Buongiorno,
sempre sull'argomento del passaggio dal dominio in S a quello in Z chiedo se c'è una regola per capire quando è meglio utilizzare una trasformazione approssimata di un tipo o di un altro. Ovvero come nel mio argomento precedente chiedo se c'è una regola per dire utilizzo Tustin oppure Eulero a seconda del tipo di F(S).
Saluti
Roberto
Trasformate Laplace - Trasformate Z
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PietroBaima,
Ianero
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roby64 ha scritto: chiedo se c'è una regola per capire quando è meglio utilizzare una trasformazione approssimata di un tipo o di un altro.
Tra il metodo di Tustin e il metodo di Eulero (differenze all'indietro) il preferibile è sempre il metodo di Tustin perché la trasformazione bilineare mappa la regione di stabilità a tempo continuo
nell'intera regione di stabilità a tempo discreto
, cosa che invece non succede con le differenze all'indietro. Eulero
È molto semplice provare quanto detto, basta studiare il luogo dei punti del piano complesso a
trasformati secondo la relazione che definisce l'approssimazione di Eulero (differenze all'indietro):
, dove
naturalmente è il tempo di campionamento.A tal proposito, conviene esprimere in forma algebrica la variabile a tempo discreto
, conseguentemente l'approssimazione alla Eulero all'indietro della variabile a tempo continuo
si scrive nel seguente modo
da questa espressione si capisce che i punti
nella regione di stabilità a tempo continuo soddisfano la seguente relazione 
che, con un po' di semplice algebra, si può riscrivere come

questa è l'espressione cartesiana di un cerchio di raggio
e centro in
(ovviamente espressa nel piano complesso a tempo discreto), quindi, CVD, la regione di stabilità a tempo continuo secondo il metodo di Eulero non viene mappata interamente nella regione di stabilità a tempo discreto.Ti faccio notare che l'immagine della funzione di campionamento di Eulero
, espressa dalla
, non dipende dal tempo di campionamento, quindi al variare del parametro
la circonferenza nel piano
non varia.Tustin
Viceversa, l'approssimazione alla Tustin sfrutta completamente la regione di stabilità a tempo discreto. Per convincersene si può procedere seguendo la falsariga data dal precedente caso. Quindi

adesso l'immagine della funzione di campionamento di Tustin
, espressa dalla
, è un cerchio di raggio
e centro
, per cui, CVD, coincide con la regione di stabilità a tempo discreto. In GOST we TRUST
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Dipende da cosa vuoi approssimare.
Per esempio se vuoi rendere appetibile una derivata in Z (
) non va bene neanche Tustin ma è meglio utilizzare approssimazioni di altro tipo come la Al-Alaoui.
Fondamentalmente invece di sostituire

esegui la sostituzione

Per comprendere il perché bisogna studiare la teoria dei differenziatori frazionali ma in questo contesto non importa, la cosa da capire è l'obiettivo della discretizzazione.
- Preservare la stabilità
- Mappare i poli e zeri 1:1 tra continuo e discreto
- Velocità di calcolo
- Semplicità del filtro digitale risultante ( minimo ordine )
- Riprodurre il più possibile la trasformata di Fourier tra continuo e discreto all'interno della frequenza di Nyquist
- ecc.
Non puoi preservare contemporaneamente queste caratteristiche ma devi scegliere quale per te è più rilevante ; da questa scelta deriva direttamente il metodo di discretizzazione.
La mappatura tra il dominio di Laplace e quello della Z-Trasformata è sempre e comunque un'approssimazione.
Leggi il seguente documento, è ben fatto.
cse.lab.imtlucca.it/~bemporad/teaching/controllodigitale/pdf/10a-discretizzazione.pdf
Per esempio se vuoi rendere appetibile una derivata in Z (
Fondamentalmente invece di sostituire

esegui la sostituzione

Per comprendere il perché bisogna studiare la teoria dei differenziatori frazionali ma in questo contesto non importa, la cosa da capire è l'obiettivo della discretizzazione.
- Preservare la stabilità
- Mappare i poli e zeri 1:1 tra continuo e discreto
- Velocità di calcolo
- Semplicità del filtro digitale risultante ( minimo ordine )
- Riprodurre il più possibile la trasformata di Fourier tra continuo e discreto all'interno della frequenza di Nyquist
- ecc.
Non puoi preservare contemporaneamente queste caratteristiche ma devi scegliere quale per te è più rilevante ; da questa scelta deriva direttamente il metodo di discretizzazione.
La mappatura tra il dominio di Laplace e quello della Z-Trasformata è sempre e comunque un'approssimazione.
Leggi il seguente documento, è ben fatto.
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dimaios
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Grazie Dimaios
Ho visto le risposte anche all'altro argomento che è collegato ovviamente a questo. In realtà non ci sarebbe uno scopo diretto nella discretizzazione ma indiretto. Mi spiego meglio. Ho a che fare con diversi fornitori di sistemi tra cui sistemi di controllo. Non sempre le prestazioni sono perfette e cercavo di investigare un po per vedere se è possibile qualche ottimizzazione. I sistemi sono gestiti con PLC e normalmente utilizzano degli algoritmi PID.
Per cui avendo a disposizione il modello matematico mi costruisco un sistema in retroazione inserendo il regolatore PID. Quindi attualmente l'unico esercizio che posso fare è passare al discreto (in excel) e vedere cosa succede. Per questo mi servirebbe capire quale trasformazione funziona meglio per verificare "off line" il processo.
Grazie ancora per i suggerimenti che mi hai proposto
Ho visto le risposte anche all'altro argomento che è collegato ovviamente a questo. In realtà non ci sarebbe uno scopo diretto nella discretizzazione ma indiretto. Mi spiego meglio. Ho a che fare con diversi fornitori di sistemi tra cui sistemi di controllo. Non sempre le prestazioni sono perfette e cercavo di investigare un po per vedere se è possibile qualche ottimizzazione. I sistemi sono gestiti con PLC e normalmente utilizzano degli algoritmi PID.
Per cui avendo a disposizione il modello matematico mi costruisco un sistema in retroazione inserendo il regolatore PID. Quindi attualmente l'unico esercizio che posso fare è passare al discreto (in excel) e vedere cosa succede. Per questo mi servirebbe capire quale trasformazione funziona meglio per verificare "off line" il processo.
Grazie ancora per i suggerimenti che mi hai proposto
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Preciso che:
1. Per simulare i sistemi dinamici è meglio impiegare Octave. Excel non è lo strumento giusto per simulare questo tipo di sistemi.
2. Nei PID il derivatore non è mai puro ma la funzione di trasferimento contempla anche un filtro passa basso del primo ordine.
3. Bisogna valutare se il PID è oggettivamente un controllore in grado di soddisfare le specifiche oppure si deve ricorrere ad altri tipi di controllo.
1. Per simulare i sistemi dinamici è meglio impiegare Octave. Excel non è lo strumento giusto per simulare questo tipo di sistemi.
2. Nei PID il derivatore non è mai puro ma la funzione di trasferimento contempla anche un filtro passa basso del primo ordine.
3. Bisogna valutare se il PID è oggettivamente un controllore in grado di soddisfare le specifiche oppure si deve ricorrere ad altri tipi di controllo.
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Non sapevo nulla di Octave e quindi lo proverò senz'altro.
Per le altre due precisazioni sono d'accordo con te. Tuttavia e purtroppo, per la terza, non posso fare altro che prima dimostrare in qualche modo al fornitore che il problema è nel PID (o dovunque esso sia) e poi magari passare alla modifica (che non è detto che poi sia possibile principalmente per motivi che esulano dall'aspetto tecnico).
In linea teorica un controllo di temperatura ambientale potrebbe essere regolato con il PID con discreti risultati. Magari è la scelta dei parametri che più che altro mi sembra dettata dalla fretta di consegnare piuttosto che da una attenta osservazione del processo.
Ciao
Per le altre due precisazioni sono d'accordo con te. Tuttavia e purtroppo, per la terza, non posso fare altro che prima dimostrare in qualche modo al fornitore che il problema è nel PID (o dovunque esso sia) e poi magari passare alla modifica (che non è detto che poi sia possibile principalmente per motivi che esulano dall'aspetto tecnico).
In linea teorica un controllo di temperatura ambientale potrebbe essere regolato con il PID con discreti risultati. Magari è la scelta dei parametri che più che altro mi sembra dettata dalla fretta di consegnare piuttosto che da una attenta osservazione del processo.
Ciao
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Se il processo da controllare è termico con la dinamica dell'ambiente in generale il PID è una soluzione più che plausibile tranne il caso in cui si abbiano rilevamenti multipli della temperatura in diversi punti e più sorgenti termiche da controllare per raggiungere un certo set.
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Ok e quindi nel caso di rilevamenti multipli cosa suggerisci?
Per tornare poi al quesito iniziale, più o meno noto un modello matematico (es. primo ordine o secondo ordine) aggiungo il pid nella retroazione, se applico Tustin o Al-Alaoui come mi suggerivi, per fare una valutazione qualitativa (usando sempre excel purtroppo per il momento) potrei ottenere un risultato anche fosse soltanto discreto o sufficiente? Oppure quello che ottengo è totalmente fuorviante?
Per tornare poi al quesito iniziale, più o meno noto un modello matematico (es. primo ordine o secondo ordine) aggiungo il pid nella retroazione, se applico Tustin o Al-Alaoui come mi suggerivi, per fare una valutazione qualitativa (usando sempre excel purtroppo per il momento) potrei ottenere un risultato anche fosse soltanto discreto o sufficiente? Oppure quello che ottengo è totalmente fuorviante?
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1. Per quanto riguarda il multi rilevamento devi specificare quante sorgenti di calore, quanti punti di rilevamento e quanti set-point cioè quante temperature devi controllare.
Nel disegno è stato rappresentato un ambiente generico ove sono illustrate le sorgenti di calore
i rilevatori
ed i punti ove si vuole imporre la temperatura
.
Devi specificare :
A) Le caratteristiche geometriche e fisiche dell'ambiente.
B) Quante e dove sono le sorgenti termiche e come sono fatte ( modello fisico dell'emettitore di energia)
C) Quanti e dove sono i punti di rilevamento termico ( modello fisico del sensore )
D) Quanti e dove sono i punti dove vuoi imporre la temperatura ambientale.
A questo punto si può iniziare a fare un discorso serio per impostare la soluzione del problema.
2. Se approssimi con una tecnica che ti evita l'instabilità numerica puoi fare i calcoli anche con Excel anche se non è un metodo ortodosso.
Nel disegno è stato rappresentato un ambiente generico ove sono illustrate le sorgenti di calore
i rilevatori
ed i punti ove si vuole imporre la temperatura
.Devi specificare :
A) Le caratteristiche geometriche e fisiche dell'ambiente.
B) Quante e dove sono le sorgenti termiche e come sono fatte ( modello fisico dell'emettitore di energia)
C) Quanti e dove sono i punti di rilevamento termico ( modello fisico del sensore )
D) Quanti e dove sono i punti dove vuoi imporre la temperatura ambientale.
A questo punto si può iniziare a fare un discorso serio per impostare la soluzione del problema.
2. Se approssimi con una tecnica che ti evita l'instabilità numerica puoi fare i calcoli anche con Excel anche se non è un metodo ortodosso.
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