PREMESSA
Come emerge dalle discussioni ai problemi sollevati dalla Direttiva Enel DK 5600 del marzo 2004 (dopo l'analisi teorica sono riportati alcuni interventi dei partecipanti al Forum di Electroportal) è di grande attualità la funzione della bobina Petersen con cui il neutro è collegato a terra.
TEORIA
Nei sistemi a neutro isolato la corrente di guasto a terra dipende dalla capacità di esercizio della rete ed è tanto più elevata quanto maggiore è l'estensione della rete in cavo.
La bobina Petersen collega il neutro a terra. Lo scopo è di ridurre il valore della corrente di guasto la quale, teoricamente, è nulla se l'induttanza della bobina è accordata (in risonanza) con la totale capacità di esercizio.
NB:La bobina si può schematizzare sia con elementi in serie, quindi con un'impedenza Zs=Rs+jXs sia con elementi in parallelo, quindi con ammetteza Yp=1/Zs=Gp+jBp. Com'è noto Gp=Rs/Zs2 e Bp=-Xs/Zs2. Se Rs<<|Xs|, Gp<<|Bp| per cui nella schematizzazione della bobina con elementi in parallelo la reattanza Xp=1/|Bp| è molto minore della resistenza Rp=1/Gp.
Per analizzare l'azione della bobina Petersen nei riguardi del guasto a terra, si faccia riferimento alla fig. 1 in cui i generatori di tensione sono ideali; con C sono rappresentate le capacità di esercizio dei conduttori di linea rispetto a terra e con Lp l'induttanza della bobina Petersen.
fig. 1
Supponiamo ci sia un guasto a terra per la fase 1.
Possiamo condurre l'analisi in vari modi. Lo vedremo usando il teorema di Thevenin e ricorrendo al metodo dei componenti di sequenza.
Con il teorema di Thevenin
Il circuito cui fare riferimento è quello di fig. 2 che rappresenta il generatore equivalente di Thevenin visto tra i punti 1 e T, che alimenta l'impedenza di guasto Zg.
La tensione del generatore, Eth, è la E1. Infatti U1T=E1-UTN ed UTN=0 poiché le tre capacità uguali costituiscono un carico equilibrato. Con Millmann, indicando con Rs la resistenza della bobina Petersen e con Xs la sua reattanza nella schematizzazione serie, si ha:
UTN=j3/X'*(E1+E2+E3) / (j/X'+1/(Rs+jXs)
che è nulla perché il sistema delle E è simmetrico, quindi E1+E2+E3=0.
L'impedenza interna, ZTh, è il parallelo delle tre reattanze capacitive 1/wC, quindi X'=1/3wC, con la reattanza induttiva della bobina di Petersen schematizzata con elementi in parallelo, Xp=wLp . In parallelo c' anche la resistenza Rp che, per le considerazioni precedentemente fatte si può trascurare.
La corrente di guasto è data da
Ig=ETh/(ZTh+Zg).
Nel caso di guasto franco, cioè Zg=0, essendo 1/ZTh=YTh=1/Zp+1/Zc=-j/Xp+j/X' si ha
Ig=E1/ZTh=E1*YTh=E1*j(1/X' 1/Xp)
Ig=E1*j(3wC 1/wLp)
Da essa si vede che se Xp=X' (risonanza parallelo), cioè wLp =1/3wC quindi se l'induttanza della bobina vale Lp=1/3w2C la corrente di guasto è nulla: Ig=0.
La bobina di Petersen annulla dunque, teoricamente, la corrente di guasto a terra se il valore della sua induttanza entra in risonanza con la capacità di esercizio della rete. In tal caso l'impedenza del generatore di Thevenin, ZTh diventa infinita.
Per conseguire lo scopo, essa va dimensionata sulla rete cui è inserita.
Il neutro isolato, essendo Zth=Zc=-jX' darebbe invece luogo, sempre in caso di guasto franco, ad una corrente capacitiva
Ig=E1/ZTh=E1/(-jX')=jE1*3wC
crescente con C, quindi con l'estensione della rete, importante soprattutto per le reti in cavo dove la capacità di esercizio è maggiore di quella delle linee aeree.
Esiste, con il neutro isolato, anche un ulteriore problema: la tensione che assumono le fasi sane in caso di guasto verso terra. La tensione suddetta è data, per il secondo principio di Kirchhoff, dalla differenza tra la tensione di fase e la tensione tra terra e neutro.
Si ha cioè
U2T=E2-UTN
U3T=E3-UTN
Come si ha
U1T=E1-UTN
Poiché
U1T=E1*Zg/(Zg+ZTh)=E1/(1+Zg/ZTh)
Si ha
UTN=E1*(1-1/(1+Zg/ZTh))=E1/(1+Zg/ZTh)
Se il guasto è franco, come quello esaminato, la tensione verso terra della fase guasta è nulla, mentre la tensione tra terra e neutro è uguale alla tensione della fase stessa, cioè E1. Nelle fasi sane la tensione fase terra assume il valore della tensione concatenata.
Se il guasto ha una resistenza finita la tensione nelle fasi sane assume un valore compreso tra il valore della stellata verso terra e la concatenata. Ciò impone che l'isolamento verso terra sia dimensionato comunque sempre per la concatenata.
Se poi il guasto è induttivo, le cose si complicano ulteriormente.
Consideriamo il neutro isolato ed il guasto induttivo puro, Zg=jXg con Xg=wLg dove Lg è l'induttanza del guasto. Si ha Ig=E1/(ZTh+ Zg)=E1/(-jX'+jXg )=-jE1(-1/3wC +wLg) che diventa infinita, se Lg=1/3w2C, condizione di risonanza, con tensione infinita ai capi del guasto, cioè tra fase guasta e terra. Si ha in tal caso Zg/ZTh=-1 per cui tende all'infinito la tensione tra terra e neutro, UTN, e, con essa, la tensione delle fasi sane.
In pratica la tensione non sarà infinita perché ci sarà sicuramente una resistenza di guasto diversa da zero, ma la tensione verso terra, prodotto dell'impedenza di guasto Zg=Rg+jwLg, per la corrente di guasto, che in condizioni di risonanza sarà Ig=E1/Rg, potrà assumere valori elevati e la tensione verso terra compromettere definitivamente l'isolamento.
La bobina Petersen adattata alla linea, impedisce i valori elevati della corrente di guasto, limitando le tensioni del sistema verso terra anche nel caso di guasti induttivi. Infatti, con bobina accordata, si ha Zg/ZTh=0, poiché ZTh è infinita. La tensione UTN non supera la tensione della fase guasta e quella delle fasi sane verso terra non supera la concatenata.
Si può limitare la tensione verso terra anche con l'impiego di una resistenza di messa a terra del neutro, RP. In questo caso si ha Zth=RP(-jX')/( RP-jX'). Se il guasto è puramente induttivo, si ha Ig=E1/(RP(-jX')/( RP-jX')+ jXg). E' inoltre Zg/ZTh=(R-jX')/(-RX'/Xg).
In condizioni di guasto risonante X'=Xg, quindi Zg/ZTh=-1+jX'/R.
Da cui UTN=-jE1*R/X'.
Affinché la tensione terra neutro non superi il valore della tensione di fase basta che sia R<X' cioè
R<1/3wC.
Componenti di sequenza.
Il guasto di una fase a terra corrisponde alla serie dei tre bipoli di sequenza diretta (D), inversa (I) e zero (0). Le tensioni di sequenza D,I e 0 sono quelle presenti nei generatori, che qui si suppongono solo di sequenza diretta.
Le impedenze di sequenza si ricavano imponendo nella sezione di guasto una terna di sequenza D,I, 0, dopo aver annullato la fem dei generatori di rete ed eseguendo quindi il rapporto tra la tensione del generatore di una fase e la corrispondente corrente immessa.
Quindi Zd=Ed/Id; Zi=Ei/Ii; Z0=E0/I0
Il bipolo alla sequenza diretta è costituito dalla tensione a vuoto verso terra, quindi la tensione stellata, con in serie l'impedenza di guasto, essendo nulle le impedenze di linea e dei generatori, per ipotesi.
Il bipolo alla sequenza inversa comprende la sola impedenza di guasto, essendo per ipotesi simmetrica la terna delle tensioni stellate.
Il bipolo di sequenza zero è costituito dalla serie dell'impedenza di guasto con il parallelo della reattanza della capacità di una fase rispetto a terra e di una reattanza induttiva pari al triplo della reattanza Xp della bobina Petersen. La figura mostra le reti per il calcolo di Z0.
La corrente di guasto è allora data da
Ig=3*E1*(3Zg+1/(1/j3Xp-1/jXc))=3*E1(3Zg+j(1/Xc-1/3Xp)
che, nel caso di guasto franco diventa
Ig=3jE1(1/Xc-1/3Xp)= jE1(3wC-1/wLp)già trovata in precedenza.
Discussione sul DK5600 marzo 2004 - (Da Forum di Electroportal)
Pierluigi
Un argomento molto sentito nelle zone in cui l'ENEL
procede al cambiamento di esercizio della rete MT con l'introduzione
delle bobine di "Petersen", è costituito dall'adeguamento
delle protezioni utente alle prescrizioni di cui alla IV edizione
del documento DK 5600 (del marzo 2004).
In particolare non è più possibile l'utilizzo, come "Dispositivo
generale" di un IMS (interruttore di manovra -sezionatore).
Ora, è interessante osservare che l'ammissibilità di tale soluzione
(per piccole cabine, con unico trasformatore sino a 400 kVA) era
ancora ribadita nella III edizione del DK 5600 (emessa soltanto
un anno prima, nel febbraio 2003).
Questa situazione comporta che i quadri MT di questo tipo recentemente
realizzati, spesso a servizio di piccole aziende, sono da sostituire,
con aggravi economici difficili da giustificare (nei confronti del
proprietario) ed oggettivamente poco opportuni in un quadro congiunturale
come quello attuale.
La motivazione della sostituzione (tecnicamente ineccepibile) risiede
unicamente in esigenze di continuità del servizio, alla luce degli
orientamenti dell'Autorità per l'Energia.
E' mia opinione che allo stato attuale si possa affermare che non
esiste alcun obbligo giuridico e normativo (la DK 5600 non è una
norma CEI e pertanto non ha valore giuridico ai fini della definizione
dello "stato dell'arte") ad eseguire tale trasformazione.
L'unico soggetto abilitato a stabilire questo obbligo è l'Autorità
per l'Energia, che allo stato attuale non mi risulta abbia ancora
deliberato in materia (per esempio fissando la data ultima di adeguamento
e le relative sanzioni).
Ho espresso le mie opinioni, desidererei un riscontro delle Vostre.
Massimo
Per ora l'adeguamento viene richiesto solo per le nuove cabine e per eventuali modifiche o cambiamenti di cabine vecchie. In questi mesi ho assistito a convegni tecnici, che vertevano sulla nuova direttiva Enel, organizzati da vari costruttori. Da questi incontri ho inteso che per aderire al sistema dei rimborsi che l'Autorità per l'Energia andrà ad allestire, bisognerà adeguarsi entro il 2006, se si ha una potenza maggiore di 500kW, e entro il 2007 per potenze minori. Chi non si adeguerà, dovrebbe pagare una "multa" che andrà a finanziare i rimborsi da richiedersi in caso di interruzioni o cattiva qualità dell'energia. Questo è quanto ho capito io. Essendo per ora l'argomento piuttosto nebuloso potrei sbagliarmi.
Michele
Confermo che, attualmente, l'obbligo di seguire la nuova DK 5600 riguarda
esclusivamente le nuove forniture o la trasformazione di cabine
esistenti. In questi casi, se non sei conforme al DK5600, non ti
viene erogata energia.
Per tutti gli altri casi, l'obbligo scatterà con l'approvazione
del regolamento d'attuazione da parte dell'Autorità per l'energia,
che, da quanto ne so, è prossimo e ricalca la DK 5600 .... A intenditor
poche parole.... Chi non si adeguerà, non potrà beneficiare dei
rimborsi "automatici" in caso di black-out e "automaticamente"
potrà essere accusato di essere responsabile di eventuali disservizi
con la conseguenza di pagare "automaticamente" i danni
a tutti gli utenti coinvolti nel black-out.
Marco
Aggiungo solo, a corollario di quanto gia' ben esposto dai colleghi, che
comunque se l'ENEL manda al cliente la lettera nella quale comunica
i nuovi valori di taratura per il cambio dello stato del neutro,
le protezioni della cabina devono essere obbligatoriamente ritarate.
Correggetemi se sbaglio, ma questa operazione si fa nei relè elettronici
del quadro MT, quindi non dovrebbe comportare spese di sostituzione
di pezzi. Al massimo penso si dovrà aggiungere un relè (il 51n?).
Michele
Alla richiesta dei valori di corrente di guasto e tempo di intervento
delle protezioni, l'ENEL invia anche un allegato con riportate le
tarature delle protezioni, ma è un allegato standard (di fatto è
presente anche la taratura per la 67N che è richiesta in casi specifici)
con l'ottica di "anticipare" gli eventi, ma di fatto non
obbliga l'utente a conformarsi; mi spiego meglio, al momento attuale
l'ENEL non cessa la fornitura se non adeguo la mia cabina elettrica
esistente e se non vengono fatte delle modifiche.
Purtroppo non è vero che basta installare solo il relè di protezione
51N per essere in regola con la DK5600.
- Non sono più ammesse le cabine alte;
- ci vuole il locale misure dedicato;
- non si può installare più di 2 trasformatori pari alla taglia limite prevista senza dei particolari accorgimenti;
- non sono più ammesse le protezioni a fusibili come DG;
- non sono ammesse le protezioni dirette;
- il cavo di collegamento MT con Enel deve essere di sezione minima 95 mmq;
- i riduttori di corrente e tensione devono avere determinate caratteristiche così come i relè di protezione;
- ecc.
Mettiamo poi la sfiga che ho una cabina primaria con trasformazione che alimenta altra cabina di trasformazione per cui ho l'obbligo anche del direzionale di terra, ma non ho posto per i TV.
Marco
Non mi sono spiegato. La nuova DK5600, come è stato già detto, si applica solo agli impianti nuovi o nel caso di lavori di ampliamento/modifica di cabine esistenti.
Cosa fare però agli impianti esistenti, nel caso in cui l'ENEL comunichi il cambiamento dello stato del neutro?
Non si applicano le prescrizioni edilizie, meccaniche, ecc. della DK,
in quanto io utente non sto facendo modifiche alla cabina. Ma il
cambiamento del neutro cambia la gestione della "sicurezza
elettrica", quindi l'utente non può temporeggiare e rimandare
la questione.
Mi sembra in tal caso necessario applicare (o meglio usare) quella
parte di DK che riguarda le sole protezioni, alle quali e' necessario
adeguarsi subito con le tarature.
Massimo
Il cambiamento dello stato del neutro viene già previsto nelle nuove cabine dove serve il direzionale. Infatti vengono impostate tre soglie sempre attive, una per il neutro a terra, una per il neutro isolato e una omeopolare, a 150A istantaneo, per il doppio guasto a terra. L'Enel in ogni istante, per propri scopi (tipo manuntenzione), può cambiare lo stato del neutro della linea al quale l'utente è allacciato. Il cambiamento del neutro non interessa l'utente nel caso il suo contributo capacitivo ad eventuali guasti sia trascurabile, e ricada quindi nel caso di avere installato solo il 51N. Per adeguarsi occorre soddisfare tutte le esigenze e le prescrizioni presenti nella DK5600 e soddisfare i campi di taratura richiesti dal DK 4452 con una protezione certificata. Presso gli impianti esistenti, certe vecchie protezioni direzionali non soddisfano nemmeno i campi di taratura richiesti (la direzionale veniva usata solo in casi molto rari) e non possono avere le due soglie attive. In pratica chi volesse adeguarsi solo per le tarature, se avesse già un 51N ma ricadesse nella condizione odierna di avere il direzionale, se impostasse i 3A richiesti per la 51N, si ritroverebbe con il relè che scatta in modo intempestivo per guasti esterni; se avesse già il direzionale, probabilmente non potrebbe averlo con le due soglie attive. L'adeguamento deve essere totale.
Michele
Attenzione che l'ENEL e relativa DK 5600 della sicurezza dell'utente se ne frega altamente. L'obbiettivo primario è la continuità di servizio e quindi la selettività tra le loro protezioni e quelle degli utenti. Significa che se ho un guasto di terra sul mio trafo, prima di far intervenire le loro protezioni intervengono le mie. Quindi non devo ritarare nulla ai fini della sicurezza; il coordinamento per la protezione dai contatti indiretti lato MT rimane lo stesso, se non cambiano i valori di corrente di guasto e tempo di intervento delle protezioni, e anche se cambiano, e magari risulta che non sono più coordinato, non è che tarando la mia protezione 51N risolvo il problema....
Marco
Giusto, quindi la nuova situazione con il Neutro compensato comporta due
cambiamenti :
- la corrente di guasto a terra sarà diversa
- le tarature sono diverse.
Cosa si profila quindi per il cliente ?
Mi sembra di poter riepilogare un paio attività sostanziali:
- controllare il coordinamento dell'impianto di terra.
- ritarare i relè di protezione (sempre che siano entro il range,
altrimenti è necessario cambiarli).
In tal caso, visto il nuovo acquisto da fare, tanto varrebbe acquistare
relè completi di tutte le protezioni.
Pierluigi
Ritengo utile chiarire i motivi che erano alla base del mio messaggio:
- il documento DK 5600 afferma al punto 2 che "i criteri si applicano...limitatamente al sistema di protezione in occasione del cambiamento di esercizio della rete MT su cui è allacciato un cliente ESISTENTE, da neutro isolato a neutro collegato a terra tramite impedenza";
- l'ENEL in alcuni casi, in occasione di tale cambiamento, ha chiesto ad utenti esistenti di attestare il possesso dei criteri in questione;
- piccole utenze sono dotate di quadri MT monoblocco con IMS non equipaggiabili con relè elettronico (in particolare è quindi impossibile disporre di protezione 51 N).
Massimo
Il neutro compensato con la bobina di Petersen, è stato introdotto
per diminuire le correnti di guasto a terra che, vista la tendenza
di sostituire le linee aeree con linee in cavo e con la naturale
espansione della rete, stavano diventando sempre più rilevanti.
La diminuzione delle correnti di guasto, come effetto secondario
dava la possibilità di avere un impianto di terra con valori di
resistenza più facilmente ottenibili. Su questo dato di fatto si
è inserita la vicenda dell'Autorità per l'Energia, che ha portato
il fornitore a esigere la massima selettività ai propri clienti
per non creare disservizio agli altri. Selettività e correnti di
guasto più basse, hanno significato protezioni più sofisticate negli
impianti più complessi ed estesi, che con le basse correnti di guasto
a terra ora richieste rischiavano di non essere selettivi rispetto
ai guasti esterni.
Prima l'Enel era solita richiedere per un impianto a 15kV di tarare
la 51N a 6 A, ora la taratura richiesta è la metà. Chi, ad esempio,
ha un impianto esistente con un interruttore con montato un relé
integrato SACE PR521 LSIG come protezione generale, può raggiungere
questa taratura cambiando ad esempio il toroide esterno da 100/1
a 50/1. Il relè non è per nulla conforme alla DK5600, ma la taratura
richiesta potrebbe essere ottenuta. Però non credo che questo sia
accettato da Enel , che nei suoi documenti, scrive cose ben chiare.
Quindi credo che, per essere a posto, bisogna seguire quanto dice
la direttiva, che può essere discutibile in parecchi punti, ma per
l'utente è incontestabile. Allo stato attuale, secondo me, è evidente
che le cabine andrebbero adeguate. Poi, in futuro, tutto è possibile
e potrebbero essere accettate anche soluzioni per le cabine esistenti
che per ora non sono plausibili. Trovandomi ad adeguare un impianto
che necessita di 67N, ho utilizzato per la prima volta un relè della
Merlin Gerin S41. Ebbene ho scoperto che questo, per ricavare la
51N per il doppio guasto monofase, utilizza la somma dei tre TA,
visto che con il toroide associato al massimo si arriva a 30°. Infatti
questo toroide è un normalissimo toroide di bassa, che non ha nulla
da spartire con i toroidi 5P20 con tanto ferro richiesti dalla DK5600.
La Merlin Gerin dice che va bene così e anche l'Enel lo accetta,
quindi non bisogna stupirsi.
Concludendo la DK5600 scrive chiaramente certe cose, ma che alla
fine possono essere aggirate. Quindi, forse, prima di spendere soldi
è meglio esserci assolutamente costretti.
Marco
O, ecco che vedo uscire il vero tecnico (o meglio consulente tecnico),
"forse prima di spendere soldi è meglio esserci assolutamente costretti"
Non come ragionano i commerciali o le imprese
installatrici che propongono di rifare tutte le cabine !!
Comunque tornando nei casi pratici,
"piccole utenze sono dotate di quadri MT monoblocco con IMS non equipaggiabili con relè elettronico (in particolare è quindi impossibile disporre di protezione 51 N)".
penso che in questi casi il problema sia risolvibile installando alla
base della cella MT dei TA passanti nei cavi di media, ed installando
il relè in un quadretto a parte, per poi collegarlo alla bobina
di sgancio, di cui tipicamente sono dotate anche le celle tipo IMS.
Resta solo da vedere se sotto la cella o nel cunicolo c'è lo spazio
fisico di infilare i 3 TA nei cavi di media.
Massimo
Aspettare fino all'ultimo rende possibile anche avvalersi di apparecchiature
appena uscite che consentono di risparmiare tempo e lavoro. Ad esempio,
tra poco la Sace metterà in commercio un
relè integrato con l'interruttore compatibile con il vecchio PR521,
ma, al contrario di questo, conforme alla DK5600 con alimentazione
aux, segnalazioni e certificato insieme ai sensori di corrente e
al toroide. Sicuramente la Merlin Gerin farà lo stesso per sostituire
i vecchi VIP. Poi, magari, uno può sperare in qualche proroga, che
salvi gli impianti con piccoli trafo e fusibili. Certo se le cose
restano così, per questi non ci sarebbe scampo: ma non si può mai
dire. Tecnicamente, come dicevo, le prescrizioni sono molto chiare
e inequivocabili, ma poi c'è sempre qualcuno che trova una scappatoia.
A mio avviso, se si fosse seri, non dovrebbe essere consentito derogare.
L'adeguamento è richiesto solo sul dispositivo generale e, per chi
ricade nel caso di dovere, avere il
solo 50-51-51N, la spesa non sarebbe certo eccessiva. Comunque il
futuro è ancora incerto. secondo me. La soluzione di mettere dei
TA sul sezionatore sottocarico con fusibili, non è praticabile:
i sezionatori non hanno le prestazioni di interruzione del corto
circuito degli interruttori; sono costruiti per aprire automaticamente
dopo che sono intervenuti i fusibili. Un costruttore di relè, la
Orion Italia, ne costruisce uno, usato soprattutto all'estero, che
fa sì che si possa impostare un valore di corrente di cto cto o
energia termica, che sia il limite all'intervento del sezionatore.
Oltre tale soglia l'interruzione è affidata ai fusibili. Tale soluzione
viene utilizzata in sud America. Comunque il potere di interruzione
dei sezionatori consente di aprire, se associati a un 51N; se intervenisse
per 50, probabilmente si danneggerebbe e farebbe intervenire comunque
i fusibili (gli effetti sul sezionatore dipenderebbero dalla taratura
del relé e da quella dei fusibili). Ovviamente il relè di cui parlavo
prima, non è certificato DK5600 e tale soluzione non sarebbe mai
accettata
Mario
Se un installatore deve adeguare un quadro di media già asservito da Enel, inserendo le dovute protezioni (50-51-51N), la preesistente certificazione del costruttore del quadro decade? e come bisogna certificare tale intervento da parte dell'installatore?
Marco
In linea di massima, la sostituzione di un relè
nel quadro con un modello diverso o più "avanzato", non
modifica le caratteristiche meccaniche del quadro stesso. Tanto
meno la presenza di uno strumento quale un relè può alterare la
dissipazione termica della carpenteria. Non mi sembra quindi necessario
intervenire sulla "certificazione CE" di prodotto del
Quadro di Media Tensione. Tra l'altro l'inserimento di relè piu'
sofisticati, tutto sommato, mi sembra aumentare il livello di sicurezza
dell'impianto. Sempre che la taratura sia effettuata con la dovuta
precisione, aspetto sempre molto trascurato.
Non è difficile, girando per gli impianti più disparati, vedere
relè di protezione montati senza che sia nemmeno stata aperta la
calotta!
Ritornando sui binari della certificazione, direi che, al termine
dell'intervento, l'installatore debba allegare la Dichiarazione
di Conformità ai sensi della Legge 46/90, con indicato il tipo di
lavoro svolto.
Una modifica del genere, comunque, deve sempre essere accompagnata
dal progetto di un professionista, il quale deve indicare per iscritto
i valori di tutte le tarature dei relè di protezione.
Massimo
L'adeguamento di vecchie cabine secondo la nuova
DK5600 è un'attività che in questo momento è piuttosto diffusa.
I valori di taratura delle protezioni in questo caso vengono forniti
dall'Enel che, nel caso di nuove cabine o rifacimenti, pretende
siano soddisfatte le sue richieste per fornire energia. In pratica
le sue clausole contrattuali hanno valore più vincolante di una
qualsiasi normativa, essendo incontestabili. Il progettista può
dare i valori di taratura delle cabine poste a valle della ricezione,
ma in quest'ultima bisogna tarare secondo i valori che ci comunicherà
l'ente fornitore
Silvia
Interessante. Quindi le protezioni del DG non
sono soggette ad obbligo di progetto? Mi sono persa l'abrogazione
dell'articolo 4 comma b) del DPR447/91... quando è stata? Se è ENEL
che dà la regolazione, perché non la certifica anche?
Caro installatore: ENEL propone una taratura in
base alle sue esigenza di selettività o di esercizio; chi dà
la regolazione di tutto ciò che è a valle del punto di consegna,
è il progettista che timbra, che ovviamente (compatibilmente con
le esigenze di sicurezza e funzionamento previste dalle norme CEI)
tiene in conto anche le esigenze ENEL. Difficile sostenere il contrario
davanti a un giudice.
Relativamente al tuo adeguamento (visto che devi
inserire delle protezioni di massima corrente) temo tu debba sostituire
anche dei fusibili con un interruttore automatico... quindi la certificazione
del quadro decade completamente. Devi quindi emettere la DDC 46/90,
allegare il progetto obbligatorio e (ti consiglio
anche) la nuova certificazione del quadro.
Massimo
Le cabine elettriche ovviamente sono tenute a obbligo di progetto, però in pratica nella cabina di ricezione le prescrizioni della DK5600 marzo 04 non lasciano molto spazio di manovra al progettista. Egli deve per forza installare un relè che sia dichiarato conforme dalla casa costruttrice alla direttiva. Se decide di montare un relè equivalente, con gli stessi campi di taratura, l'Enel può decidere di farglielo sostituire, per dare tensione. I valori di taratura forniti da Enel sono sempre molto alti. Il progettista può decidere sicuramente di tarare la protezione a valori più bassi, (nel caso la ricezione alimenti direttamente un piccolo trafo dovrà scegliere valori compatibili con la protezione di quest'ultimo), però non gli è consentito di derogare dai valori forniti. La stessa scelta dei TA e del toroide sono, in pratica, imposti dall'ente fornitore con caratteristiche tali da non correre il rischio di andare in saturazioni per correnti di cto cto da 10kA
Silvia
Sull'obbligo del progetto in effetti la posizione del legislatore è chiara.
Su quanto scrivi dopo, avrei da aggiungere che...
1)Se lo spazio di manovra in cabina di ricevimento è ridotto, figuriamoci
nelle cabine a valle. E quindi che si fa? Progettare senza vincoli
sarebbe un lavoro inutile, di cui tutti sarebbero capaci.
2)Il relé deve essere in grado di svolgere correttamente le protezioni
previste dal progettista (che nel prescriverle tiene conto anche
delle esigenze Enel). Relativamente al costruttore del relé (a meno
di non essermi persa l'abrogazione del DM 20/2/1992) è l'installatore
che lo sceglie e ne assume la responsabilità, emettendo la DDC 46/90.
Non riesco a immaginare per quale motivo Enel potrebbe o dovrebbe
discriminare tra prodotti marcati CE e aventi prestazioni equivalenti
- anche se dall'altra parte, quello di turno che su queste cose
fa perdere tempo, al 99% c'è sempre -.
3)Relativamente ai TA e al toroide dico "finalmente" e
"GRAZIE ENEL"... perché presumi che il progettista non
sia in grado di applicare la norma CEI 11-1/5.2.4.1 (sulla saturazione
dei TA), e perché, in più di lui, prevedi anche il guasto bifase
a terra! Ma con che criterio allora il progettista dovrebbe essere
in grado di applicare tutto il resto della 11-1
e delle norme che gli vanno dietro?
La indicazioni DK5600 sui TA non saranno il frutto della mente (profonda
ma limitata) di qualcuno che capendo solo di TA ritiene che la loro
saturazione sia il dramma esistenziale degli impianti? Se è così
bisognerebbe ammettere che in Enel almeno uno che capisce di TA
c'è... meno male che non c'è nessuno che ne capisce di tutto
il resto. (Sempre vedere il lato positivo).
Massimo
Ti posso assicurare che allo stato attuale l'installatore
può emettere tutte le dichiarazioni che vuole, ma se non si utilizzano
relè che la casa costruttrice dichiara conformi alla direttiva,
e si impegna a sostituirlo nel caso un laboratorio qualificato
lo dichiari difforme, l'Enel non dà tensione. Lavoro in una ditta
che costruisce cabine MT. Non facciamo installazione, ma seguiamo
i clienti che hanno bisogno. Da aprile ho seguito decine di cabine
e, per ora, la situazione è questa. Infatti tutte le case emettono
questa dichiarazione (merlin gerin per i sepam , abb, thytronic,
areva fir, microelettrica scientifica). Relè di prestazioni equivalenti
possono non essere accettati (sostituzione ad esempio dove occorreva
un 50-51-51N di un Fir MX3AM30A con un MX3DK5600, il primo relé
semplicemente non sarà certificato). Per quanto riguarda la scelta
dei TA, qualora il costruttore della protezione non certifichi
il complesso TA-toroide-protezione, possono in pratica essere solo
dei 300°, con fattore limite di precisione 30, come viene consigliato
nella DK che coprono la quasi totalità dei casi.
Nelle cabine a valle il progettista ha più libertà di scelta, nel
senso che può ad esempio optare per il sezionatore con fusibili
(infatti per il risparmio tutti fanno così in genere anche in presenza
di trafo di potenza rilevante.

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