Dalla lettura degli interventi mi sembra di capire che prevalga il principio del favor, un po’ a prescindere, verso il veicolo elettrico. Bene, sono comunque contento per gli autori, ma se si correlano gli interventi ad una valutazione d’insieme si nota più che altro l’evidenza di piccole migliorie ancora ben lontane dal far la differenza e se raffrontate con le peculiarità consolidate (nel senso più ampio del termine) di un veicolo tradizionale non reggono il confronto.
In ogni caso è giusto che ognuno sia libero di pensare ed agire nel modo che ritenga opportuno ma credo che, oggi, voler abbozzare un raffronto con un veicolo a combustione interna su autonomia, tempi di rifornimento, modalità di pagamento del rifornimento, comodità di parcheggio, superfluità di rimessaggio, confort di climatizzazione e qualcos'altro che adesso mi sfugge, sia un esercizio che assomigli molto ad una divagazione di filosofia. O una sorta di difesa d’ufficio, funzionale (salvo qualche rara eccezione) a chi ha già acquistato l’auto elettrica e si è pentito o a chi sta per comprarla ignaro di condanna al rimpianto. A quanto detto fruisce forse di parziale eccezione chi possieda veicoli elettrici di fascia molto alta, (con disponibilità di risorse economiche coerenti con la fascia dei predetti veicoli) ivi comprese diverse postazioni di rimessa (in famiglia c’è sempre più di un veicolo). Fascia molto alta è un’accezione che deve intendersi onnicomprensiva altrimenti l’eccezione non sussiste e l’accezione è priva di fondamento.
C’è da dire che su un argomento del genere non si può pensare di astrarre il tema in poche righe. La materia, se affrontata seriamente è articolata, impegnativa, complessa. Non posso definirmi un esperto di veicoli elettrici, ho la conoscenza tipica del curioso, ma conosco bene i veicoli a combustione e l’esperienza di 50 anni di guida aiuta anche a valutare e comprendere o intuire l'evoluzione della "specie". Anche l’informazione e una naturale diffidenza, in particolare verso le mode, aiutano molto a razionalizzare l’approccio nel comprendere e accostare pregi e difetti di ciò che si analizza. Sarà una mia deformazione ma ritengo che quando si tratti di fare una scelta di tipo pionieristico la prudenza sia d’obbligo, il rigore metodologico un utile “strumento” e i facili entusiasmi una fonte di “problemi”.
Quanto, poi, alla valutazione dell’incidenza del consumo di corrente sull'autonomia del veicolo, dovuto al sistema di climatizzazione, sarebbe utile imporsi maggiore realismo. Attivando sull'elettrico la climatizzazione calda o fredda, per guadagnare chilometri si sarebbe costretti a stare al freddo d’inverno e a sudare d’estate. Su un veicolo “termico” il riscaldamento è gratis e il condizionatore sostanzialmente anche. Se proprio vogliamo essere pignoli anche il condizionatore comporta un minimo di consumo di carburante, ma che incidenza può avere il consumo di un litro in più su un pieno di 40, 60 o 80 litri? Poi per fare un pieno di enne litri e bersi un caffè ci vogliono 10 minuti che tutto sommato, durante un viaggio, sono un toccasana, per l’elettrico invece altro che dieci minuti. E quanti cicli di ricarica occorreranno poi per completare il viaggio, oltre all'angoscia di rimanere appiedati?
Penso che, al momento, il problema non sia tanto l’auto elettrica in sé ma le batterie. Fintanto che le batterie non saranno ricaricabili rapidamente come dei condensatori l’auto elettrica non avrà successo.
Avrei altre considerazioni da esprimere ma per il momento concludo qui con riserva di rientro. Ribadisco quanto detto in esordio, ma per affrontare la realtà occorre concretezza altrimenti ci si confina nel romanticismo; ovvero, “quel che fingo d'esser e che non sono” (Gozzano)...
