Cos'è ElectroYou | Login Iscriviti

ElectroYou - la comunità dei professionisti del mondo elettrico

2
voti

Un weekend di pesca

Indice

Il venerdì al bar "Il Cantone".

Il venerdì al bar “Il Cantone” era da sempre un giorno speciale, alcuni amici che ancora speravano nella pensione arrivavano appena passato il tocco, altri, come noi che da tempo “hanno dato” come eravamo soliti dire, appena finito il desinare si ritrovavano per l’immancabile rito del caffè.

Giovanna, la barista, chiamava da sempre il prezzo del caffè pagato, la tassa sull’amicizia, dato che il primo che arrivava spesso lasciava il caffè pagato per altri tre o quattro amici del gruppo.

Mentre il venerdì mattina lo avevamo chiamato il venerdì della scienza da quando Roberto ci intratteneva con la sintesi della pagina centrale che un quotidiano del nord Italia dedica alla divulgazione scientifica, il pomeriggio era riservato ai piani per il fine settimana o meglio, come ormai eravamo soliti dire, al weekend da quando Andrea era tornato da una gita di pensionati a Londra e sfoggiava uno striminzito dizionario anglosassone.

I piani per il weekend di solito iniziavano verso le sedici quando il Pancani arrivava dopo che aveva terminato il giro di accompagnamento dei sui clienti nelle fiere dei vari paesi.

Il venerdì di cui parlo era, quell’anno, il primo del mese di aprile, la Pasqua, una noiosissima festività da passare con qualche parente era molto alta e ci stavamo chiedendo cosa potevamo fare per levarsi dalle faccende di casa che inevitabilmente le mogli o le compagne ci costringevano a fare all’inizio della primavera invece, come era loro consuetudine asserire, di bighellonare con i quattro amici sfaccendati del bar Il Cantone.

Eravamo una decina di amici seduti ad un paio di tavoli nella resede del bar quando vedemmo arrivare la macchina del Pancani, che ligio a tutte le regole, si fermò diligentemente allo stop e con una piccola accelerata occupò l’unico parcheggio libero nel marciapiede di fronte al bar.

- Ciao Pancani, lo salutò Alfredo appena lo vide aprire lo sportello e alzarsi, col suo metro e ottanta, ben sopra al profilo della macchina.

- Ciao a tutti, rispose, avete pagato la tassa sull’amicizia? Chiese.

- Certo Pancani, gli risposi subito, io stesso ho provveduto, oggi sono stato obbligato a versare l’obolo del venerdì ma, continuai, vedrò di rifarmi in serata.

- Allora, cosa avete pensato per questo weekend, o non avete più idee dato che l’età non solo vi ha prosciugato i sensi, tutti i sensi, disse ridacchiando e calcando la voce, ma anche il cervello.

Era chiaramente l’inizio di una disputa senza fine di prese in giro e sfottò a cui nessuno si sarebbe sottratto e che ognuno avrebbe alimentato.

- Io disse Roberto, sono libero, Luisa è andata da sua sorella che sta traslocando e non ho problemi né di orario né di percorso.

- Beato te, disse a bassa voce Andrea, io invece dovrei imbiancare il garage, non ne ho voglia, ma mia moglie ha comprato al Brico la tinta e non so come fare a dire di no.

- Se vuoi ti rompo un braccio e ti faccio fare un certificato, lo apostrofò il Pancani, conosco Franco che fa certificati per ogni malattia, vera o presunta.

- Io, dissi, propongo di andare a pescare all’Acquerino e di farsi cucinare il pescato dall’Alma alla trattoria dell’acqua. Ma, dissi con un attimo di sospensione, se data la vostra abilità non dovessimo pescare niente hanno le trote nel vivaio. Cucinano bene e per primo fanno delle pappardelle al cinghiale che sono una favola. Al bar erano famose le dispute fra pescatori, noti per la loro fantasia tanto che per molti anni non furono ammessi al festival della bugia che tiene in agosto a Le Piastre.

- Senti, senti, disse Alfredo, ha parlato il capitano Achab. Io di trote ne ho prese tante da aprire una pescheria.

- Oh chi sarebbe questo Achab, chiese il Pancani.

- Quello che prese la balena bianca, rispose Alfredo, la più grande balena dell’oceano.

- Bestia, disse il Pancani, chissà come doveva essere!!!!

L’atmosfera era ormai quella giusta e sarebbe stato un perfetto fine settimana.

Stava passando il classico minuto di silenzio periodo necessario alle nostre menti per cercare di trovare una soluzione alla domanda: Cosa fare??

Andrea se ne uscì con la soluzione:

- Bisogna fare una gara di pesca, disse, e mettere in palio un trofeo che poi metteremo qui al bar ben in vista.

- Si!! vuol fare la gara di pesca, lui, che l’unica pesca che ha fatto è quella di un biglietto alla fiera di Pontelungo, disse ridendo Alfredo.

- Ho preso più trote io, disse Andrea alzandosi in piedi e puntando il dito indice verso tutti i presenti, che voi tutti messi assieme.

Era il segnale che aspettavo, ci saremmo divertiti.

- Giovanna, chiamai ad alta voce, carta e penna, dobbiamo scrivere il bando della gara di pesca, il regolamento e firmare gli impegni di partecipazione.

Appena ottenuto il necessario iniziai a redigere un regolamento che era composto da un solo articolo.

Partenza alle 13 di sabato. La gara si sarebbe svolta dalle 15 alle 18 nel torrente Limentrella in località l’Acquerino. Si poteva usare una sola canna per persona e si doveva usare esca viva. Poi raduno alla locanda “Da Alma” alle 19, cena a partire dalle 19,30


Poi scrissi il bando da appendere alla bacheca del bar

Era indetta una gara di pesca, con cena alla locanda all’Acqua “Da Alma”. Potevano partecipare gli amici che frequentavano il bar Il Cantone.
Il costo della cena sarebbe stato diviso tra i partecipanti. Chi partecipava alla gara di pesca avrebbero avuto il caffè gratis.
Il vincitore della gara di pesca avrebbe ricevuto un trofeo e doveva tenere un discorso di sfottò verso i partecipanti che erano obbligati ad ascoltarlo.
Erano aperte le iscrizioni con deposito di una cifra simbolica quale impegno alla partecipazione.


Preparai anche due fogli con delle caselle da riempire da parte di coloro che avrebbero partecipato a queste due manifestazioni.

Le iscrizioni si sarebbero chiuse entro sabato a mezzogiorno, ora di prenotazione della cena.

Lasciai tutti i fogli appesi alla bacheca del bar, ma avevo ancora una cosa importante da fare.

- Ovvia ora si comincia, dissi rivolto a tutti, vado a casa e nella mia falegnameria preparo il trofeo.

- Che trofeo prepari, mi chiese Andrea.

- Faccio un piccolo oggetto, risposi, sul legno scrivo una frase di circostanza, la data e qualche pesce.

- Scrivi sul legno? mi chiese.

- Certo, risposi, qualsiasi cosa stampata col computer si può trasferire sul legno e viene un buon lavoro. Ciao a tutti, dissi alzandomi, vado a lavorare per voi. Poi inforcando la mia bicicletta in pochi minuti arrivai a casa.


Il trofeo

Per realizzare il trofeo usai un vecchio espositore in bambù che mi era servito per una presentazione di un software. Tolsi la vecchia scritta con la levigatrice e realizzai col computer un stampa adatta alla gara che si sarebbe svolta il giorno successivo. Con una pasta di trasferimento grafico riuscii a portare le scritte preparate sul legno e le protessi con una vernice trasparente e lucida. Avrebbe resistito nel tempo tramandando questa nostra impresa.

Il risultato mi piaceva, era una presa in giro delle coppe che normalmente vengono assegnate in altre gare di pesca e avrebbe permesso al vincitore di fare un discorso pieno di allusioni e prese in giro. Il nome del vincitore lo avremmo scritto con un pennarello verde prima della cena nello spazio che avevo lasciato sul trofeo. In una parola il mio lavoro mi piaceva e mi faceva sorridere.

Il trofeo di legno

Il trofeo di legno

Era una cosa abbastanza sgangherata e informale che avrebbe fatto la sua figura tra i vari oggetti nella specchiera del bar e sicuramente avrebbe richiamato l’attenzione di clienti occasionali.

Con una scatola di plastica trasparente posi fine alla preparazione del trofeo. Salii in bicicletta e la portai al bar da Giovanna che l’avrebbe consegnato a Roberto nominato giudice unico e arbitro inappellabile della gara di pesca.

I partecipanti

Poco prima di mezzogiorno del sabato passai dal bar a firmare il foglio di partecipazione e lasciare la mia caparra per la cena. Appena varcai la porta vidi che la lista dei partecipanti era molto nutrita e Giovanna mi disse che per la cena sarebbe venuta anche lei con una sua amica.

Contai i partecipanti, sette si erano iscritti alla gara di pesca e ben 18 si erano prenotati per la cena. Non fu una sorpresa quando tra i pescatori lessi il nome di Caterina, il terrore di tutte le gare di pesca. Quando lei partecipava se non vinceva arrivava seconda.

- Sei stata tu a dire a Caterina della gara? Chiesi a Giovanna.

- Certo, rispose, voglio proprio divertirmi.

Caterina era una ex infermiera, non molto alta, sui sessanta, che aveva imparato dal padre a pescare. Era divorziata da Giovanni, aveva due figli ormai sistemati e appena le fu possibile andò in pensione, comprò un camper e iniziò a girare l’Italia e l’Europa.

- Bene, dissi, ora siamo in otto a pescare e diciannove per la cena, abbiamo già una possibile vincitrice. Poi chiesi a Giovanna se poteva telefonare all’Alma per la prenotazione. Tra me pensai che poche volte l’Alma aveva ricevuto una ventina di persone per la cena, speravo che non si spaventasse e che il cibo rimanesse della solita qualità. Sicuramente sapori forti, rustici, ma genuini come le persone della montagna.

Controllai che Roberto avesse ritirato il trofeo, Giovanna mi disse che ci avevano riso sopra e lo avevano commentato con un certo sarcasmo, era piaciuta la sua informalità e la mancanza di retorica che spesso accompagna queste manifestazioni amatoriali.

Uscito dal bar andai al negozio di pesca del Banci per acquistare le esche. Non amavo i classici bigattini e optai per i così detti lombrichi americani che misi in un contenitore, già preparato, pieno di fondi di caffè fidandomi della falsa credenza, ben radicata tra noi pescatori, che i lombrichi immersi nel caffè diventassero nervosi e nell’acqua una volta appesi all’amo si sarebbero agitati attirando moltissimo le trote. A me questa combinazione non aveva mai funzionato, ma i pescatori sono scaramantici e non si sa mai…..!!

Si sale in montagna

Alle 13 precise davanti al bar un piccolo manipolo di nove persone, gli otto pescatori e Roberto il giudice arbitro, vestite come se dovessero affrontare le rapide del Colorado, salì su due macchine e affrontò i trenta chilometri che li separavano dal luogo di pesca.

Se avesse contato l’abbigliamento e le dotazioni sicuramente non sarebbe rimasta neppure una trota in tutto il tratto del Limentra, ma se se si si fossero ritenuti veri i discorsi fatti durante il viaggio le trote dell’intero appennino si sarebbero suicidate per non affrontare tale squadra di esperti.

Alcuni amici che non si ritenevano pescatori, ma volevano passare un pomeriggio nella natura dell’appennino si erano accodati al nostro gruppo. Eravamo con tre macchine, costantemente in collegamento con i cellulari, quattordici persone che salendo i tornanti del passo della Collina andavano verso un tranquillo pomeriggio lontano dal traffico incredibilmente caotico di una piccola città di provincia.

Arrivammo ben prima delle quindici nel tratto lungo un paio di centinaia di metri del torrente Limentra che avevamo eletto molto pomposamente campo di gara in una zona dotata di parcheggio e di area di sosta anche per chi non amava pescare.

Nel frattempo erano arrivati anche gli amici non pescatori. Roberto, giudice arbitro, li nominò osservatori che avrebbero vigilato sulla correttezza della gara passeggiando lungo la strada che costeggia il torrente Limentra in quel tratto che era stato elevato al rango di campo di gara.

Notai che Alberto, giornalista free lance in una televisione locale, aveva preso da una borsa una cinepresa molto bella, professionale. Sicuramente avremmo avuto un momento di piccola gloria nelle sere successive.

Roberto, che aveva piantato delle bandierine per delimitare i singoli settori, si mise al collo un fischietto e invitò tutti a prendere posto.

Inizialmente ci disponemmo lungo il campo di gara in ordine alfabetico, disponendo ciascuno di una ventina di metri di torrente dove pescare. Per avere un campo di gara equo avevamo stabilito che ogni venti minuti ci saremmo scalati di un posto, il primo sarebbe andato in fondo, in modo che nelle tre ore di gara ognuno dei partecipanti avrebbe percorso tutto il tratto del torrente.

Io ero prima di Caterina, notai la semplicità della sua attrezzatura e l’innata abilità e leggerezza nel gestire la canna. Faceva correre l’esca in ogni possibile punto dove si poteva nascondere una trota, con la massima concentrazione, senza alcuna mossa improvvisata e senza fare alcun rumore. Era veramente brava.

Dopo pochi minuti Luciano lanciò un grido come se fosse stato attaccato da un coccodrillo.

- Presa, presa, urlava, e da una piccola pozza uscì una trota che si dimenava appesa alla lenza che pendeva dalla sua canna, una classica bolognese.

- Arrivo, arrivo a misurare, gridò Roberto, e certificò che il pesce preso da Luciano rientrava nei canoni legali dei regolamenti regionali.

Poi toccò a Caterina fare una cattura, poi a Luigi e la gara entrò nella sua normalità.

Le successive tre ore non furono molto prodighe di trote, ma ognuno di noi prese qualche cosa, Roberto certificava la pesca, pesava il pesce e lo annotava nella colonna del pescatore sul foglio per la classifica che avevo preparato nella mattinata.

Alle 18 precise Roberto con un triplice fischio decretò la fine della gara. Dichiarò vincitrice Caterina con quattro trote e 460 grammi, prese il cesto con i pesci e lo portò dall’Alma che avrebbe integrato il nostro pescato con pesci del suo vivaio. Alcuni tra noi non presero molto bene la vittoria di Caterina, ma non si andò oltre qualche mugugno, nel regolamento che avevo preparato non era stato prevista la limitazione sessuale del pescatore.

Io arrivai quarto su otto, una classifica più che decorosa per me che sono un pescatore molto saltuario.

Dopo meno di mezz’ora ci ritrovammo al parcheggio della locanda di Alma dove nel frattempo era arrivata un’altra macchina, notai che all’ultimo momento si era aggregata un’altra persona, una amica di Giovanna, portando a venti i partecipanti alla cena.

I commenti e le discussioni, i commenti, i se, i ma, erano più numerosi delle stelle che iniziavano ad accendersi nel cielo, noi pescatori ci cambiammo di abito per apparire più decenti per la cena, poi, tutti assieme ci recammo nella sala che Alma aveva preparato con un tavolo a semicerchio in modo che nessuno avesse qualche persona alle spalle.

La cena iniziò bene e proseguì meglio. Alma fu all’altezza della sua fama, non certo per la ricercatezza stellare dei cibi che erano tipici della montagna, con sapori forti, con poca manipolazione dei componenti e tanta, veramente tanta genuinità. Pasta fatta in casa, sugo di cinghiale, trote arrosto e patate fritte, molte calorie e tanto sapore.

In breve arrivammo al caffè, poi Roberto invitò Caterina a commentare la sua gara.

Caterina si alzò in piedi, prese il trofeo tra le mani, lo rigirò, lo soppesò ma non parlò subito, attese cinque o sei secondi.

- Debbo dire, esordì, che ho vinto molte gare di pesca, ma in nessuna ho ricevuto un trofeo di legno. Mi piace, ma come promesso lo lascerò al bar in modo che ci sia un ricordo tangibile di questa nostra avventura. Vorrei dire a chi mi sta guardando con ironia che sono in piedi, non seduta, ma so pescare meglio di tutti voi. Potrei, se lo volessi, farvi scuola, ma non credo che sareste in grado di imparare. La pesca, come la facciamo noi, non è un mestiere, è un’arte, e artisti si nasce, mestieranti si diventa. Io sono un’artista, forse anche in qualcuno di voi c’è un artista ma serve un grande lavoro per farlo emergere, e io non ho tempo da dedicarvi.

Non si sentiva volare una mosca, molti di noi pescatori ci guardavamo la punta delle scarpe, altri osservavano punti indefiniti sulle pareti.

- So anche cercare e trovare funghi molto bene, continuò Caterina, lo sanno bene quei pochi privilegiati che ho ospitato quando rientravo da viaggi fatti in agosto e settembre in mezza Europa. Ho pescato e trovato porcini, ovoli e finferli in molti paesi, e vi propongo una grande gita in settembre, cercheremo una regione dove potremo pescare e trovare funghi, potremmo riservare una roulotte o un camper come cucina per la nostra comitiva. Pensateci, potrebbe essere una gita bella, lunga, e molto divertente.

Caterina cessò di parlare, si sedette, sorbì il caffè ed iniziò una conversazione fitta fitta con Giovanna.

Roberto si fece portare il conto, fece un rapido calcolo e chiese ad ognuno di noi di versare la quota stabilita. Alma era stata molto contenuta e la cena fu veramente a basso costo.

Erano passate da poco le nove quando riprendemmo le nostre auto ed in meno di un’ora raggiungemmo Pistoia, ciascuno nella propria abitazione.

Il trofeo al bar.

Passai dal bar solo il lunedì mattina, ottimo il caffè preparato da Giovanna. Nello scaffale dietro il bancone faceva bella mostra il trofeo che avevo preparato il venerdì precedente.

Mentre finivo il caffè entrò una ragazza che io non conoscevo ma Giovanna la conosceva bene.

- Ciao Luisa, la salutò Giovanna.

- Ciao Giovanna, rispose Luisa, oh cos’è quello? Chiese indicando il trofeo sullo scaffale.

È il primo trofeo di pesca del nostro bar, speriamo che ce ne siano altri, ci siamo molto divertiti, cominciò Giovanna e iniziò a raccontare gli avvenimenti del sabato.

Io salutai le due ragazze, uscii dal bar, alle spalle lasciai un trofeo di pesca ma nella testa cominciai a pensare alla prossima avventura. Forse avremmo aspettato settembre, Caterina era disponibile per fare un viaggio attraverso l’Europa, e noi di tempo, ne avevamo da vendere.

Purtroppo nessuno riusciva a negoziare il costo delle ore disponibili dei pensionati, almeno per il momento.

0

Commenti e note

Inserisci un commento

Inserisci un commento

Per inserire commenti è necessario iscriversi ad ElectroYou. Se sei già iscritto, effettua il login.