Io non nego nulla.
Sono solo profondamente incacchiato per la retorica antinuclearista che impera da 40 anni.
Nucleare che è antagonista dei combustibili fossili e non delle fonti rinnovabili, come gli ambientalisti hanno lasciato credere.
Inoltre sarebbe bello che si dicessero le cose come stanno : le rinnovabili non contribuiscono al calo del prezzo del kWh, attualmente. Basta che l'opinione pubblica lo sappia e non gli si venda la storiellina dell'energia del sole che arriva sulla Terra gratuita.
Io sono d'accordo sul bisogno di contrastare il riscaldamento globale, l'importante è essere consapevoli che ha un costo.
Nucleare vs altre fonti energetiche
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sebago,
mario_maggi
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Non mi riferivo a te, però citare l'aumento del costo dell'energia come legato alle FER ottiene a mio avviso due effetti:
- il primo è negare che il cambiamento climatico sta avendo e avrà (se non siamo negazionisti) costi sociali ed economici enormi, che andrebbero imputati esclusivamente alle fonti fossili
- il secondo è negare che l'aumento dei costi è legato essenzialmente ad eventi globali (guerre, covid ecc) e semplice speculazione e non alle FER.
- il primo è negare che il cambiamento climatico sta avendo e avrà (se non siamo negazionisti) costi sociali ed economici enormi, che andrebbero imputati esclusivamente alle fonti fossili
- il secondo è negare che l'aumento dei costi è legato essenzialmente ad eventi globali (guerre, covid ecc) e semplice speculazione e non alle FER.
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Ti rispondo con le parole di John Clauser, vincitore del premio Nobel per la fisica 2022
“La narrativa popolare sul cambiamento climatico riflette una pericolosa corruzione della scienza che minaccia l’economia mondiale e il benessere di miliardi di persone”
“La fuorviante scienza del clima si è trasformata in una massiccia pseudoscienza giornalistica scioccante. A sua volta, la pseudoscienza è diventata un capro espiatorio per un’ampia varietà di altri mali non correlati. È stato promosso ed esteso da agenti di marketing aziendale, politici, giornalisti, agenzie governative e ambientalisti altrettanto fuorvianti. A mio parere, non esiste una vera crisi climatica. C’è, tuttavia, un problema molto reale nel fornire uno standard di vita dignitoso alla numerosa popolazione mondiale e una crisi energetica associata. Quest’ultimo viene inutilmente esacerbato da quella che, a mio avviso, è una scienza del clima errata”.
Pertanto io vado oltre, che ci sia o meno questa "emergenza climatica", le soluzioni adottate che hanno la presunzione di cambiare fenomeni naturali come il clima con la riduzione di CO2 sono totalmente fallimentari e non portano alla soluzione del problema, ma solamente a controllo e limitazione libertà individuali, esproprio della proprietà privata, distruzione economica e miseria.
“La narrativa popolare sul cambiamento climatico riflette una pericolosa corruzione della scienza che minaccia l’economia mondiale e il benessere di miliardi di persone”
“La fuorviante scienza del clima si è trasformata in una massiccia pseudoscienza giornalistica scioccante. A sua volta, la pseudoscienza è diventata un capro espiatorio per un’ampia varietà di altri mali non correlati. È stato promosso ed esteso da agenti di marketing aziendale, politici, giornalisti, agenzie governative e ambientalisti altrettanto fuorvianti. A mio parere, non esiste una vera crisi climatica. C’è, tuttavia, un problema molto reale nel fornire uno standard di vita dignitoso alla numerosa popolazione mondiale e una crisi energetica associata. Quest’ultimo viene inutilmente esacerbato da quella che, a mio avviso, è una scienza del clima errata”.
Pertanto io vado oltre, che ci sia o meno questa "emergenza climatica", le soluzioni adottate che hanno la presunzione di cambiare fenomeni naturali come il clima con la riduzione di CO2 sono totalmente fallimentari e non portano alla soluzione del problema, ma solamente a controllo e limitazione libertà individuali, esproprio della proprietà privata, distruzione economica e miseria.
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Michele Lysander Guetta
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"Non pensare mai al dolore, al pericolo o ai nemici un momento più lungo del necessario per combatterli." — Ayn Rand
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Mike
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Quando sento qualcuno negare i cambiamenti climatici mi viene in mente subito una domanda: "ma questo dove vive?"
Che il clima stia cambiando è INNEGABILE. Chi lo nega vive un totale distacco dal mondo, in particolare dalla natura.
Poi si può discutere sulle cause, cosa che comunque lascerei fare ai climatologi e non ai fisici quantistici...
Poi vive altrettanto fuori dal mondo chi pensa che installando un po' di pannelli in Italia si salva il clima.
L'Italia produce su per giù l'1% delle emissioni di anidride carbonica mondiale, quindi anche azzerandole non si avrebbe nessun miglioramento apprezzabile...
Che il clima stia cambiando è INNEGABILE. Chi lo nega vive un totale distacco dal mondo, in particolare dalla natura.
Poi si può discutere sulle cause, cosa che comunque lascerei fare ai climatologi e non ai fisici quantistici...
Poi vive altrettanto fuori dal mondo chi pensa che installando un po' di pannelli in Italia si salva il clima.
L'Italia produce su per giù l'1% delle emissioni di anidride carbonica mondiale, quindi anche azzerandole non si avrebbe nessun miglioramento apprezzabile...
Almeno l'itagliano sallo...
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Mike ha scritto:... le parole di John Clauser, vincitore del premio Nobel per la fisica 2022 ...
Ma ha vinto il Nobel perche' la pensa come me', oppure la pensa come me' perche' ha vinto il Nobel ?
(scusa, non ho resistito
Seriamente, il "riscaldamento globale" tecnicamente esiste, ma darne la colpa solo (o anche principalmente) ai combustibili fossili e', per dirla alla Fantozzi, "una boiata pazzesca".
I "gas serra" sono i gas presenti nell’atmosfera terrestre che producono il cosiddetto "effetto serra", e la maggior parte dei gas serra ha un’origine naturale, anche se ne esistono ovviamente di generati dall'uomo ... i principali sono biossido di carbonio, metano e protossido di azoto, che sono presenti per natura nell’atmosfera, anche se l'attivita' industriale umana (nonche' la sua semplice presenza) hanno contribuito ad aumentarne un po la concentrazione.
Peraltro si fa un gran parlare di emissioni di CO2 (tralasciando gli altri due), ma a livello pratico la CO2 e' quella che contribuisce di meno all'effetto serra, rispetto agli altri due (che fortunatamente sono in percentuale molto minore) ... poi naturalmente i falsi ecologisti si "dimenticano opportunamente" di menzionare il fatto che il principale elemento che contribuisce all'effetto serra e' il semplice vapore acqueo (ah, certo, ma quello e' un prodotto naturale, mica possiamo ammettere che e' anche una delle principali cause dell'effetto e che non esiste praticamente alcun sistema per eliminarlo
Con cio non nego assolutamente che in tutti questi secoli il clima sia cambiato e ci sia stato un'aumento minimo di temperatura media a livello globale, solo che non riesco a sopportare ne i falsi allarmisti travestiti da "verdi" che diffondono false notizie per creare allarme sociale e per interessi personali, ne i giornalioti che gli danno voce.
Solo mie opinioni personali, ovviamente, per il poco che valgono.
"Sopravvivere" e' attualmente l'unico lusso che la maggior parte dei Cittadini italiani,
sia pure a costo di enormi sacrifici, riesce ancora a permettersi.
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Etemenanki
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Etemenanki ha scritto:Mike ha scritto:... le parole di John Clauser, vincitore del premio Nobel per la fisica 2022 ...
Ma ha vinto il Nobel perche' la pensa come me', oppure la pensa come me' perche' ha vinto il Nobel ?![]()
(scusa, non ho resistito)
Fatto bene, il premio Nobel oramai non vale nulla, è diventato un puro riconoscimento politico.
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Michele Lysander Guetta
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Mike
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richiurci ha scritto:Mah, tutto questo negazionismo aveva senso anni fa, quando utenti come Mike e B_N_ potevano permettersi di mettere in dubbio le previsioni sul global warming.
Siamo ancora a quel punto?
Il problema non è se c'è un problema, oppure se non c'è un problema, (il che può essere discutibile, ma prendimolo per buono), ma eventualmente:
-si può pretendere di smettere tutto il fossile, domani? il prossimo anno? fra 10 anni?
-si può smettere di assorbire energia, (auto, camion, navi, riscaldamento)? forse limitarla, ma discuteremo
come.
-vale la pena passare dalla produzione di CO2 alla produzione di scorie nucleari?
-poi, le famose batterie, (ricordo che non producono energia, ma solo la trasportano, quindi rimane l'incognita, come le carichiamo), siamo certi che sia la strada migliore, dal punto di vista green, hai visto l'ultima puntata di report?. certo chi parla contro è certamente in torto.
trovate queste soluzioni, non ci sarà neanche da stare a discuterne, sarò tra i primi ad adeguarmi, con auto silenziosa, ottima coppia, senza fumi, puzza, aromatici che mi faranno morire.
Fino che sono belle favole, non ci penso proprio.
saluti.
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lelerelele
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Goofy ha scritto:Aggiungo:
- quanto costa e chi paga?
- quanto siamo disposti a pagare?
- come costringiamo a pagare chi non vuole farlo?
Esattamente, questo è il punto focale. Nella storia tutte le innovazioni utili sono state scoperte dalle persone e diffuse dal basso perché funzionavano. Tutto quello che viene pianificato centralmente da un branco di burocrati non potrà mai essere la soluzione più efficace, efficiente, utile e economica, ma sarà esattamente il contrario e l'unico modo che hanno per farla applicare è tramite l'uso di leggi arbitrarie e la coercizione.
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Ho provato a resistere a partecipare al topic, ma il tema mi tocca troppo nel vivo
.
Il problema è nel titolo: è sbagliato dire "Nucleare vs altre fonti energetiche", a mio parere sarebbe giusto dire "Nucleare & altre fonti energetiche".
La dicotomia nucleare vs rinnovabili è uno dei cavalli di battaglia tanto della classe politica quanto delle associazioni ambientaliste, con la conseguenza che si oscilla tra il non fare il nucleare ed il non fare le rinnovabili.
Il nucleare può essere una componente estremamente rilevante ed utile per il mix energetico, così come possono esserlo le fonti rinnovabili non programmabili.
Lo sviluppo di entrambe queste fonti, se gestito in modo razionale e non fideistico, può contribuire alla sicurezza energetica (leggi: disponibilità di energia abbondante ed a prezzi sostenibili) e con minore dipendenza dalla situazione geopolitica internazionale.
Pensare di produrre tutto il fabbisogno con fonti rinnovabili non programmabili a mio parere non è socialmente sostenibile, non soltanto per i costi (ed in ultima analisi per il mantenimento dello stile di vita di un paese industrializzato) ma anche per l'accettazione degli impianti sui territori.
Pensare di rinunciare allo sfruttamento delle energie rinnovabili laddove (geograficamente) e fino a quando (in termini di integrazione nella rete) queste siano economicamente e socialmente sostenibili sarebbe stupido. Visto che entrambi gli aspetti sono fortemente non lineari (saturazione dei territori e delle reti di trasporto), non è razionale parlare in termini generali: un MW di fotovoltaico in Puglia non "vale" per il sistema elettrico quanto un MW di fotovoltaico in Lombardia o Toscana; un MW di fotovoltaico su un capannone industriale non vale quanto un MW in mezzo alla campagna; il secondo MW nello stesso sito non "vale" quanto il primo...
Rinunciare all'energia nucleare per motivi ideologici vuol dire continuare a dipendere in modo sostanziale dai produttori di risorse fossili, con conseguenze su volatilità dei costi e alleanze politiche.
Passare dalla dipendenza assoluta dai fornitori di gas, petrolio e carbone a quella assoluta dei fornitori di litio, terre rare, nickel, uranio, cambia solo il "colore politico" dell'interlocutore (non necessariamente in meglio IMHO).
La diversificazione delle fonti energetiche consente di minimizzare questi fattori di rischio.
Avere centrali elettronucleari a copertura di buona parte del baseload (tra i 15 ed i 20 GW di potenza installata, per una produzione annuale tra i 100 ed i 130 TWh) non impedisce assolutamente lo sfruttamento massivo delle rinnovabili non programmabili ovunque queste siano socialmente ed economicamente sostenibili. Queste due tipologie di impianti sono anzi fortemente complementari tra loro, visto che entrambe richiedono lo sviluppo di risorse di flessibilità e modulazione.
Il problema è nel titolo: è sbagliato dire "Nucleare vs altre fonti energetiche", a mio parere sarebbe giusto dire "Nucleare & altre fonti energetiche".
La dicotomia nucleare vs rinnovabili è uno dei cavalli di battaglia tanto della classe politica quanto delle associazioni ambientaliste, con la conseguenza che si oscilla tra il non fare il nucleare ed il non fare le rinnovabili.
Il nucleare può essere una componente estremamente rilevante ed utile per il mix energetico, così come possono esserlo le fonti rinnovabili non programmabili.
Lo sviluppo di entrambe queste fonti, se gestito in modo razionale e non fideistico, può contribuire alla sicurezza energetica (leggi: disponibilità di energia abbondante ed a prezzi sostenibili) e con minore dipendenza dalla situazione geopolitica internazionale.
Pensare di produrre tutto il fabbisogno con fonti rinnovabili non programmabili a mio parere non è socialmente sostenibile, non soltanto per i costi (ed in ultima analisi per il mantenimento dello stile di vita di un paese industrializzato) ma anche per l'accettazione degli impianti sui territori.
Pensare di rinunciare allo sfruttamento delle energie rinnovabili laddove (geograficamente) e fino a quando (in termini di integrazione nella rete) queste siano economicamente e socialmente sostenibili sarebbe stupido. Visto che entrambi gli aspetti sono fortemente non lineari (saturazione dei territori e delle reti di trasporto), non è razionale parlare in termini generali: un MW di fotovoltaico in Puglia non "vale" per il sistema elettrico quanto un MW di fotovoltaico in Lombardia o Toscana; un MW di fotovoltaico su un capannone industriale non vale quanto un MW in mezzo alla campagna; il secondo MW nello stesso sito non "vale" quanto il primo...
Rinunciare all'energia nucleare per motivi ideologici vuol dire continuare a dipendere in modo sostanziale dai produttori di risorse fossili, con conseguenze su volatilità dei costi e alleanze politiche.
Passare dalla dipendenza assoluta dai fornitori di gas, petrolio e carbone a quella assoluta dei fornitori di litio, terre rare, nickel, uranio, cambia solo il "colore politico" dell'interlocutore (non necessariamente in meglio IMHO).
La diversificazione delle fonti energetiche consente di minimizzare questi fattori di rischio.
Avere centrali elettronucleari a copertura di buona parte del baseload (tra i 15 ed i 20 GW di potenza installata, per una produzione annuale tra i 100 ed i 130 TWh) non impedisce assolutamente lo sfruttamento massivo delle rinnovabili non programmabili ovunque queste siano socialmente ed economicamente sostenibili. Queste due tipologie di impianti sono anzi fortemente complementari tra loro, visto che entrambe richiedono lo sviluppo di risorse di flessibilità e modulazione.
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