Grazie mille a tutti. Ho capito tutto perfettamente con l'ultima spiegazione di Lele

@Isidoro: Calcolando l'impedenza parallelo tra L e C alla freq. di risonanza, ovvero sostituendo

nella

al posto della

ottengo

. Cosa dovrei capire da questa formula? Scusate, ma non ci arrivo
@rusty: Il corso non è un corso di elettrotecnica. Quello l'ho seguito e terminato quasi due anni fa. La materia è teoria dei segnali e questo è semplicemente un esempio che viene usato per chiarire un criterio detto di Paley-Wiener. Vengono date le formule e vegono riportatii circuiti, ma non viene spiegato un bel niente e nemmeno a lezione il professore ha spiegato un bel niente a riguardo. Sto cercando solo di chiarirmi le idee e non lasciare niente incompleto

Inoltre, il corso si elettrotecnica che ho seguito tempo fa non è stato niente di che e ricordo che ho dovuto studiare e capire tutto da solo. Infine, i filtri non li abbiamo mai visti prima di ora. Io avevo solo sentito parlare dei filtri e immaginavo a cosa potessero servire, ma non li abbiamo mai trattati ne nel corso di elettrotecnica, ne in quello di elettronica
P.S. Non so se conoscete il criterio di Paley-Wiener che riguarda i sistemi lineari e stazionari la cui risposta in ampiezza è a quadrato integrabile:

e quindi vale per i filtri passa basso e passa banda ideali. Si dice che il sistema lineare e stazionario è causale se è verificata la condizione necessaria

e la risposta in frequenza

è quella di un sistema causale.
Purtroppo questa condizione è necessaria ma non sufficiente perché non viene detto come deve essere la funzione

che porti a un sistema causale.
La funzione integranda del secondo integrale è non convergente per le risposte in ampiezza nulle su intervalli di frequenza di ampiezza non nulla. Questo implica che il secondo integrale vale solo per una risposta in frequenza che si annulla solo per un insieme di punti della frequenza e quindi intervalli di frequenza di misura nulla.
A questo punto, perché la seconda funzione integranda non è limitata su intervalli di misura non nulla? Io penso che il motivo sia il seguente:
- se il modulo della risposta in frequenza è nullo in intervalli di ampiezza non nulla, allora possiamo spezzare l'integrale in più parti e abbiamo che, negli intervalli in cui la risposta in ampiezza è nulla, abbiamo al numeratore il

che naturalmente tende a più infinito e quindi l'integrale non è limitato in questi intervalli. Negli intervalli in cui la risposta in ampiezza è non nulla, allora abbiamo un valore non infinito, ma nella somma finale otterremmo comunque un valore infinito. Giusto?
- se invece la risposta in ampiezza è nulla soltanto in corrispondenza di determinati valori ( anche un'infinità numerabile) della frequenza, l'integrale improprio possiamo spezzarlo ancora e considerare i limiti per f che tende rispettivamente ai vari punti in cui la funzione si annulla e, avendo al numeratore una funzione di logaritmo, il risultato ottenuto facendo il limite sarà un valore non infinito.
E' giusto come lo vedo io? Non avevo capito inizialmente il perché l'integrale converga per risposte in ampiezza che si annullano in determinati punti della frequenza. Spero che sia questo il motivo... in caso contrario gradirei una vostra spiegazione
