conto che siamo entrati in un terreno un po' complesso ma non credo vi fossero alternative. Il solo fatto che tu abbia disegnato una resistenza in parallelo a una resistenza ideale di valore nullo (perché questo è quello che hai fatto nel circuito che abbiamo esaminato) costringe immediatamente a dover distinguere realtà e idea. Questo è ineludibile perché è lo stesso processo che ha permesso alla scienza di svilupparsi. Adesso tocca a te pensare su queste cose e lasciarle elaborare; la modellazione non è una cosa banale e ci sono interi corsi universitari su questo. Però è un processo comprensibile da chiunque e ho fiducia che valga anche per te.