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Sono arrivato!

Venerdì 18 marzo 1983, verso le ore 20, decisi di bussare alla porta d'uscita di mamma.

Erano trascorsi cinque giorni da quando, con lei e papà, mi ero recato dal dottore che desiderava controllarmi per televisione. (Non sapevo ancora che non si trattava di un normale televisore, quello dei cartoni animati per intenderci, ma dell'ecografo, un nuovo strumento elettronico di diagnosi). Sabato poi era la festa del papà, ed avevo sentito mamma incerta sul regalo; ho allora pensato di aiutarla perché gli facesse quello più bello. Poiché il mio individuale Big Bang, da quel che mi sembra di aver intuito, capitò dopo l'incredibile Italia-Brasile del 5 luglio 1982, avrei dovuto nascere un paio di giorni dopo Pasqua, una festa il cui significato un giorno mi spiegheranno, ma che, per i bimbi, ha di bello le uova di cioccolato con la sorpresa. Così, pur se in leggero anticipo come sorpresa, avrei accontentato anche mio fratello Marco che, dico la verità, avevo proprio voglia di vedere. La sua voce l'avevo già sentita quando mi parlava servendosi della mamma e avevo capito che mi sarebbe stato simpatico e che mi avrebbe insegnato molte cose.

Ad ogni modo torniamo a venerdì sera.

Mamma intuì quali fossero le mie intenzioni. Lo disse a nonna che avvertì il papà impegnato in cantina in cose che m'incuriosiscono, ma che non capisco ancora bene (e probabilmente nemmeno lui ;) ). Marco si rese conto di quanto stava succedendo e, senza tanto indugiare, cominciò a riempire la valigia di mamma:"Presto, presto!" lo sentivo dire.

In quel momento il papà salì e telefonò all'amico Giancarlo, compagno di banco al Liceo, il dottore che mi aveva fotografato per primo, informando i miei genitori che ero un maschietto. Mi aveva anche misurato la testa ed il femore sorprendendomi proprio nel momento in cui mi succhiavo il pollice.
Anche mamma parlò per telefono con il dottore perché la sentii tutta agitata e la voce, ogni tanto, le si spezzava.
Non ero però preoccupato per lei. So che è emotiva, ma è forte ed ha coraggio da vendere. Io invece mi resi conto d'avere un po’ di paura: iniziavo un viaggio nuovo e, come si sa, ogni partenza è impegnativa e piena di incognite. Sapevo, se n'era parlato spesso, che mamma aveva dimostrato una gran forza nel mettere al mondo Marco, quindi era esperta, mi avrebbe incoraggiato ed aiutato. Io mi sarei impegnato a fare del mio meglio.
Il dottore tranquillizzò telefonicamente tutti, fissando in ogni caso l'appuntamento di controllo per il sabato mattina. Andammo tutti a letto ma io dormii poco: ormai fremevo per il viaggio definitivamente deciso.
Venne il mattino. Mamma salutò la nonna ed il suo primo bambino, cioè mio fratello Marco, e, insieme a papà ci avviammo all'Ospedale Civile di Rovigo.

Qui iniziò davvero il mio viaggio verso la luce. Non volevo far male a mamma, e non volevo farne neppure a me: ero però incerto sulla posizione da assumere per uscire. Ogni tanto davo dei colpetti perché mi sentissero e facessero dei segnali istruttivi e rassicuranti, ma ad un certo punto mi veniva paura e mi fermavo.
Il cunicolo appariva stretto, dal fondo arrivava un flusso che rischiarava le mie palpebre chiuse, ma non riuscivo a decidermi di buttarmi con convinzione: aspettavo che la via diventasse larga e sicura. Avrei giurato d'essere più coraggioso e determinato il giorno prima, invece adesso che era il momento che contava, mi prendeva ogni sorta di timore, mi tenevo in disparte con la testa, mi nascondevo e, chi spiava dall'altra parte del cunicolo, lo sentivo dire: "Il parto non è ancora aperto bene". I miei timori non erano poi tanto ingiustificati.
Aspetta aspetta e in poco tempo venne domenica.
Papà ed il dottore passarono la notte parlando delle loro cose. La faccenda andava per le lunghe tanto che sentii il dottore dire "Beh, è l'una vado a pranzo e torno subito". Già le tredici di domenica, pensai!
Anche papà andò a casa per il pranzo. Tutti ormai erano convinti che solo verso sera avrei deciso il da farsi.
Allora pensai di sbrigarmi: sollecitai con vigore la mia forte e paziente mamma e lei, stringendo i denti, mi spinse definitivamente dentro la galleria che mi incuteva timore.
Era una paura ingiustificata perché in pochi minuti la percorsi e mi trovai in un posto largo e pieno di luce.
Saranno state circa le 14:30.
Ero bagnato e così all'aperto e tutto nudo sentii freddo, e per questo piansi. Mi asciugarono subito, mi avvolsero in una coperta e mi portarono da mamma.
Non vi dico le emozioni che provai nell'accostarmi, per la prima volta dal di fuori, al suo corpo morbido e caldo!
Mi venne subito l'impulso di tuffare il viso nel seno soffice, cercando con la bocca la preziosa sorgente del mio futuro nutrimento che improvvisamente capii che c'era.
Sentii che anche lei provava una felicità immensa, così potei rilassarmi e dormire.
Poco dopo arrivò papà e quando mamma lo vide, dal letto, dove una coperta grigia la riscaldava mentre io riposavo nel lettino di una stanza con ampia vetrata vicino ad altri miei simili, con inevitabile commozione gli disse: "E' nato!"
Papà la baciò, corse a vedermi, quindi ritornò a casa per prendere la nonna e mio fratello Marco.

Iniziai così la mia avventura.
Tutti parlavano di Nicolò: questo fu il nome che mi diedero, un'idea del dottore amico di papà e di mamma, il quale, alla fine di una visita di controllo, dopo aver parlato di nomi, gridò loro, appena usciti dall'ambulatorio: "Chiamatelo Nicolò!". Il nome piacque e devo dire che mi sta bene.
Un sacco di gente venne a vedermi all'ospedale attraverso il vetro della 'nursery' e poi a casa e dentro la carrozzina.

Tutti ora vogliono che apra gli occhi, tutti sostengono che sono bello, buono, e fanno un sacco di versi, anche i più vecchi ed è proprio strano vederli così.
Io per il momento non li ascolto molto, ho in pratica solo sonno e fame.
La mia mamma intanto mi dà una pappina buona, dolce, e mi pulisce sempre.

Tutto è cominciato bene.

Adesso devo riposarmi, poi vedremo: ho una vita davanti.

Libro

il racconto è inserito anche in questo libro cartaceo

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Commenti e note

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di ,

Dolci emozioni rivissute grazie al tuo racconto.....

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