Scusa se non ti ho più risposto. Vorrei continuare il discorso che ha iniziato
IlGuru. Vediamo di alzare un po’ il livello, se ci riesco.
La questione che sollevi riguarda sia la validità dei teoremi derivati dagli assiomi del prodotto scalare, sia il motivo per cui la metrica viene chiamata così invece di essere semplicemente indicata come “prodotto interno”. Per chiarire, iniziamo col dire che non tutti i teoremi che valgono per il prodotto scalare positivo definito continuano a valere in presenza di una metrica indefinita, come quella che incontriamo in relatività generale. Ad esempio, la disuguaglianza di Cauchy-Schwarz non è valida in generale. Se consideriamo la metrica di Minkowski nella relatività speciale, che è data da

, possiamo osservare che g(u, u) può essere positivo, negativo o nullo, a seconda del tipo di vettore u. Questo comportamento è incompatibile con la positività definita, che è essenziale per la validità della disuguaglianza di Cauchy-Schwarz. Ad esempio, un vettore temporale u con g(u, u) < 0 e un vettore spaziale v con g(v, v) > 0 possono violare la relazione

.
Questo ci porta a chiarire perché si usa il termine “metrica” invece di “prodotto interno”. La scelta di chiamarla metrica deriva principalmente dal contesto della geometria differenziale e della relatività generale, dove il termine “metrica” descrive una struttura che consente di misurare lunghezze, angoli e intervalli sullo spazio tangente. Anche se non è positivo definita, la metrica definisce proprietà geometriche fondamentali. In geometria differenziale, una metrica è una forma bilineare simmetrica non degenere, che permette di definire la geometria dello spazio o dello spaziotempo, indipendentemente dalla positività definita. Ad esempio, nella relatività generale, la metrica

è un tensore che determina non solo la lunghezza degli intervalli nello spaziotempo tramite

, ma anche le proprietà causali (se un intervallo è di tipo temporale, spaziale o nullo) e la curvatura dello spaziotempo.
Un altro motivo per cui si preferisce il termine “metrica” è che essa è una struttura globale, definita su tutto lo spaziotempo, mentre il prodotto interno è una nozione locale definita su un singolo spazio vettoriale. La metrica permette di mettere in relazione prodotti interni in punti diversi dello spaziotempo e, più in generale, di descrivere la curvatura dello spaziotempo attraverso il tensore di Riemann, che è una derivata della metrica. Inoltre, nonostante in uno spazio euclideo un prodotto scalare induca una norma e quindi una metrica di distanza, nel caso della relatività generale la metrica g non induce una norma nel senso tradizionale, poiché g(u, u) può assumere valori negativi, positivi o nulli. La distanza tra punti nello spaziotempo non è una nozione semplice come in uno spazio euclideo e include considerazioni causali.
Infine, c’è una ragione storica e fisica. Nella relatività generale, la metrica è il cuore della teoria: è ciò che descrive come la materia e l’energia influenzano lo spaziotempo attraverso le equazioni di Einstein. Chiamarla “prodotto interno” sarebbe riduttivo, perché il suo ruolo va ben oltre quello di una semplice misura locale sui vettori tangenti. Per comprendere questa differenza, possiamo pensare che in geometria euclidea la metrica è un concetto implicito dietro il prodotto scalare, mentre in relatività generale la metrica è il concetto fondamentale, da cui discende tutto il resto, incluso il prodotto interno.
In definitiva, il motivo per cui si usa il termine “metrica” è che questa struttura non solo generalizza il prodotto interno, ma definisce la geometria globale dello spaziotempo e le sue proprietà fisiche, superando di gran lunga il ruolo del prodotto interno nei contesti classici.