In questo filmato dal minuto 8:50 si vede l'arrivo nel punto fatidico (alzare il volume).
https://www.youtube.com/watch?v=XbyvmcvfXwY&t=523s
Ciao
Mario
incidente funivia Stresa Mottarone
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Mario Maggi
https://www.evlist.it per la mobilità elettrica e filiera relativa
https://www.axu.it , inverter speciali, convertitori DC/DC, soluzioni originali per la qualità dell'energia
Innovazioni: https://www.axu.it/mm4
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mario_maggi
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Io su questo incidente (e su altri) ho una mia personalissima opinione (prima di scendere nel lato tecnico), che vale sia per gli ultimi incidenti sul lavoro, sia su questi disastri.
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Con la tanto decantata 626/96, si abbandonato l'approccio prescrittivo sulla sicurezza (ex dpr 547) sorvegliato dagli ispettori dell'asl e si è passati ad un approccio più prestazionale, integrato da una valutazione dei rischi (redatta con oneri a carico del datore di lavoro) e dalla figura dell'RSPP (anch'esso pagato dal datore di lavoro). All'aumentare del volume di informazioni e di dettagli (un approccio prestazionale è molto più articolato di un approccio prescrittivo) non si sono aumentati i controlli degli ispettori del lavoro o qualsivoglia ispettore "terzo" (anche perché con il blocco delle assunzioni ormai sono ridotti al lumicino). Morale della favola, tutta questa CARTA serve solo a definire esattamente il responsabile in caso di infortunio/incidente, ma non serve a prevenire gli infortuni/incidenti stessi. Se andate a vedere sulle statistiche storiche di INAIL vedete che gli infortuni oscillano sempre tra i 1300/1600 casi annui, dal 1994 in poi.
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Il ponte di Genova, questo evento, altri che seguiranno indicano una criticità tutta italiana: nessuna cultura della manutenzione! Si aspetta che le cose si rompano per poi ricomprarle nuove! Va bene per una motocicletta, ma non può andar bene per delle infrastrutture. Il nostro essere "arrangioni" e genialoidi si scontra con la metodicità delle procedure di manutenzione!
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Con la tanto decantata 626/96, si abbandonato l'approccio prescrittivo sulla sicurezza (ex dpr 547) sorvegliato dagli ispettori dell'asl e si è passati ad un approccio più prestazionale, integrato da una valutazione dei rischi (redatta con oneri a carico del datore di lavoro) e dalla figura dell'RSPP (anch'esso pagato dal datore di lavoro). All'aumentare del volume di informazioni e di dettagli (un approccio prestazionale è molto più articolato di un approccio prescrittivo) non si sono aumentati i controlli degli ispettori del lavoro o qualsivoglia ispettore "terzo" (anche perché con il blocco delle assunzioni ormai sono ridotti al lumicino). Morale della favola, tutta questa CARTA serve solo a definire esattamente il responsabile in caso di infortunio/incidente, ma non serve a prevenire gli infortuni/incidenti stessi. Se andate a vedere sulle statistiche storiche di INAIL vedete che gli infortuni oscillano sempre tra i 1300/1600 casi annui, dal 1994 in poi.
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Il ponte di Genova, questo evento, altri che seguiranno indicano una criticità tutta italiana: nessuna cultura della manutenzione! Si aspetta che le cose si rompano per poi ricomprarle nuove! Va bene per una motocicletta, ma non può andar bene per delle infrastrutture. Il nostro essere "arrangioni" e genialoidi si scontra con la metodicità delle procedure di manutenzione!
Altrove. .Volutamente Anonimo
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Io penso che non debba essere possibile eliminare un freno di sicurezza.
comunque.
Ma una volta valutato il rischio occorre confrontarlo con i livelli di accettabilità estesa o inaccettabilità, per il rischio sociale sono identificati?
Inoltre poiché si fa usualmente riferimento alle carte Frequenza annua - Numero di eventi potrebbe essere (visto che dalla nascita dell'impianto non sembra vi sono stati eventi simili) che ci si trovi all'interno della zona di rischio accettabile senza necessità di valutare l'ALARP?
comunque.
fpalone ha scritto:Se si decide per un livello di sicurezza inferiore rispetto a quanto previsto dalle norme tecniche ci devono essere motivi validi e, soprattutto, la verifica che il rischio è stato reso quanto più ragionevolmente basso possibile.
Ma una volta valutato il rischio occorre confrontarlo con i livelli di accettabilità estesa o inaccettabilità, per il rischio sociale sono identificati?
Inoltre poiché si fa usualmente riferimento alle carte Frequenza annua - Numero di eventi potrebbe essere (visto che dalla nascita dell'impianto non sembra vi sono stati eventi simili) che ci si trovi all'interno della zona di rischio accettabile senza necessità di valutare l'ALARP?
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GioArca67 ha scritto:Ma una volta valutato il rischio occorre confrontarlo con i livelli di accettabilità estesa o inaccettabilità, per il rischio sociale sono identificati?
In alcuni contesti lo sono! Nel contesto europeo la situazione è varia, diverse norme tecniche e documenti di indirizzo politico/programmatico indicano valori diversi.
In generale, per il singolo processo possono essere definiti una soglia inferiore di rischio comunemente accettabile (comunemente nel range di probabilità annua di perdita di una vita umana compreso tra 1 x 10-5 ed 1 x 10^-7) ed una soglia superiore di rischio non tollerabile: l'area grigia nel mezzo è oggetto di analisi per valutare il soddisfacimento del criterio di ALARP.
L'ente inglese HSE definisce un approccio del tipo che segue:
C'è inoltre da tenere in conto che, secondo la prassi più diffusa un singolo evento con n fatalità è meno accettabile rispetto a n eventi con una singola fatalità: la tollerabilità del rischio è in genere meno che lineare.
GioArca67 ha scritto:Inoltre poiché si fa usualmente riferimento alle carte Frequenza annua - Numero di eventi potrebbe essere (visto che dalla nascita dell'impianto non sembra vi sono stati eventi simili) che ci si trovi all'interno della zona di rischio accettabile senza necessità di valutare l'ALARP?
No, perché a meno di non avere una base dati nell'ordine di decine di milioni di anni x impianto di esercizio, non puoi utilizzare quella base dati per stimare decentemente una probabilità di accadimento dell'incidente nell'ordine di 10^-7!
Questo è uno dei tanti buoni motivi per cui le normative tecniche sono sviluppate mettendo a fattor comune esperienze e stato dell'arte a livello internazionale: in questo modo si ha una base dati più ampia per valutare quale siano i rischi e lo stato dell'arte!
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a molti di noi è capitato di bypassare delle sicurezze (anche in senso lato), è capitato anche a me
ma nel contesto specifico oltre a supervisionare la situazione, c'era anche la contestuale informazione verso gli operatori
in questo caso, le persone salite a bordo erano all'oscuro di tutto
se lo avessero saputo ovviamente non avrebbero fatto la corsa, e a quel punto avrebbero determinato essi stessi l'intervento di manutenzione
non voglio fare moralismi, ma se pago per un giro in funivia, pretendo che l'impianto sia sicuro e non che stia lavorando in una condizione di rischio soggettivamente accettabile
ho paura che non si siano realmente resi conto o che non abbiano capito quale fosse il problema, il forzamento sui freni d'emergenza è la classica zappa sui piedi che si sono dati
ma nel contesto specifico oltre a supervisionare la situazione, c'era anche la contestuale informazione verso gli operatori
in questo caso, le persone salite a bordo erano all'oscuro di tutto
se lo avessero saputo ovviamente non avrebbero fatto la corsa, e a quel punto avrebbero determinato essi stessi l'intervento di manutenzione
non voglio fare moralismi, ma se pago per un giro in funivia, pretendo che l'impianto sia sicuro e non che stia lavorando in una condizione di rischio soggettivamente accettabile
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Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera
Salvatore Quasimodo
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fpalone ha scritto:Questo è uno dei tanti buoni motivi per cui le normative tecniche sono sviluppate mettendo a fattor comune esperienze e stato dell'arte a livello internazionale: in questo modo si ha una base dati più ampia per valutare quale siano i rischi e lo stato dell'arte!
Ci sono valori internazionali per quel tipo di funivie?
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attilio ha scritto:a molti di noi è capitato di bypassare delle sicurezze (anche in senso lato), è capitato anche a me
ma nel contesto specifico oltre a supervisionare la situazione, c'era anche la contestuale informazione verso gli operatori
ho paura che non si siano realmente resi conto o che non abbiano capito quale fosse il problema, il forzamento sui freni d'emergenza è la classica zappa sui piedi che si sono dati
Erano nella convinzione che non sarebbe successo nulla, il cavo di trazione non appariva messo male.
Io mi chiedo ancora come sia possibile aver reso (da progetto) entrambi i freni di sicurezza bypassabili contemporaneamente. È come se fosse previsto sganciare con una barra il meccanismo di apertura di un quadro elettrico con contestuale messa fuori servizio dello stesso,
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GioArca67 ha scritto:Io mi chiedo ancora come sia possibile aver reso (da progetto) entrambi i freni di sicurezza bypassabili contemporaneamente.
I due freni sono ridondanti, ciascuno è in grado di effettuare da solo l'azione frenante necessaria. Disattivarne uno solo sarebbe stata un'operazione inutile.
La possibilità di disattivare i freni è una condizione necessaria per eseguire alcune manutenzioni: se la centralina idraulica non funziona o semplicemente non è alimentata, i freni rimangono infatti attivati, e la cabina bloccata.
Big fan of ⋮ƎlectroYou
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la sintesi che concilia il diritto, negato invece a quelle persone, e riscatta l'esercizio condotto con coscienza.attilio ha scritto:(...) non voglio fare moralismi, ma se pago per un giro in funivia, pretendo che l'impianto sia sicuro e non che stia lavorando in una condizione di rischio soggettivamente accettabile (...)
Mi pare che il rischio accettabile è già stimato per l'impianto che funziona solo e nel rispetto dei controlli e delle protezioni previste.
Riduzione delle sicurezze e controlli disattesi spostano la condizione del sistema fuori da quanto previsto e comunemente concordato lasciando campo aperto all'imprevedibilità.
Saluti
W - U.H.F.
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WALTERmwp
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WALTERmwp ha scritto:Mi pare che il rischio accettabile è già stimato per l'impianto che funziona solo e nel rispetto dei controlli e delle protezioni previste.
No perché non c'è un livello del rischio accettabile normato. È per lo più soggettivo.
In alcuni campi si trova (es. fulminazioni) mentre in questo non mi sembra.
Generalmente poi il rischio individuale (ovvero quando un solo individuo è oggetto dell''evento nefasto, tipicamente il lavoratore) è valutato accettabile oppure non tollerabile abbastanza uniformemente anche a livello internazionale, mentre quello sociale (quando più individui sono oggetto dell'evento nefasto) è ben più variabile.
La metodologia ALARP da UNI/ISO31000 si scontra con questa problematica.
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