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Il mererendum

Indice

Come tutto era cominciato

Nella settimana precedente al referendum di giugno al bar “Il Cantone” se ne erano sentite di tutti i colori.

Una buona metà dei pensionati che giornalmente passavano il tempo in infinite discussioni erano stati durante il loro periodo lavorativo dipendenti delle officine Breda, ora Hitachi, ed avevano sulla pelle tutto il sale delle lotte sindacali degli anni ottanta, quelli della crisi della loro azienda.

Le lotte li avevano forgiati e avevano consolidato la loro amicizia che anche in questa occasione si era palesata nelle discussioni che avevano caratterizzato il tempo precedente lo svolgimento della consultazione referendaria.

Gli altri amici erano stati impiegati di enti pubblici o dipendenti delle innumerevoli aziende artigiane della provincia di Pistoia, ma tutti avevano nelle loro vene il sangue di una sana e mai sopita lotta politica che trasudava in ogni chiacchierata senza mai trascendere in conversazioni meno che leali e corrette, anche se non mancavano mai riferimenti personali, ricordi di successi ed insuccessi e tanti “Io te lo avevo detto” o un più generico “se almeno mi avessi dato retta”.

Discussioni per ore, commenti sugliarticoli dei giornali, chiarimenti chiesti e dati, poi alla finetutti rimanevano inevitabilmente delle proprie idee. Il giorno precedente al referendum l’atmosfera era calma e le chiacchierate erano amichevoli, ma già a mezzogiorno del sabato cominciavano a delinearsi delle posizioni più precise, senza arrivare ad una interpretazione unanime degli avvenimenti, per questo ci demmo appuntamento per il giorno dopo, la domenica, poco prima dell’ora del consueto aperitivo.

La giornata del referendum

Durante la cerimonia dell’aperitivo della domenica fu fatta la conta dei votanti, un exit-poll locale e limitato al gruppo di amici del bar.
Tra di noi il quorum sarebbe stato raggiunto con il 53% dei votanti, ma la sorpresa fu quanto ci rendemmo conto che solo uno dei referendum sarebbe stato approvato, le percentuali dei no variavano dal 48 al 55 per cento, uesti dati erano da tempo consolidati nonostante i lungi tentativi di convincimento dell’una e dell’altra parte.

Per dare una parvenza di veridicità al ragionamento che stavo per fare misi in bella mostra una calcolatrice scientifica ed ottenni tutte le percentuali possibili pur limitate a ventuno possibili votanti e tredici persone che erano già andati al seggio, così mi sentii di dire agli amici.

- Vista la competenza politica la capacità di analisi del nostro gruppo, noi amici del bar, è certo che, dopo aver verificato con la calcolatrice scientifica le percentuali su ventuno votanti, affermo che se questi dati potranno essere proiettati a livello nazionale, io proporrei che le future consultazioni si dovrebbero tenere solo con gli amici pensionati frequentatori del nostro bar, campione perfetto della realtà nazionale con un enorme risparmio di denaro e risorse pubbliche.

- Che vorresti dire, mi chiese Alfredo.
- Ho fatto calcoli e statistiche precise sul nostro voto, se domani i dati nazionali saranno comparabili con i nostri, proporremo di essere elevati a Campione Ufficiale Nazionale o CUN, in altre parole noi votiamo e il nostro voto viene preso come risultato ufficiale, per questo servizio chiederemo allo stato la metà dei soldi risparmiati.

- Ma non è possibile, disse Alfredo.

- Certo che almeno per ora non è possibile, ma noi, se i nostri risultati saranno comparabili con quelli nazionali, possiamo chiederlo, e lo chiederemo, al massimo ci diranno di no, ma quando si tratta di risparmiare denaro non si può mai sapere cosa succederà.

- Il tuo ragionamento, intervenne Marcello, non fa una grinza, staremo a vedere come disse il cieco.!!

I risultati ottenuti dal nostro campione li scrissi su un foglio che lasciai a Giovanna, dichiarai che il mezzogiorno della domenica era troppo distante dalla chiusura dei seggi, così salutai la compagnia e fissammo di rivederci il giorno successivo alle 15 per seguire in diretta i risultati e commentare ogni aspetto dello scrutinio.

Gli scrutini ed una idea un poco pazza.

Arrivai al bar il lunedì pomeriggio poco dopo le 14,30, vidi che erano già presenti una decina di persone del nostro gruppo.

Le discussioni sulla probabile mancanza del quorum erano già ad uno stadio avanzato, con accuse di disfattismo e citazione degli articoli della costituzione italiana.

Il Pancani era circondato da cinque o sei persone e stava ripetendo una specie di mantra commentato in modo sia ironico che favorevole dai presenti.

- Io, diceva, ho fatto il mio dovere di cittadino, vi ho anche detto per cosa ho votato, non come voi pelandroni che siete stati nelle vostre comode case ad aspettare che gli altri, presi da un grande senso civico, si facessero carico di tutto il lavoro. Anche per voi sono andato al seggio.

- Oggi fai anche il filosofo, disse ridendo Marcello, ho dove hai letto quelle parole?
- Dicci quanta gente c’era al seggio quando ci sei andato, chiese Giovanni.

- C’ero solo io, rispose il Pancani, ma questo non conta.

- Ecco vedi, lo riprese Giovanni, sicuramente non hai trovato da discutere.

- Fermi tutti, disse Alfredo, stanno per uscire i primi dati.

Tutti girammo le sedie verso lo schermo del televisore che era sintonizzato su una rete famosa per le sue maratone elettorali.

Nell’attesa fin dell’inizio del programma stavamo parlando fra di noi facendo previsioni su quanto sarebbe stato trasmesso nei minuti successivi.

- Zitti caproni, sibilò Giorgio che ormai quasi sordo si era messo in prima fila e girava il lato destro della testa verso il televisore, lato in cui aveva installato l’apparecchio acustico.

Una ragazza ben vestita, con qualche foglio in mano si presentò sullo schermo parlando da una sede istituzionale e con un certo imbarazzo lesse dei numeri che sancivano il fallimento completo del referendum per il mancato raggiungimento del quorum.

- I soliti disfattisti, disse Giorgio, che vista la posizione della sua sedia aveva ascoltato perfettamente.

- Non ci prenderanno mai come Campione Ufficiale Nazionale, disse Alfredo ridacchiando, non possiamo presentarci, siamo anomali anche in questo.

Senza far trapelare alcun sentimento sentenziai.

- Il nostro campione elettorale non vale neppure un euro bucato, speriamo nella prossima volta.

Nessuno di noi parlava, molti stavano ridacchiando, altri esprimevano la loro sorpresa con espressioni che non lasciavano niente all’immaginazione.

Marcello si alzò in pedi, dal suo un metro e novanta girò lo sguardo su tutti gli amici e,

- Cosa credevate, o pellegrini, che io mi sbagliassi e agissi come uno sprovveduto, questi sono i motivi per cui ho disertato le urne.

E ci fece per un paio di minuti una esposizione mista tra il serio ed il faceto con la suo solita dialettica usando un linguaggio che mai avevo sentito al bar.

- La bestia che discorso ci hai fatto o dove hai studiato, chiese il Pancani, se lo facevi prima neppure io sarei andato al seggio per votare.

- Eh! Lui ha studiato filosofia, disse Mario.


Poi rivolto a Marcello:

- Perché non sei mai intervenuto prima a parlarci della tua scelta di voto.

Marcello si rialzò dalla sedia, attese qualche secondo poi:

- Sono troppo rispettoso delle idee di ciascuno di voi, di ciascuno di noi, per prendere l’iniziativa e parlare o fare una specie di comizio, anche se qualche volta, sentendo i vostri discorsi, ne sono stato tentato. Nessuno mi ha chiesto niente ed io ho tenuto tutte le considerazioni per me.

- Ora che i giochi sono fatti, continuò Marcello dopo un attimo di attesa, posso parlare senza temere di offendere il pensiero di nessuno ed essere anche più incisivo con le mie argomentazioni

Il discorso dì Marcello si stava facendo molto serio e forse troppo impegnato tanto che i chiacchiericci erano terminati e sembrava che tutti avessero paura di parlare o di confrontarsi con le argomentazioni di Marcello.

Alfredo, uomo di grande esperienza, buon senso e capace di uscire da qualsiasi angolo, che fino a quel momento non aveva mai espresso il suo parere, intervenne.

- Prima di tutto, disse, ti ringrazio della lezione che ci hai dato in meno di cinque minuti, non tanto per la scelta di voto che hai fatto in questa occasione, ma per il discorso sulla libertà e sul rispetto delle idee di ciascuna persona che vale, come hai detto, un tesoro. Non importa se il pensiero è semplice o complesso, colto o ignorante, è una idea e se espressa in modo civile può portare solo ad un arricchimento della società, del gruppo di persone che ascolta.

- Si rispose Marcello, oggi tutti abbiamo vinto perché abbiamo aggiunto una esperienza alla nostra vita, poi possiamo o no essere d’accordo con quanto è successo, ma tutti noi, e così dicendo fece girare l’indice nei confronti dei presenti, dobbiamo ringraziarci l’un l’altro per l’esempio di civiltà che ci siamo regalati.

- Ci hai dato una lezione, disse Mario, ha smorzato tutti i risentimenti e penso che tu abbia rinforzato la nostra amicizia.

- Sicuro, disse il Pancani, il discorso che ci hai fatto è più forte delle merende che qualche volta facciamo nel tuo podere.

- Chiami podere un campo di mille metri, ma a proposito di merende, disse Marcello, sabato prossimo, il secondo di giugno che è anche la metà del mese, sarebbe il caso di ritrovarsi prima che molti di voi passino i prossimi due mesi al mare.

Lorenzo, serio e sicuramente contrariato per i risultati del voto referendario che stavano scorrendo sullo schermo della televisione, si avvicinò a Marcello e quasi sottovoce chiese:

- Senti Marcello tu sai che io non potrei mangiare i salumi, questa volta mettiamo nel menù anche del fo rmaggio, lì a Cireglio ci sono due pastori che fanno un pecorino che è una favola.

Fino a quel momento io mi ero limitato ad ascoltare, ma in quel momento mi venne una specie di illuminazione, un’idea che sarebbe stata la base di una delle nostre piccole avventure, mi avvicinai ad Alfredo e sottovoce gli dissi:

- Senti Alfredo, sto maturando una idea favolosa, fammi da spalla in questo discorso e vedrai che ci divertiamo.

Poi avvicinandomi a Marcello ad alta voce e guardando verso gli amici che ancora seguivano, senza molta convinzione, il flusso dei risultati, dissi:

- Sentite amici ho avuto una favolosa idea. Fino ad ora la merenda, o meglio il menù delle nostre merende, era stabilito da Giovanna che preparava il necessario e poi chi partecipava pagava in modo completamente equitario, ma ora abbiamo un grande opportunità che mi è venuta in mente seguendo gli avvenimenti di questa giornata.

- Oh cosa sarebbe, chiese curioso Alfredo mentre io facevo una pausa strategica.

- Ora vi spiego, dissi, ma vi sembra giusto che una faccenda così importante come le materie del referendum appena passato siano decise con un si o con un no senza che ci sia la possibilità di esprimere un parere, cioè un referendum ha solo due risposte, pensate come sarebbe bello avere tre o quattro risposte, sicuramente l’affluenza sarebbe stata più importante.

- Si, intervenne Alfredo, ma cosa c’entra questo discorso con la nostra merenda.

Giovanna ed altri clienti si erano avvicinati e aspettavano che uscisse il seguito del mio discorso.

- Che cosa vuoi dire, chiese Giovanna, non tenerci sulla corda.
Facciamo un mererendum, dissi ad alta voce senza far trapelare nessun tono scherzoso.

- Oh che sarebbe il mere… , chiese Alfredo.

Lasciai passare almeno dici secondi senza dire niente, poi. - Dai non tenerci sulla corda, disse Giovanna.

- Il mererendum, dissi come se dovessi aprire una conferenza, è, miei cari amici, il referendum sulla merenda, perché dobbiamo imporre la scelta standard a tutti i merenderos. Prima di procedere alla preparazione del cibo e delle bevande raccogliamo il parere così avremo una maggiore partecipazione alle scelte che coinvolgono tutta la nostra comunità.

- Inoltre mentre il banale referendum ha solo due scelte, si o no praticamente un codice binario, il nostro mererendum avrà più scelte, a Silvano chiedo se non vede un codice quantistico, dato che la scelta che ognuno di noi può fare è multipla, ad esempio finocchiona e prosciutto ma non formaggio.

Silvano, professore di fisica in pensione, chiamato in causa si alzò in piedi e.

- Hai ragione Carlo, è una differenza importantissima, io, ad esempio, amo il prosciutto, pensate, disse rivolto agli amici, una fetta di prosciutto tagliato a coltello che avvolge una fetta di pecorino, naturalmente stagionato almeno sei mesi: una goduria. Facciamo questo mererendum e vediamo i risultati.

Marcello era stato molto attento a quanto veniva discusso, era suo il campo dove si tenevano le merende, sembrava preoccupato.

- Non facciamo le cose troppo complicate, più contenitori si portano e più io debbo pulire,

- Sei grande e grosso, disse ridendo Gianni, e la merenda per te è gratis, poi rivolto a me, dai facciamo questo mererendum.

- Si risposi, vado a casa e preparo la scheda, ci vediamo mercoledì perché domani ho degli impegni lo spoglio delle schede lo faremo venerdì pomeriggio per dare il tempo a Giovanna di preparare quanto da voi, meglio da noi, scelto per la merenda.

Mi alzai salutai gli amici e con la mia bicicletta mi allontanai verso casa.

Avevo in mente di organizzare un piccolo seggio con una scatola che facesse sembrare una cosa seria una piccola zingarata tra amici e avrebbe fatto parlare molti cittadini di Pistoia.

La scheda di voto, la scatola-urna ed il regolamento.

In meno di un’ora preparai la bozza della scheda per il mererendum ed una sorta di regolamento per l’occasione, da una vecchia scatola da scarpe ricavai l’urna per raccogliere le schede votate.

Poi stampai un foglio di acetato trasparente con una grafica adeguata all’evento, il foglio lo appiccicai sul fronte della scatola-urna.

Nel complesso la cosa mi piaceva, telefonai ad Alfredo dicendogli che avevo finito il materiale e glielo inviai come immagini via email.

Dopo cinque minuti ebbi la risposta, quanto avevo preparato era stato molto apprezzato ed era stato visto anche da Marcello.

La scheda era molto semplice, stampabile in due copie per foglio ed entrava senza nessun problema nell’urna predisposta.

Stampai le schede e le numerai manualmente, piegai la scatola-urna, stampai anche due copie del regolamento, misi il tutto il una borsa per portarlo facilmente con la bicicletta al bar il giorno successivo.

la scheda del mererendum

la scheda del mererendum


‘’ Regolamento del memerendum’’ Tra gli amici del bar “Il Cantone” è indetto una consultazione sulle preferenze per la merenda di sabato 14.

Si possono votare più preferenze, ogni preferenza partecipa pro quota alla divisione delle spese.

Possono votare solo gli amici del bar, il voto non è segreto, noi siamo una dittatura amichevole.

Gli astenuti e gli imboscati potranno partecipare alla merenda ma mangeranno solo pane e berranno acqua di fonte, oppure pagheranno il doppio della quota percentuale su tutti icibi.
Le schede nulle non sono conteggiate.

Giovanna utilizzerà le preferenze per fare la spesa e suddividere i costi tra gli amici in base alle quote di preferenza espresse.

Giovanna potrà partecipare gratuitamente alla merenda di sabato 14.

Il seggio del mererendum.

Il mercoledì verso mezzogiorno arrivai al bar con una grossa borsa, chiamai Giovanna e gli mostrai quanto avevo realizzato. Avevo preparato la scatola cercando di farla sembrare una cosa seria assieme ad una trentina di schede per le votazioni.

L’ora era quella giusta, poche persone erano presenti, mettemmo il tutto su un tavolino della saletta, Giovanna non riusciva a trattenersi dal ridere pensando agli sfottò che avrebbero volato il giorno dello scrutinio.

Prima di lasciare il bar presi un foglio bianco e dopo aver scritto che lo scrutinio si sarebbe tenuto il venerdì alle quattro del pomeriggio lo appesi alla porta della saletta.
Appena finito notai che Giovanna mi aveva preparato un aperitivo analcolico a base di ciliege, molto buono, che aggiunse una nota piacevole al senso di fame che mi stava già assalendo.

Lo scrutinio

Non mi feci vedere al bar per un paio di giorni, un amico, Luigi un ex imbianchino, mi aveva fermato per strada, aveva sentito parlare del mererendum. Mi disse che si era sparsa la voce di una zingarata e molte persone erano passate dal bar Il Cantone per vedere e commentare quanto avveniva. Mi aveva anche detto che alcune persone avano commentato non positivamente questa iniziativa.

- Non credo di aver fatto niente di male, dissi a Luigi, ho solo preso l’occasione per una merenda tra amici.

- E come al solito hai fato una grande pubblicità al bar. Molte persone sono andate a vedere il seggio che hai preparato, ma possono votare solo il gruppo di “Amici del bar Il Cantone”, però si sono fermate e hanno anche speso.

- Non è colpa mia se lì ci troviamo bene ed i proprietari ci sopportano, lo sai che da un altro bar ci hanno praticamente cacciati.

- Si lo so, rispose Luigi, e si mangiano ancora le mani, so che hanno contattato Alfredo, che è un po' il capo del vostro gruppo, ma lui ha risposto che lì, al Cantone, vi trovate bene, ampio parcheggio, una saletta riservata ed una bacheca a disposizione.

- Anche io sono stato contattato, dissi, ma per ora non vedo il motivo di cambiare. E’ difficile convincere 20 persone e sinceramente abbiamo u ottimo rapporto con i proprietari.

- Hai ragione, mi disse Luigi, quasi quasi passo anch’io tra gli amici del vostro bar.

- Luigi ti aspettiamo nel nostro gruppo, dissi, e mi rimisi a pedalare per terminare le commissioni che avevo in programma.

Il pomeriggio del venerdì arrivai al bar verso le 15,30 erano già arrivati una decina di amici che appena mi videro mi salutarono al grido di

Ciao mererendario,

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Salutai e mi accostai al bancone dove in meno di un minuto mi raggiunse il solito caffè lungo, profumatissimo e caldo.

Presi il mio caffè e mi sedetti al tavolo degli amici.

- Aspettiamo le quattro, dissi mentre sorseggiavo la nera bevanda, poi faremo lo scrutinio del nostro mererendum.

- La voce di questa tua idea si è diffusa in città, mi disse Alfredo, c’è chi ci ride sopra e chi ti critica per i riferimenti al referendum.

Il Pancani che era stato quasi sempre in silenzio e che aveva preso molto male i risultati della consultazione della domenica precedente, tenendo lo sguardo fisso su un punto lontano disse:

- Mi sto chiedendo da giorni perché la gente non è andata a votare, belli erano i tempi quando ad ogni comizio si riempiva la piazza del Duomo.

Mi sentii chiamato in causa e gli risposi.
- Vedi Pancani, gli anni ‘80 del ventesimo secolo sono, da un punto di vista politico, lontano anni luce da questi anni. La società è andata avanti, i politici arrancano, non hanno un linguaggio chiaro, parlano per slogan, come se dovessero vendere un dentifricio.

- Guarda Pancani, ormai sono le quattro, dissi, e quasi tutti gli amici sono arrivati, prendiamo la scatola delle votazioni.

- Marcello si alzò con tre passi entrò nella saletta, prese la scatola e la mise sul nostro tavolo.

Dal mo zainetto presi fuori due fogli.

Dato che quando ero giovane ho fatto il presidente di alcuni seggi per le elezioni e anche il presidente di un seggio per il referendum sul divorzio, ho preparato la scheda per certificare i risultati. Nomino Marcello presidente e Alfredo segretario di questo seggio, io leggerò i risultati scheda per scheda e tutti voi siete autorizzati come scrutatori ad esaminare le schede e a contestare eventuali decisioni prese.

Detto questo aprii un lato della scatola che avevo preparato due giorni prima stando ben attento a non rovinare il frontale con la stampa grafica.

- Questa, dissi, è la scheda verbale delle votazioni che servirà a Giovanna per fare la spesa.

E porsi a Marcello una scheda pre compilata con cui si poteva riepilogare i dati che sarebbero di lì a poco usciti dallo scrutinio.

Il Pancani allungò il collo per guardare il foglio che avevo preparato.

- Bella ciccia, disse, sei davvero un grande organizzatore, se lo facevi te il referendum di domenica scorsa avresti invogliato la gente ad andare a votare.

. Non mi incensare Pancani, risposi serio, la politica non mi ha mai attirato, non per le difficoltà ma per i compromessi a cui bisogna sottostare. Io sono felice così e sono poche le persone che possono dire di divertirsi a vivere nonostante, come tutti, abbia avuto le mie bastonate.

- E chi non le ha avute disse Alfredo, vai facciamo questo scrutinio.

Rovesciai il contenuto della scatola sul tavolo ed iniziai ad aprire i fogli che erano contenuti al suo interno, leggevo il risultato che Marcello segnava sulla scheda riepilogo e passavo il foglio ad Alfredo che lo controllava e lo faceva girare tra tutti gli amici.

In meno di cinque minuti era tutto finito.

Marcello guardando i risultati chiese.

- Chi ha scelto l’acqua minerale e non il vino.

- Io, risposi con sollecitudine, sapete che sono anni che non assumo alcool, ma avete visto che risultati. Ora Giovanna può fare un acquisto mirato ed ognuno di noi sa esattamente cosa mangerà e quanto spenderà.

Giovanni, uomo di profonda cultura che non parlava mai a vanvera.

- Carlo ci hai dato una lezione, disse, hai fatto un progetto, hai proposto una soluzione, ci hai coinvolto, non ci hai detto o bianco o nero. Abbiamo partecipato. Purtroppo non è detto che sia espandibile questa modalità di referendum, propositiva e non impositiva. E’ una bella lezione.

Marcello mi passò la scheda con i risultati mi sembrava ben fatta, mi sentivo soddisfatto.

I risultati del mererendum

I risultati del mererendum


Controllai il riepilogo dei risultati, dalla tasca presi il cellulare e lo fotografai.

- Questo foglio insieme alla parte grafica della scatola ed una memoria di una decina di righe la mettiamo in bacheca.

Poi rivolto a Giovanna.

- Prendi questa è la lista di quanto portiamo nel campo di Marcello domani pomeriggio. Ora io debbo andare, ci vediamo domani direttamente a Cireglio, nel campo di Marcello.

Attesi qualche secondo e continuai.

- Domani ti porto il foglio preparato con la grafica da mettere in bacheca.

-Vi saluto tutti dissi alzandomi.

Mi avviai alla porta, presi la bicicletta e in pochi minuti arriva a casa, avevo molte cose da fare, mi sentivo tranquillo, soddisfatto di come si era evoluta la nostra avventura del mererendum.

In una decina di minuti lavorando con un programma di grafica ottenni il foglio da mettere in bacheca, foglio che avrei portato a Giovanna il giorno successivo.

La grafica in bacheca

La grafica in bacheca

Nel complesso mi piaceva e mi sentivo già pronto per la prossima zingarata.

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Commenti e note

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di ,

Divertente e riflessivo.Comlimenti!

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