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Arturo e le tapparelle

Non sono mai tanto entusiasta quando mi alzo al mattino.
Chi mi conosce potrebbe dire che non sono mai entusiasta sempre.

Ma questo è un altro discorso, anche perché, secondo me, non è proprio così. Ma non voglio perdere subito il filo. E’ che i giorni scorrono via come palline lungo un pendio. Sto sempre a pensare che ne è stato di tutte le palline finite nel fondovalle. Perché hanno corso? Perché sono scese? A che sono servite? Perché poi dovrebbero essere servite a qualcosa ... e via di questo passo. Anche da giovane, direi bambino, ero perseguitato da tali inutili pensieri. Scorrevano e scorrono dentro di me contro la mia volontà. Un tentativo (da parte di chi poi ?) per convincermi, come se ce ne fosse il bisogno, che le risposte non le troverò mai o che tutte quelle che potrei trovare non mi soddisferanno.

Beh, bando alle ciance, direi. Volevano essere un'introduzione a quanto desideravo raccontare. Niente di eccezionale, né di particolarmente originale. Un normalissimo fatto quotidiano. Di quelli che si confondono subito nel rumore generale della vita. Con una specie di morale, inutile quanto le precedenti domande; così, tanto per dire: "Ecco cosa resta di una vita" icon_neutral.gif

Dicevo: mi alzo, come al solito, senza particolare entusiasmo. Da tre giorni c’è anche il frigo che mi irrita, o meglio mi deprime. Un frigo che non fa freddo quando fa caldo. Perché sabato, domenica, lunedì e martedì (oggi è il mercoledì di un luglio degli anni 2000 e rotti) sono stati i giorni più caldi di quest’estate. Un frigo acquistato quattro anni fa: Ariston, classe A, mod. MB11S. no frost (e poco funz, aggiungerei icon_smile.gif).
La scorsa estate, stesso problema: non fa freddo; il compressore non va, o va per un po’ e poi si ferma. Insomma una vera scocciatura. E la roba va a male. Si può coniare ... frigatura? icon_rolleyes.gif
Puntuale stamattina se n’aggiunge un’altra.
La tapparella (che noi però chiamiamo persiana) della porta finestra della cucina si è bloccata.
Giovanna me lo dice subito. Avevo già notato da alcuni giorni che funzionava male e me l’aspettavo.
Non per stamattina, ma me l’aspettavo.
Brontolo, ma se pur malvolentieri prendo scala, avvitatore, cacciavite, forbici. Levo la tavola del cassonetto. E’ lunga poiché il cassonetto comprende la finestra oltre alla porta-finestra. Giovanna mi aiuta, sostenendola dalla parte opposta, arrampicata su una scaletta.
Sono convinto di dover solo spostare le strisce di tapparella.
Invece la sorpresa: si è spaccato il listello superiore, con gli occhielli per l’aggancio al rullo.
Un ricambio non ce l’ho proprio. La GS poi, marca delle mie tapparelle, credo anche sia fallita. Chi mai venderà questi ricambi in paese? Guardo su Internet, che mi mostra un’unica ditta a Sabbioni.
Sabbioni?!icon_rolleyes.gif
Comunque telefono.
“No, no, qui non trattiamo proprio tapparelle”.
E’ una voce d’uomo, grossa, mezzo addormentata e scocciata.
“Ma guarda, ‘sto cretino” starà pensando, mentre mi dice: “Barile in paese le ha”.
Barile è chi me le ha vendute vent’anni fa, per quello. Ma se n’è già andato all’altro mondo, ed il figlio fa il pittore e installa parquet. Telefono. Squilli e squilli. Nessuno risponde. Di bene in meglio.
Giovanna allora gioca la carta Carlo. Il nostro vicino è molto più preparato di me sulle manutenzioni di casa.
Ci sono sempre furgoncini che vanno e vengono. O per pitturare, o per cambiare antenna, o per installare tende, o cambiare tubazioni, o aprire pozzetti, o montare casette per il giardino, o cambiare mobili. Insomma quasi una garanzia di soluzione. Difatti:
“Me cognà senz’altro el gà tuto”1, mi dice mentre guarda il listello rotto che gli sto mostrando.
Nel frattempo ho però pensato ad un rimedio. Ricaverò io gli occhielli dal listello superiore che ho già sfilato. Mostro a Carlo come intendo fare, e lui annuisce.
“Ad ogni modo, se non va ben, gh'è sempre mé cognà. A mezojorno”2
L’idea che ho avuto mi permette, finalmente, di usare il mio trapanino Drehmel.
Però, ti pareva?, mi manca proprio l’accessorio che mi servirebbe: una fresetta. Rabbia.
Ma non mi arrendo e rimedio con la punta del trapano. Ovviamente poi non trovo una lima decente per smussare i bordi e mi arrangio con i minidischetti abrasivi del Drehmel. A mano però perché non trovo l’accessorio su cui montarli!
Comunque alla fine funziona tutto!
Sono sudato, ma mi è sparita la rabbia.
Giovanna ora è contenta. E’ sempre preoccupata e non sa mai bene che fare quando sono di umore nero. Per queste cose da poco poi! (per lei sono sempre cose da poco queste).Beh, meno male.

Non è la prima volta che aggiusto tapparelle ed ogni volta non posso fare a meno di pensare ad Arturo.
Con un sorriso ed un po’ di nostalgia.
A quei tempi mai avrei immaginato che le sue avventure con le tapparelle del nostro vecchio appartamento, sarebbero diventate un ricordo tenero ed un po’ commovente.
Ricordo il suo sbuffare; il suo ansimare asmatico sulla la scala; il suo borbottare e martellare.
Poi scendeva a lavoro finito, e spiegava a mamma cos’era successo alla persiana e cosa aveva fatto per ripararla. Io ascoltavo ed ogni tanto mi rivolgeva il suo sguardo, leggermente strabico sotto i capelli grigi.
Gli guardavo la mano grossa e ruvida che stringeva gli strumenti usati: cacciaviti, forbici, qualche pezzo di nastro ... e
“Porca miseria! Il martello!…”.
Il martello lo dimenticava regolarmente dentro il cassonetto. A volte se ne ricordava quando già era tornato nel suo appartamento, di fronte al nostro. Ed allora scendeva le sue scale, suonava il nostro campanello e, vedendolo, capivamo subito: si era dimenticato il martello dentro il cassonetto.
Risaliva sulla scala, risbuffava, risudava, riapriva, richiudeva, riscendeva.
Sorridevamo.

Era così. Un operaio in pensione dopo quarant’anni di lavoro come manutentore nello jutificio. Marito di Ofelia, amica di mamma. Un’amica non particolarmente allegra:
“Eh, cara signora Martini, dai settanta ai ottanta, i xè i ani dea morte!”
Le piaceva conversare con mamma. Forse mamma qualche volta sarebbe stata bene anche senza, ma avevano in comune la passione dei lavori all’uncinetto. Così molti pomeriggi, suonava, saliva a fatica le tre rampe di scale, con quel suo culone enorme da trasportare, e passava un’oretta o due in compagnia di mamma. Era lei che ci aveva consigliato Arturo quando ci successe il primo guaio alle persiane. Era orgogliosa delle sue capacità meccaniche.
E’ così che Arturo, per intercessione di Ofelia, era diventato il nostro riparatore di tapparelle.
Forse gli piaceva anche, però non ne sono sicuro pensando al mio stato d’animo quando se ne rompe una come stamattina.
Non voleva nemmeno una lira ovviamente, come tutti quelli che hanno sempre lavorato senza arricchirsi. Forse contribuiva a farlo sentire utile anche nell’età della pensione, con le rughe che si ingrossavano, i capelli che imbiancavano e le spalle che si incurvavano, mentre l’asma gli arrotolava le parole che emetteva a gruppi, veloci e sovrapposte, rauche e difficili da capire.
Ecco. E’ tutto quello che a me è rimasto della sua vita. E’ poco? Non so cosa debba restare e se debba restare qualcosa di ognuno di noi. Non so se ognuno di noi serva a qualcosa. Di certo il mondo fa senza di ognuno, però il mondo sembra fatto di tutto ciò di cui può fare senza.

Siamo stati vicini per un paio di decenni e non ricordo neanche di preciso quando l’asma se lo sia portato via.
Mi pare prima di Ofelia e, mi pare, entrambi negli anni della morte.
Ma veniva ad aggiustare le nostre tapparelle, che abbiamo sempre chiamato persiane.

E così lo rivedo sempre, ogni volta che mi capita di aggiustare una tapparella: rientra nel suo appartamento, un po’ curvo ed un po’ claudicante, ansimante ma soddisfatto, perché stavolta ha il suo martello ben stretto nella grossa mano.

Indice

[1] Mio cognato ha senz'altro tutto
[2] Ad ogni modo se non va bene, c'è sempre mio cognato. A mezzogiorno.

Libro

il racconto è inserito anche in questo libro cartaceo

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Commenti e note

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di ,

Il permanere non nella mente ,ma nel cuore....

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di ,

Posso essere completamente fuori strada, ma sento l'influenza del Manzoni in maniera prepotente. Veneziane a parte, lo scrivere qualcosa che non sia direttamente correlato alle proprie conoscenze puo a volte essere molto difficile.

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di ,

Le piccole riparazioni in casa ... chi è che non è interessato .. :D ma mai immaginarne un simpatico racconto.

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di ,

Molto belli questi racconti di vita admin. Ricollegandomi ad una delle ultime frasi del racconto, credo che ognuno di noi serva a qualcosa, anche a poco ma serve, anche se quel "poco" è relativo perché ciò che per una persona è poco per un altro e tanto e viceversa. E credo che di ognuno di noi rimanga qualcosa, ne sono convinto : un ricordo, un immagine. E del resto la vita è fatta anche di questo, di ricordi che sopraggiungono nei momenti più disparati, nei momenti di quotidianità, come quello che ha descritto.

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di ,

Memento mores dicevano i Latini. Sul frigorifero Ariston ne avrei da dire io ...

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