Ciao a tutti,
dovrei realizzare un impianto di riscaldamento a pavimento e sono in cerca di informazioni, in particolare mi interesserebbe capire come andrebbe interfacciata la caldaia al circuito dei pannelli radianti, se vi sono più metodi ecc.
Sarei orientato ad utilizzare componenti della Valsir e nel preventivo che mi hanno fatto sono menzionati alcuni oggetti per me strani come "separatori idraulici" e "gruppi di miscelazione per centrali termiche a punto fisso" che suppongo vadano installati tra caldaia e collettori e dei quali non trovo informazioni.
Ringrazio chi volesse darmi una mano a capire.
Impianto di riscaldamento a pavimento
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Guerra
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Ciao Bruno,
non sono un esperto anche perché non è un lavoro che avrei potuto fare in DIY
Spero ti risponda qualcuno più esperto, posso solo anticipare che sicuramente ci sono diversi metodi, dipendenti anche dalla caldaia e dalla sua temperatura di mandata nonchè dalla capacità di modulazione.
Si può riscaldare un accumulo e da quello riscaldare i pannelli e/o l'ACS, e inoltre di solito è importante mettere la sonda climatica.
Se vuoi su EA c'è un 3d specifico
http://www.energeticambiente.it/risparm ... i-319.html
non sono un esperto anche perché non è un lavoro che avrei potuto fare in DIY
Spero ti risponda qualcuno più esperto, posso solo anticipare che sicuramente ci sono diversi metodi, dipendenti anche dalla caldaia e dalla sua temperatura di mandata nonchè dalla capacità di modulazione.
Si può riscaldare un accumulo e da quello riscaldare i pannelli e/o l'ACS, e inoltre di solito è importante mettere la sonda climatica.
Se vuoi su EA c'è un 3d specifico
http://www.energeticambiente.it/risparm ... i-319.html
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Premetto subito che non mi occupo di progettazione di impianti termici, ma ho seguito, per cultura personale, dei seminari che trattavano di efficientamento energetico degli edifici.
L'impianto di riscaldamento a pavimento ha come caratteristica peculiare la bassa temperatura di esercizio del fluido vettore (acqua) di regola inferiore a 40 °C. Però non tutti gli edifici esistenti sono idonei per la trasformazione dell'impianto di riscaldamento da tradizionale (con i radiatori) a pavimento senza fare ulteriori interventi di termoisolamento.
Bisogna che l'involucro edilizio dell'abitazione abbia caratteristiche dispersionali adatte altrimenti rischi di non ottenere le prestazioni attese. Quindi il mio consiglio è di fare preventivamente un'analisi energetica del tuo edificio individuando la migliore soluzione possibile.
L'impianto di riscaldamento a pavimento ha come caratteristica peculiare la bassa temperatura di esercizio del fluido vettore (acqua) di regola inferiore a 40 °C. Però non tutti gli edifici esistenti sono idonei per la trasformazione dell'impianto di riscaldamento da tradizionale (con i radiatori) a pavimento senza fare ulteriori interventi di termoisolamento.
Bisogna che l'involucro edilizio dell'abitazione abbia caratteristiche dispersionali adatte altrimenti rischi di non ottenere le prestazioni attese. Quindi il mio consiglio è di fare preventivamente un'analisi energetica del tuo edificio individuando la migliore soluzione possibile.
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Premessa 1
Come coloro che mi hanno preceduto hanno indirettamente evidenziato, per dare risposte esaustive è necessaria una conoscenza più puntuale della tua situazione.
Premessa 2.
Un progetto che consideri il sistema edificio-impianto è fondamentale per non correre il rischio di trovarsi poi con un impianto inefficiente o addirittura mal funzionante. Difficile, se non impossibile, porre rimedio a posteriori ai difetti di un impianto per sua natura intimamente integrato nell'edificio. A tal proposito ricordo anche che progetto, e adempimenti conseguenti, sono richiesti dalle leggi in materia di efficienza energetica degli edifici, con vincoli in termini di prestazioni in funzione del tipo di intervento. Giusto un riferimento: DM 26.6.2015.
Vengo alla tua domanda.
Sinteticamente, l'interfaccia generatore-impianto può essere realizzato in due modi: diretto o con compensatore idraulico. La connessione è diretta quando la mandata ed il ritorno del generatore di calore sono collegati direttamente ai collettori di distribuzione dell'impianto. E' la connessone preferibile, perché è la più semplice e che garantisce le migliori prestazioni del generatore. E' realizzabile solo se il generatore è in grado di funzionare alla portata richiesta dall'impianto, anche ai carichi parziali. Oggi esistono caldaie a basso contenuto d'acqua che possono funzionare correttamente anche a portata nulla. Qualora non sia possibile avere la medesima portata nel generatore e nell'impianto occorre disconnettere idraulicamente il circuito, separando il circuito primario (generatore) da quello secondario (impianto). In questo caso si interpone un compensatore idraulico. I circuiti primario e secondario sono quindi dotati di pompe distinte e sono dimensionati in maniera indipendente.
Come coloro che mi hanno preceduto hanno indirettamente evidenziato, per dare risposte esaustive è necessaria una conoscenza più puntuale della tua situazione.
Premessa 2.
Un progetto che consideri il sistema edificio-impianto è fondamentale per non correre il rischio di trovarsi poi con un impianto inefficiente o addirittura mal funzionante. Difficile, se non impossibile, porre rimedio a posteriori ai difetti di un impianto per sua natura intimamente integrato nell'edificio. A tal proposito ricordo anche che progetto, e adempimenti conseguenti, sono richiesti dalle leggi in materia di efficienza energetica degli edifici, con vincoli in termini di prestazioni in funzione del tipo di intervento. Giusto un riferimento: DM 26.6.2015.
Vengo alla tua domanda.
Sinteticamente, l'interfaccia generatore-impianto può essere realizzato in due modi: diretto o con compensatore idraulico. La connessione è diretta quando la mandata ed il ritorno del generatore di calore sono collegati direttamente ai collettori di distribuzione dell'impianto. E' la connessone preferibile, perché è la più semplice e che garantisce le migliori prestazioni del generatore. E' realizzabile solo se il generatore è in grado di funzionare alla portata richiesta dall'impianto, anche ai carichi parziali. Oggi esistono caldaie a basso contenuto d'acqua che possono funzionare correttamente anche a portata nulla. Qualora non sia possibile avere la medesima portata nel generatore e nell'impianto occorre disconnettere idraulicamente il circuito, separando il circuito primario (generatore) da quello secondario (impianto). In questo caso si interpone un compensatore idraulico. I circuiti primario e secondario sono quindi dotati di pompe distinte e sono dimensionati in maniera indipendente.
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..."separatori idraulici"...
Serve a separare fisicamente due parti d'impianto.
Esempio: il circuito primario potrebbe essere una pompa condominile ad "alta portata" mentre il circuito secondario del riscaldamento a pavimento richiede un circolatore a "bassa portata".
Una specie di "trasformatore idraulico". (ma anche no
...gruppi di miscelazione...
Servono a miscelare l'acqua calda con quella fredda per le più disparate necessità.
Forse ti arriva in casa acqua troppo calda. (gli impianti sottopavimento si va intorno ai 40 °C mentre l'acqua di una "normale" cladaia va su 70 °C)
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Grazie a tutti, in particolare a
WALTERmwp per il link dove è spiegato cosa sono questi fantomatici separatori idraulici, che poi alla fine altro non sono che dei mescolatori e pare servano a mettere d'accordo caldaia e impianto quando le portate sono diverse.
Per i "gruppi di miscelazione per centrali termiche a punto fisso" c'è qualcuno che sa di cosa si tratta?
L'impianto è per una nuova abitazione ancora in costruzione provvista di cappotto integrale realizzato con Neopor da 6cm sulle pareti periferiche e Stirodur da 8cm sul tetto e dai conti che ho fatto, tenendo anche conto della trasmittanza degli infissi, grosso modo dovrebbe essere sufficiente una potenza di appena 5kW per avere un salto termico di 20°C, quindi i pannelli radianti dovrebbero andare alla grande.
Per i "gruppi di miscelazione per centrali termiche a punto fisso" c'è qualcuno che sa di cosa si tratta?
L'impianto è per una nuova abitazione ancora in costruzione provvista di cappotto integrale realizzato con Neopor da 6cm sulle pareti periferiche e Stirodur da 8cm sul tetto e dai conti che ho fatto, tenendo anche conto della trasmittanza degli infissi, grosso modo dovrebbe essere sufficiente una potenza di appena 5kW per avere un salto termico di 20°C, quindi i pannelli radianti dovrebbero andare alla grande.
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BrunoValente
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Prego @BrunoValente.
Considerando che hai scritto d'aver ben coibentato l'immobile, per il progetto non potrebbe essere presa in considerazione anche la pompa di calore ?
Magari è una sciocchezza, comunque qualcun altro potrebbe meglio argomentare.
Saluti
Considerando che hai scritto d'aver ben coibentato l'immobile, per il progetto non potrebbe essere presa in considerazione anche la pompa di calore ?
Magari è una sciocchezza, comunque qualcun altro potrebbe meglio argomentare.
Saluti
W - U.H.F.
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WALTERmwp
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Come scritto da PaoloAM sarebbe necessario almeno avere più informazioni riguardo il progetto di Bruno.
E' un vero e proprio progetto o (per esempio) è riferito alla abitazione propria o di parente vicino?
Un progetto vero e proprio richiederebbe una analisi accurata di tutto l'assieme edificio-impianto.
A volte si viene consigliati male dal termotecnico di turno, o dal'idraulico, allora per scrupolo ricordo che se possibile (e lo è quasi sempre) si parte dall'involucro e si isola il più possibile.
Solo dopo si dimensiona l'impianto di riscaldamento e magari si sceglie quello più adatto alla situazione.
L'impianto a pavimento offre molto confort ma di solito necessita di casa ben isolata e di caldaia a condensazione o pdc...
Faccio brevemente l'esempio di casa mia: dopo aver realizzato interventi di isolamento DIY ho ridotto molto i consumi scendendo a soli 4-500 mc/anno per il riscaldamento.
A questo punto posso valutare il passaggio a caldaia a condensazione o pdc perfino restando con l'impianto a caloriferi, evitando di dover rifare tutti i pavimenti
E' un vero e proprio progetto o (per esempio) è riferito alla abitazione propria o di parente vicino?
Un progetto vero e proprio richiederebbe una analisi accurata di tutto l'assieme edificio-impianto.
A volte si viene consigliati male dal termotecnico di turno, o dal'idraulico, allora per scrupolo ricordo che se possibile (e lo è quasi sempre) si parte dall'involucro e si isola il più possibile.
Solo dopo si dimensiona l'impianto di riscaldamento e magari si sceglie quello più adatto alla situazione.
L'impianto a pavimento offre molto confort ma di solito necessita di casa ben isolata e di caldaia a condensazione o pdc...
Faccio brevemente l'esempio di casa mia: dopo aver realizzato interventi di isolamento DIY ho ridotto molto i consumi scendendo a soli 4-500 mc/anno per il riscaldamento.
A questo punto posso valutare il passaggio a caldaia a condensazione o pdc perfino restando con l'impianto a caloriferi, evitando di dover rifare tutti i pavimenti
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BrunoValente ha scritto:Per i "gruppi di miscelazione per centrali termiche a punto fisso" c'è qualcuno che sa di cosa si tratta?
E' questa roba qui. Ti ho trovato giusto la versione della Valsir, che è probabilmente quella che ti hanno proposto.
Da quanto hai detto fin qui non ho capito se stiamo parlando di edificio monofamiliare o di un condominio. Perché si parla di centrale termica, si ipotizza l'impiego di un separatore. Non certo tipici di un impianto monofamiliare. A riprova, guarda il quaderno della Caleffi che ti hanno linkato e vedrai dagli schemi a quale tipologia di impianti è destinato il separatore.
WALTERmwp ha scritto:Considerando che hai scritto d'aver ben coibentato l'immobile, per il progetto non potrebbe essere presa in considerazione anche la pompa di calore ?
A questo proposito, mi pare di aver capito che si tratta di nuova costruzione. Se è così ricade nell'obbligo di assicurare che il fabbisogno energetico sia in coperto in quota parte da fonte rinnovabile. Cosa realizzabile, a esempio, con una pompa di calore, non fattibile (salvo complicazioni e aggiunte di altre fonti) con la caldaia.
Questi ultimi aspetti dovrebbero essere definiti nella cosiddetta relazione di legge 10, da produrre contestualmente alla richiesta di titolo abilitativo (SCIA o altro) depositata in comune.
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