Perché scatta il magnetotermico quando si brucia una lampadina?
Parlo delle vecchie lampadine a incandescenza. Di solito bruciavano all'accensione.
Non sempre, ma spesso, scattava anche il magnetotermico.
Pochi giorni fa, utilizzando l'aspirapolvere, è scattato il magnetotermico, e l'aspirapolvere non funzionava più.
Si era strappato un filo nella spina (sostituita anni prima alla sua originale). Una volta accorciati, spelati e ricollegati i fili dentro la spina, l'aspirapolvere ha ripreso a funzionare regolarmente.
Ma perché questi scatti del magnetotermico, come ci fosse un corto circuito?
Mi sono dato questa spiegazione:
al bruciarsi la lampadina, o allo strapparsi dell'ultimo trefolo del filo, induttanze più o meno parassite producono un'extra tensione all'apertura, e danno luogo a una scintilla.
La scintilla (arco elettrico) è fatta di plasma, un misto di aria e forse metallo a temperatura di migliaia di gradi, contenente atomi ionizzati ed elettroni liberi, quindi buon conduttore.
Le particelle cariche sono soggette al campo elettrico esistente tra i vari oggetti vicini, ad esempio tra i morsetti di fase, neutro e terra. La bolla di plasma tende quindi ad allungarsi e ponticellare gli oggetti vicini a diverso potenziale. Se non si raffredda (tornando a stato gassoso) prima di toccarli, li cortocircuita.
Ecco perché, secondo me, scatta il magnetotermico.
È corretto, oppure il motivo è un altro?
Perché scatta il magnetotermico quando brucia una lampadina?
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Questa era la spiegazione che mi ero dato anch'io!
Per usare proficuamente un simulatore, bisogna sapere molta più elettronica di lui
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ed io che pensavo ci fosse il vuoto dentro le alogene, (almeno una volta), ci sarà gas inerte.
So che ci sono anche lampade allo xenon, ed il discorso torna, arco ionico e un bel corto.
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lelerelele
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Nelle comuni a incandescenza "moderne" non c'era il vuoto ma un gas inerte, generalmente Argon, nelle alogene generalmente Iodio misto a Argon; comunque penso si debba tenere in considerazione anche il Tungsteno sublimato come concorrente alla formazione di un arco.
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claudiocedrone
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potrebbe concorrere anche un altro fattore (ma sarebbe da verificare, ed io non ho un laboratorio per farlo) ... all'accensione il filamento ha una resistenza minore (a volte molto minore) che a regime di incandescenza, e questo gia causa un picco di corrente, anche se molto breve, ma guardando due lampadine, una nuova ed una gia molto usata, spesso si nota che il filamento di quella nuova appare regolare ed uniforme, mentre quello della lampadina usata a volte presenta zone irregolari, piu o meno lucide, quasi come se alcune spire si fossero "fuse insieme" o compattate venendo in contatto fra loro.
Poche non farebbero molta differenza, ma se sempre piu spire dovessero "toccarsi", la resistenza complessiva del filamento diminuirebbe ulteriormente, aumentando il picco di corrente iniziale, e potrebbe anche essere la ragoine per cui spesso si bruciano al momento dell'accensione, dato che il picco potrebbe finire per essere maggiore di quanto sopportabile dal rimanente fiamento non "compattato".
Ci puo stare ?
Poche non farebbero molta differenza, ma se sempre piu spire dovessero "toccarsi", la resistenza complessiva del filamento diminuirebbe ulteriormente, aumentando il picco di corrente iniziale, e potrebbe anche essere la ragoine per cui spesso si bruciano al momento dell'accensione, dato che il picco potrebbe finire per essere maggiore di quanto sopportabile dal rimanente fiamento non "compattato".
Ci puo stare ?
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Etemenanki
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Salve a tutti
Penso che dipenda dal magnetotermico oppure da altre condizioni in cui si trova l'impianto, perché conosco persone che hanno lo stesso problema mente in casa mia, finché ci sono state lampadine a filamento, non mi è mai scattato in occasione della loro bruciatura.
Fra l'altro l'ente fornitore dell'energia elettrica ha sostituito almeno 2 volte il contatore con relativo magnetotermico incorporato, ed in nessuno dei casi ho mai avuto questo problema.
Molte delle lampadine a filamento che ho tolto ormai da anni da casa mia sono state utilizzate per l'illuminazione a tempo delle scale condominiali e neanche in questo caso è mai scattato il magnetotermico condominiale in occasione della loro bruciatura.
Saluti a tutti da Alberto
Penso che dipenda dal magnetotermico oppure da altre condizioni in cui si trova l'impianto, perché conosco persone che hanno lo stesso problema mente in casa mia, finché ci sono state lampadine a filamento, non mi è mai scattato in occasione della loro bruciatura.
Fra l'altro l'ente fornitore dell'energia elettrica ha sostituito almeno 2 volte il contatore con relativo magnetotermico incorporato, ed in nessuno dei casi ho mai avuto questo problema.
Molte delle lampadine a filamento che ho tolto ormai da anni da casa mia sono state utilizzate per l'illuminazione a tempo delle scale condominiali e neanche in questo caso è mai scattato il magnetotermico condominiale in occasione della loro bruciatura.
Saluti a tutti da Alberto
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Etemenanki ha scritto:all'accensione il filamento ha una resistenza minore
Sì, circa un decimo che a regime.
Per provarlo basta un tester: misurare la resistenza a freddo e la corrente "a caldo" (la resistenza a caldo si calcola poi con la legge di Ohm).
Quindi la corrente all'accensione è 10 volte quella a regime, e la potenza dovrebbe essere in teoria 100 volte. Un bello stress per il filamento.
Ricordo che in vecchie lampadine da 15 W e forse anche da 25 W era incorporata una resistenza nel bulbo di vetro, forse proprio per limitare la corrente all'accensione.
Etemenanki ha scritto:...il filamento di quella nuova appare regolare ed uniforme, mentre quello della lampadina usata a volte presenta zone irregolari, piu o meno lucide, quasi come se alcune spire si fossero "fuse insieme" o compattate venendo in contatto fra loro.
Poche non farebbero molta differenza, ma se sempre piu spire dovessero "toccarsi"...
Ci puo stare ?
Direi di sì. Il filamento poi sublima (specialmente nelle alogene, che lavorano a temperature superiori) e un assottigliamento del filamento più accentuato in un punto lo porta a scaldarsi di più proprio lì, incrementando la sublimazione e aumentando le probabilità che dopo un tempo si rompa proprio in quel punto.
I filamenti con l'uso si allungavano anche. Muovendo con attenzione una lampadina bruciata a volte si riusciva a far toccare i due spezzoni. Dando corrente la lampadina funzionava, per qualche altro giorno o settimana.
Io incosciente lo facevo anche con la lampadina sotto tensione. Appena i due spezzoni si toccavano, si saldavano e la lampadina tornava a funzionare. Poco risparmio, ma vuoi mettere la soddisfazione?
Non me ne è mai esplosa una in mano, comunque ritengo di esser vivo per miracolo, con questo e altri esperimenti che facevo. Lo racconto adesso, dato che di lampadine a incandescenza non ce ne sono più tante in giro, e non rischio di avere imitatori.
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lelerelele ha scritto:ed io che pensavo ci fosse il vuoto dentro le alogene
No, c'è un gas alogeno (da qui il nome) che si combina col tungsteno sublimato, per poi ridepositarlo sul filamento incrementandone la durata. Vedi qui, dove spiega anche perché non bisogna toccare con le dita il bulbo di un'alogena.
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La resistenza dell'arco elettrico non so che valori abbia, può essere che qualche volta sia più bassa e faccia intervenire l'interruttore ma non é sempre così. Per questo da un po' sono pubblicizzati i dispositivi per la protezione da arco
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claudiocedrone
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