Ho letto su un libro di elettrotecnica per istituti tecnici che i materiali dolci sono caratterizzati da un campo coercetivo piccolo ma una magnetizzazione residua generalmente elevata.
Ho fatto poi una piccola ricerca su internet e ho trovato un documento al riguardo dell'Università Roma tre nel quale si dice che i materiali dolci sono caratterizzati da una piccola magentizzazione residua.
Più precisamente riporto due immagini al riguardo:
E' vero che nel primo caso c'è quel "generalmente" però...
Vorrei un parere da parte vostra. Grazie!
Isteresi - Materiali ferromagnetici dolci e duri
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Ho letto su un libro di elettrotecnica per istituti tecnici che i materiali dolci sono caratterizzati da un campo coercetivo piccolo ma una magnetizzazione residua generalmente elevata.
In effetti, sembra errato:
se il campo coercitivo è piccolo ( il campo H necessario per riportare a 0 il "B"), anche la magnetizzazione residua è piccola (quello che rimane del "B" quando "H" va a zero) e
l'isteresi è pure piccola ( "sottile"). Ma dipende dai valori numerici delle scale.
"Stirando" una scala si ottiene quello che si vuole.
Il disegno di fig. 8( privo di scale) mi pare corretto.
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MarcoD ha scritto:Ho letto su un libro di elettrotecnica per istituti tecnici che i materiali dolci sono caratterizzati da un campo coercetivo piccolo ma una magnetizzazione residua generalmente elevata.
In effetti, sembra errato:
se il campo coercitivo è piccolo ( il campo H necessario per riportare a 0 il "B"), anche la magnetizzazione residua è piccola (quello che rimane del "B" quando "H" va a zero) e
l'isteresi è pure piccola ( "sottile"). Ma dipende dai valori numerici delle scale.
"Stirando" una scala si ottiene quello che si vuole.
Il disegno di fig. 8( privo di scale) mi pare corretto.
Quello che dice il libro itis potrebbe avere senso se, per esempio, la curva di isteresi del ferro nella figura seguente presa dall'Università di Napoli è intesa come curva di isteresi di un ferro dolce. In effetti si può avere un basso campo coercitivo e un alto campo residuo, campo residuo addirittura più alto che nei materiali duri.
Insomma anche qui mi sembra un problema di definizione: cosa si intende di preciso per materiale dolce e materiale duro? Se il fattore discriminante è solo il campo coercitivo (piccolo o grande), perché si tira in ballo anche la magentizzazione residua? E se invece c'entra anche la magnetizzazione residua, come c'entra?
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In attesa di qualcuno che conosca la soluzione della questione in discussione, ho visto che anche l'Università di Pavia sembra pensarla come Roma Tre, almeno a giudicare dalla seguente rappresentazione grafica (più che dalle parole):
In relazione alla questione scala: io penso che cambiando scala per rappresentare l'intensità di B sicuramente cambiano le pendenze delle curve ma certamente, per esempio, non può cambiare l'intesità della magnetizzazione residua rispetto a quella massima.
In relazione alla questione scala: io penso che cambiando scala per rappresentare l'intensità di B sicuramente cambiano le pendenze delle curve ma certamente, per esempio, non può cambiare l'intesità della magnetizzazione residua rispetto a quella massima.
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Ci saranno varie graduazioni fra i materiali "dolci" e quelli "duri" , ci saranno i semidolci e i "quasi duri"
.
Sembra più un problema etimologico che tecnico. Dovresti cercare nei cataloghi dei fornitori dei materiali magnetici come definiscono i materiali, e se li classificano.
Sembra più un problema etimologico che tecnico. Dovresti cercare nei cataloghi dei fornitori dei materiali magnetici come definiscono i materiali, e se li classificano.
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drGremi ha scritto:jaelec ha scritto:trovato un documento al riguardo dell'Università Roma tre
Cosa è una tesi? Dispense? Quale professore è in ballo?
http://webusers.fis.uniroma3.it/~ottica ... etiche.pdf
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Un quesito laterale:
Come si fa a misurare in modo didattico/hobbistico il ciclo di isteresi di un materiale magnetico?
Io adoperarei una tensione alternata sinusoidale a 12 V 50 Hz che, con una resistenza in serie di valore elevato rispetto alla reattanza della bobina, fa circolare una corrente sinusoidale in un avvolgimento (campo H amperspire), rileverei con un altro avvolgimento la tensione indotta (deFi su dt), la farei passare per un integratore che applicherei al canale verticale di un oscilloscopio. mentre al canale orizzontale viene applicata la tensione alternata eccitatrice.
O il mio circuito è troppo rudimentale e non funzionante?
Come viene fatto dai professionisti?

Come si fa a misurare in modo didattico/hobbistico il ciclo di isteresi di un materiale magnetico?
Io adoperarei una tensione alternata sinusoidale a 12 V 50 Hz che, con una resistenza in serie di valore elevato rispetto alla reattanza della bobina, fa circolare una corrente sinusoidale in un avvolgimento (campo H amperspire), rileverei con un altro avvolgimento la tensione indotta (deFi su dt), la farei passare per un integratore che applicherei al canale verticale di un oscilloscopio. mentre al canale orizzontale viene applicata la tensione alternata eccitatrice.
O il mio circuito è troppo rudimentale e non funzionante?
Come viene fatto dai professionisti?

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Ah Santarsiero 
Comunque io non vedo grosse contraddizioni. È una classificazione qualitativa. Onestamente conviene più guardare l'area (che indica anche quanto lavoro bisogna fare per magnetizzarlo e ovviamente dipende tutto da fino a dove arrivi, se alla saturazione oppure no).
Non mi potrei nemmeno il problema della mancanza di unità di misura visto che è comparativo. Gli assi sono gli stessi per tutti quindi ok quanto lo allarghi, ma uno è più "panzone" dell'altro comunque. Cioè area maggiore, cioè più energia per magnetizzarlo.
Comunque io non vedo grosse contraddizioni. È una classificazione qualitativa. Onestamente conviene più guardare l'area (che indica anche quanto lavoro bisogna fare per magnetizzarlo e ovviamente dipende tutto da fino a dove arrivi, se alla saturazione oppure no).
Non mi potrei nemmeno il problema della mancanza di unità di misura visto che è comparativo. Gli assi sono gli stessi per tutti quindi ok quanto lo allarghi, ma uno è più "panzone" dell'altro comunque. Cioè area maggiore, cioè più energia per magnetizzarlo.
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Se vai su questo link troverai un'applicazione molto utile e semplice per testare componenti, anche avvolgimenti e trasformatori.
viewtopic.php?f=45&t=61470&start=10#p616760
io uso un trasformatore con uscita a 12 V AC e resistenza da 4K7, e riesco a testare quasi tutti i componenti discreti.
per quanto riguarda le induttanze è abbastanza semplice compararle.
saluti
viewtopic.php?f=45&t=61470&start=10#p616760
io uso un trasformatore con uscita a 12 V AC e resistenza da 4K7, e riesco a testare quasi tutti i componenti discreti.
per quanto riguarda le induttanze è abbastanza semplice compararle.
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