Salve
NSE,
in realtà più che di "se" direi che ormai bisogna parlare di "quando" il gas russo arriverà a disponibilità zero.
Tralasciando le considerazioni di politica economica (la Russia è dipendente dai flussi di cassa tanto quanto l'Europa è dipendente dai flussi di gas), è diventato ormai evidente come la politica di impiego del gas come combustibile di base sia orami non più perseguibile.
Nel breve periodo il problema è sicuramente l'impennata dei prezzi: infatti a causa della regolazione a prezzo marginale del mercato dell'energia elettrica, l'aumento del prezzo del gas fa aumentare anche il costo dell'elettricità prodotta con fonti rinnovabili (idroelettrico, eolico, biomasse, geotermico) e che costituisce il 40% circa della produzione italiana.
Visto anche il periodo estivo, il consumo di gas domestico è irrisorio e non ci saranno problemi di disponibilità ma "solo" di costo.
Nel medio periodo il problema sarà il reintegro degli stoccaggi in vista del periodo invernale, che presenta delle criticità rilevanti
Nel lungo periodo il problema non è solo la sostituzione del gas russo, ma di tutti i beni energetici che la russia fornisce all'Europa: anche carbone e olio combustibile vengono in buona parte da lì. Anche le centrali alimentate con questi combustibili dovranno quindi fronteggiare degli incrementi di costo.
Questo porta anche a dover valutare la disponibilità delle importazioni di energia elettrica, che pesano per circa il 15% sul fabbisogno di energia elettrica italiana.
Il problema è quindi ormai ben più complesso della sola scarsità di gas e porterà ad ulteriori incrementi dei costi di produzione dell'energia elettrica; in un sistema economico in evoluzione naturale, questo porterebbe ad una riduzione della domanda verso un nuovo punto di equilibrio del mercato, con molta meno generazione a gas.
Purtroppo le storture del mercato elettrico e l'interventismo delle politiche non giocano a favore della situazione:
- Il sistema del prezzo marginale rende le risorse rinnovabili costose come il gas naturale
- varie forme di sussidio tendono a non far riequilibrare il mercato verso un minore consumo di gas naturale.
Per contro, questo sarebbe un momento d'oro per l'installazione delle risorse rinnovabili: la prospettiva di una futura inflazione duratura e gli elevatissimi prezzi dell'energia rendono estremamente profittevole l'installazione di impianti a fonti rinnovabili.
Ma siamo praticamente fermi: al di là delle dichiarazioni di intenti dei politici le autorizzazioni e le installazioni di impianti rinnovabili sono ferme.
Allo stesso modo sono ferme le autorizzazioni e le installazioni di rigassificatori che potrebbero "tamponare" la situazione nell'attesa dello sviluppo delle fonti rinnovablii.
Per farla breve, il problema non saranno i blackout ma dei costi crescenti ed in ultima analisi
incompatibili con l'economia di paesi industriali.
Delle soluzioni per mitigare il problema (rinnovabili e nucleare, soluzioni tra loro assolutamente non alternative) non se ne sta portando avanti nessuna, questo mi preoccupa maggiormente.