Ianero ha scritto:E' vero che il linguaggio (matematica) serve a "descrivere" la realtà (fisica), ma a volte il linguaggio è troppo perfetto ed ideale, infatti esistono tantissimi paradossi che non trovano riscontro nella realtà.
Pensiamo ad esempio al paradosso di achille e la tartaruga.
Il paradosso della tartaruga sembrava tale agli antichi filosofi greci solo perché il calcolo infinitesimale è stato inventato oltre duemila anni dopo (Leibnitz vs. Newton). Quel paradosso non è un problema molto diverso dal seguente:

- problema infinito
- infinito.png (3.96 KiB) Osservato 6325 volte
Se ogni quadrato successivo ha lato metà del precedente e continuassi a costruirne una fila infinita, l'antico filosofo avrebbe pensato paradossalmente a una serie (S linea blu) che si prolunga all'infinito.. ma forse no,

se fosse arrivato Socrate a far notare che bastava tracciare una congiungente fra i vertici per evitare di cadere nell'infinito (linea rossa).. infatti un matematico moderno ti dimostrerebbe semplicemente che nel
limite infinito il risultato CONVERGE, appunto
a un valore FINITO di lunghezza S=2L che poi è anche quello delimitato dalla congiungente rossa: questa è un modo elegante di risolvere il problema per un'altra via, senza conoscere il calcolo infinitesimale.
lillo ha scritto:kotek ha scritto:La matematica è lo strumento creato dall'uomo per andare alle disperata ricerca della conoscenza.
Secondo me rappresenta la descrizione di un mondo ideale, perfetto.
L'uomo non ha creato nulla.
2+2=4 non lo ha deciso l'uomo, ma 2+2 fa 4 proprio perché 2+2=4.
In quest'intervento hai espresso un pensiero molto filosofico e che apprezzo, anche se non personalmente non lo condivido (ma su questi argomenti, in generale, è molto questione di gusti personali

), io credo l'esatto contrario: la Fisica nel senso che usavano i greci cioè la natura/cosmo non ha bisogno di contare o distinguere è solo l'uomo che cerca di descriverla che ha bisogno di ragionare in termini di numeri e concetti. Non a caso già nell'antichità qualcuno filosofeggiava <<l'uomo come misura di tutte le cose>> (intendendo però qualcosa di leggermente diverso da ciò che sto per dire), io voglio interpretarlo alla lettera: se non ci fosse la mente umana come soggetto attivo non avrebbe senso parlare di misura e matematica.
kotek ha scritto:lillo ha scritto:il mondo dove noi viviamo è tutt'altro che ideale, è tutt'altro che perfetto.
Secondo me rappresenta la descrizione di un mondo ideale, perfetto.
Ma se noi siamo in grado di pensare a qualcosa di perfetto (la matematica), ma il mondo reale è imperfetto, esisterà un "posto" perfetto?
Molto personalmente trovo che questo genere di considerazioni siano semplicemente mal poste. Io faticherei molto a definire qualcosa perfetto e qualcosa imperfetto, tanto quanto faticherei a definire il concetto di "grande" e "piccolo", probabilmente diffido troppo delle categorizzazioni in senso assoluto. Alla mente umana piace categorizzare ogni cosa, ma spesso non si fa caso che sono solo convenzioni labili, che hanno senso solo per il contesto in cui è stato abituato il nostro cervello ad associare. La natura è molto più
sfumata di quanto il nostro cervello è abituato a pensare.
Le teorie fisiche non sono né perfette né meno: possono essere più o meno eleganti ma è solo un fatto estetico. Semplicemente permettono di descrivere e prevedere con un certo grado di approssimazione un certo fenomeno. Il fatto che ci sia approssimazione non vuol dire che la teoria sia sbagliata (questo concetto dal punto di vista scientifico è una bella gatta

) o la realtà imperfetta (semmai complessa

), ma solo che spesso si trattano i fenomeni in maniera separata per semplicità! Esempio: se voglio descrivere il moto di un proiettile considero le leggi orarie e trascuro quasi sempre gli attriti e innumerevoli altri fenomeni secondari (non mi metto a considerare la forza di archimede sul proiettile

o ancora più insensatamente addirittura effetti relativistici

): la descrizione del modello è appropriata per quel
grado di descrizione richiesta.
lillo ha scritto:ecco, proprio a questo mi riferisco.
ovviamente non idea di cosa tu stia parlando, ma quanto hai citato è un argomento che rientra nell'universo Matematica.
Ora ti chiedo se tale argomento ha riscontri fisici.
Ti è già stata data risposta, ma parlando per casi generali, anche qui, il fatto che io possa applicare un ragionamento logico, sviluppare un teorema o perfino creare una branca della matematica, non vuol dire che questa debba avere sempre per forza un riscontro fisico. Così come con le 21 lettere dell'alfabeto io posso scrivere innumerevoli opere e non è detto che tutte queste siano utili o didattiche. Così come posso costruire un circuito o una macchina senza avere un riscontro immediato pragmatico.
Comunque la matematica spesso non dimentichiamoci che non è solo e soltanto fisica, tutt'altro: molte teorie hanno riscontri in
economia (dal banale calcolo finanziario agli algoritmi crittografici e all'opposto crittanalisi) o perfino
scienze sociali (teoria dei giochi, sarebbe interessantissima se applicata ai nostri politici

) per non parlare delle
reti di comunicazioni e dell'
informatica e anche sì
biologia e
medicina (dinamica delle popolazioni, studi statistici).
Esisteranno delle branche della matematica che non hanno applicazioni pratiche? Può darsi

è molto probabile, ma non è detto a priori che sviluppare uno strumento, non possa comunque servire in futuro e viceversa senza strumenti, alcune descrizioni fisiche diventano difficili da portare avanti. Un paio di esempi: l'elettromagnetismo fatto al liceo scientifico è costretto ad usare dei concetti "poco potenti e poco flessibili" (circuitazione e flusso), che in una trattazione universitaria si trascurano, perché si dà per scontato la conoscenza del calcolo differenziale (divergenza/rotore e teoremi annessi). Lo stesso, quando in Analisi ti presentano i simboli di Landau, cominci a chiederti seriamente perché per anni hai dovuto penare a calcolare dei limiti.
kotek ha scritto:Ripongo la domanda, esisterà un "posto" dove c'è una completa corrispondenza tra la matematica ed il "posto" stesso?
Certo!

La testa di ciascuno

quando ragiona senza commettere errori...
D'altra parte perfino per l'antichissimo Platone, le idee che provenivano dall'Iperuranio facevano capolino pure nell'intelletto di chi pensava.. un affascinante pensiero filosofico.. solo che IO gli avrei contestato che l'iperuranio non aveva senso di essere altrove, se non coincidere con la sua mente e mi sarebbe tanto piaciuto chiedergli: quando un "cavallo particolare" avrebbe cessato di essere una sfaccettatura dell'idea di cavallo per diventare la sfaccettatura imperfetta di qualcos'altro. Ma d'altronde si potrebbe dire che la FILOSOFIA è una sorellastra più vecchia della FISICA con cui condivide l'essere stata partorita dalla LOGICA, ma non il padre che è il MITO; quindi qualsiasi filosofo può fare le considerazioni che vuole senza mai venire a capo di nulla,

dato che non ha il mezzo del
metodo scientifico e il fine della ricerca è molto diverso.