fpalone ha scritto:Se si esclude il nucleare, l'unica ipotesi (peraltro improbabile) per tenere in piedi un sistema del genere è un'economia basata sull'idrogeno.
Francamente non so quale sarà il ruolo futuro dell'idrogeno per le varie applicazioni. Curiosamente ho appena postato un articolo dal titolo "Why a hydrogen economy doesn't make sense".
Ad oggi le auto elettriche, come la la maggior parte degli impieghi dell'elettricità, non si basano sull'utilizzo dell'idrogeno come vettore di accumulo, in futuro vedremo (tra l'altro, le auto elettriche peseranno in Europa per un 15% in più di tutto l'impiego dell'energia elettrica).
Anzi, è possibile che siano proprio le auto elettriche (le loro batterie), ricaricate preferenzialmente in modalità V1G ("smart charging") a costituire quell'accumulo in grado di disaccoppiare il momento della produzione di energia da quello del suo utilizzo.
Non stiamo parlando di fantascienza. In Italia, è stato pubblicato il famoso Allegato X della CEI 0-21 che permetterà di effettuare lo smart charging (
https://www.ceinorme.it/doc/norme/18066.pdf ). Aspettiamo la specifica tecnica di dettaglio e che qualche operatore inizi effettivamente questo servizio.
fpalone ha scritto:E dovendo accumulare migliaia di TWh con idrogeno, non sarebbe un problema utilizzarlo anche per la trazione, anche con motori a combustione interna (direttamente come combustione di H2 o con produzione di combustibili sintetici). Il punto di ottimo tra batterie e MCI alimentati ad idrogeno "verde" (o combustibili derivati da esso) non potrà che essere dipendente dalla disponibilità di materie prime per la produzione di batterie.
Quale è il problema ad usare l'idrogeno per autotrazione anziché le batterie?
- energeticamente molto svantaggioso (anche con le celle a combustibile v. articolo, a maggior ragione con un motore a combustione interna che è una stufa con le ruote)
- veicoli molto più complessi anche se potenzialmente più leggeri se l'energia accumulata nel serbatoio è oltre una certa soglia (es. veicoli pesanti)
- necessità di mettere in piedi una "industria dell'idrogeno", ovviamente economicamente sostenibile, che non deve solo includere la produzione di idrogeno ma anche il suo trasporto sino alle aree di rifornimento poste più o meno ogni 200 km della rete stradale (per la ricarica elettrica, invece, si utilizza la cara, vecchia, efficiente rete elettrica, sia pure rafforzata e modernizzata, il modo più semplice e vantaggioso di trasporto e distribuzione a distanza dell'energia).
Tra l'altro, dalle mie fonti, per gli stessi motivi, pare calato l'interesse per l'idrogeno anche da parte dell'industria dei veicoli pesanti (autocarri, macchine operatrici, bus lunga distanza,..). Anche qui, in vista della nuove batterie e dei nuovi sistemi di ricarica. Tuttavia per i veicoli pesanti è ancora presto per trarre conclusioni: a parte i bus urbani ove quelli a batteria sono ormai diffusi da anni nelle città europee (e qualche ferry boat) ad oggi non è ancora partita la diffusione di veicoli pesanti a batteria.