Brevemente (avevo già tentato una risposta più lunga ma il computer si è rimbambito e mi ha fatto saltare il testo prima dell'invio).
1) il primo punto, il miglioramento delle prestazioni cambiando l'altoparlante con uno di impedenza superiore dipende sostanzialmente dal fatto che l'altoparlante nuovo, lavorando meno sollecitato in potenza, lavora anche più linearmente (o, vedendo l'altro lato della faccenda, al fatto che la potenza erogata su 8 è, rispetto all'altoparlante collegato in precedenza, eccessiva e non ottimale per un funzionamento lineare). Altri contributi minori possono derivare proprio dalla diversa posizione del potenziometro di volume che, salvo l'adozione di precauzioni ad hoc in fase di progetto e costruzione, non è MAI veramente neutra (soprattutto se di valore elevato) nei confronti della risposta in frequenza dell'amplificatore a causa di passa basso spurii che forma con le capacità parassite dei cavi e del circuito e la cui frenquenza di intervento dipende proprio dalla posizione del potenziometro. Le frequenze di taglio sono quasi sempre in banda abbondantemente ultrasonica ma non abbastanza da escludere che il loro intervento spurio non cominci già in banda audio sia pure per poche frazioni di decibel (che sono irrilevanti numericamente... ma quasi mai musicalmente, a meno che la loro influenza sia veramente posta all'estremo della banda udibile: a 10 kHz differenze di mezzo decibel si fanno sentire, specie con un orecchio musicalmente allenato - che è, sia chiaro, un orecchio ben diverso da quello "audiofilo"

).
2) La ragione per cui, con gli ampli valvolari si sconsiglia di collegare in uscita altoparlanti di impedenza SUPERIORE a quella nominale richiesta (e ancor più si sconsiglia di farli lavorare senza carico collegato) sta nel fatto che la maggior degli amplificatori a valvole (con pochissime eccezioni, quasi mai comprese tra gli ampli per chitarra, che spesso,sono più che da battaglia, da guerra!), quando sono progettati per "spingere" in potenza, fanno uso di pentodi e tetrodi che escono quasi sempre puramente di anodo, una configurazione il cui guadagno in tensione naturale è FORTEMENTE dipendente dal carico (e che aumenta con l'aumento del valore di quest'ultimo) e che, in un sistema anche blandamente retroazionato come è in genere quello di un finale push-pull a valvole, può condurre il circuito a lavorare in regioni in cui diventa instabile a causa del guadagno ad anello aperto troppo elevato (instabilità che, per soprammercato, è pure resa più probabile dalla presenza inevitabile del trasformatore di uscita che, come tutti i trasformatori, è il peggior componente che si possa includere in un amplificatore retroazionato) che, se innescate e stuzzicate anche solo da un transiente, possono ridurre l'intero amplificatore ad un pastrocchio fumante e maleodorante nel giro di qualche minuto - questo anche grazie al fatto che gli ampli a valvole, contrariamente a quelli a stato solido, sono "duri a morire" e quindi, nel mentre, hanno tutto il tempo di far tirare le cuoia, oltre che alle valvole, anche al trasformatore di uscita prima che qualcuno si renda conto che "qualcosa non va".
Il problema è presente anche negli amplificatori a stato solido ma, non essendoci quasi mai trasformatori di uscita, ha molte meno possibilità di emergere a far disgusti. Oltrettutto, sotto questo aspetto, gli amplificatori più da battaglia sono in genere anche più robusti: in effetti, se si rimane al di sopra delle impedenze di carico minime raccomandate, l'unico fattore veramente influenzato dalla diversità delle impedenze degli altoparlanti è solo la distorsione, che diminuisce di qualcosa (non da farsene una malattia però) all'aumentare della loro impedenza
Ciao
Piercarlo