Buon giorno, vorrei pronunciare due parole su Eraclito da Efeso, non riguardo ad un Opera ma ad un aforisma, a mio avviso molto profondo e meritevole di citazione. Se l’autore della rassegna riterrà di cestinare questo post non mi offenderò ma farebbe un torto ad una mente eccelsa ed al suo pensiero. Purtroppo non ci sono pervenute molte notizie riguardo la vita di Eraclito. Di lui sappiamo che nacque intorno al 535 a.C. e che era un uomo poco interessato alla conquista del potere e del denaro, tanto da lasciare a suo fratello minore il prestigioso titolo di “Basileus” ovvero, di re.
Il suo atteggiamento di rifiuto dei beni materiali non lo rese compiacente né alle lusinghe di Dario, re di Persia, affascinato dalla lettura delle sue Opere, né all'ordine degli Efesini che criticarono aspramente la sua condotta.
Della sua opera e del suo pensiero, ci restano frammenti sotto forma di aforismi che testimoniano il carattere innovativo e a tratti criptico della sua filosofia, tanto che Aristotele iniziò a definirlo “l'oscuro”. Ma la scelta di Eraclito di utilizzare un linguaggio incomprensibile ai più, era mossa dallo scopo di voler destinare i suoi scritti principalmente ai suoi discepoli, tra cui Cratilo, futuro maestro di Platone. Tutto è in continuo divenire, sosteneva, essendo una delle menti più autorevoli del pensiero filosofico pre-socratico.
Anche le notizie riguardanti la sua morte sono vaghe e discordanti, sembra sia avvenuta presumibilmente nel 475 a.C. ma sappiamo che trascorse l'ultima stagione della sua esistenza in totale isolamento sulle montagne, ammalandosi poco dopo di idropisia. Ecco dunque il testo di una sua sentenza dal raro significato chiaro e scevro da implicazioni criptiche:
“Non troverai mai la verità se non sei disposto ad accettare anche ciò che non ti aspetti!”
(Eraclito)
Una citazione da un libro, ogni giorno
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I mass media confondono l' immagine della scienza con quella della tecnologia e questa confusione trasmettono ai loro utenti che ritengono scientifico tutto ciò che è tecnologico, in effetti ignorando quale sia la dimensione propria della scienza, di quella - dico - di cui la tecnologia è certo una applicazione e una conseguenza ma non certo la sostanza primaria. La tecnologia è quella che ti dà tutto e subito, mentre la scienza procede adagio.
Da Il mago e lo scienziato di Umberto Eco (A passo di gambero)
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« ... suo (...) padre sospirò.
"Bè" disse, "sembra spiacevole, devo ammetterlo. Soprattutto la parte del generatore: è una brutta notizia. Ma le Condutture sono il tuo compito, non si può evitarlo. Quello che ti è toccato, ti è toccato. Ma quello che fai con quello che ti è toccato ... questo è il punto, non credi?"
Guardò Doon e sorrise, un po' triste.
"Immagino di sì" disse Doon.
"Ma cosa posso fare?"
"Non lo so" disse il padre. "Devi pensare tu a qualcosa. Sei un ragazzo intelligente. La cosa più importante è stare attento. Stare molto attento a tutto, notare quello che gli altri non notano. Così saprai quello che nessun altro sa, che è sempre utile". ... »
Jeanne DuPrau(titolo "Ember, il mistero della città di luce", 2003, edito da Rizzoli; titolo originale "The city of Ember", 2003).
Saluti
p.s.
spesso, a mio parere, romanzi come questo, a volte indicati come racconti per ragazzi hanno da trasmettere a loro tanto quanto ai cosiddetti adulti, se non di più; perché gli adulti che li scrivono, di frequente, lo fanno "parlando" ai propri coetanei.
"Bè" disse, "sembra spiacevole, devo ammetterlo. Soprattutto la parte del generatore: è una brutta notizia. Ma le Condutture sono il tuo compito, non si può evitarlo. Quello che ti è toccato, ti è toccato. Ma quello che fai con quello che ti è toccato ... questo è il punto, non credi?"
Guardò Doon e sorrise, un po' triste.
"Immagino di sì" disse Doon.
"Ma cosa posso fare?"
"Non lo so" disse il padre. "Devi pensare tu a qualcosa. Sei un ragazzo intelligente. La cosa più importante è stare attento. Stare molto attento a tutto, notare quello che gli altri non notano. Così saprai quello che nessun altro sa, che è sempre utile". ... »
Jeanne DuPrau(titolo "Ember, il mistero della città di luce", 2003, edito da Rizzoli; titolo originale "The city of Ember", 2003).
Saluti
p.s.
spesso, a mio parere, romanzi come questo, a volte indicati come racconti per ragazzi hanno da trasmettere a loro tanto quanto ai cosiddetti adulti, se non di più; perché gli adulti che li scrivono, di frequente, lo fanno "parlando" ai propri coetanei.
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WALTERmwp
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PER VOI UOMINI BIANCHI NOI ERAVAMO SELVAGGI
Tatanga Mani
Voi non avete capito le nostre preghiere. Non avete mai cercato per una volta di capirle. Quando noi cantavamo le nostre canzoni di lode al sole, alla luna o al vento, pregavamo idoli ai vostri occhi. Senza capirci, e solo perché il nostro modo di preghiera era diverso dal vostro, ci avete condannato come anime perse.
Noi vedevamo l'opera del Grande Spirito nella sua intera Creazione: nel sole, nella luna, negli alberi, nei monti e nel vento. Talvolta ci avvicinavamo a Lui per mezzo di quello che aveva creato.
Questo era forse cosi male?
Io so che noi crediamo con tutto il cuore all' Essere Supremo, e la nostra fede è forse più forte di quella di tanti bianchi, che ci chiamano pagani. I selvaggi rossi furono sempre più intimamente uniti alla natura dei selvaggi bianchi.
La natura è il libro di quella Grande Forza che voi chiamate Dio e che noi chiamiamo Grande Spirito.
Che gran differenza fa già un nome!
Tratto da: Sai che gli alberi parlano?
Tatanga Mani
Voi non avete capito le nostre preghiere. Non avete mai cercato per una volta di capirle. Quando noi cantavamo le nostre canzoni di lode al sole, alla luna o al vento, pregavamo idoli ai vostri occhi. Senza capirci, e solo perché il nostro modo di preghiera era diverso dal vostro, ci avete condannato come anime perse.
Noi vedevamo l'opera del Grande Spirito nella sua intera Creazione: nel sole, nella luna, negli alberi, nei monti e nel vento. Talvolta ci avvicinavamo a Lui per mezzo di quello che aveva creato.
Questo era forse cosi male?
Io so che noi crediamo con tutto il cuore all' Essere Supremo, e la nostra fede è forse più forte di quella di tanti bianchi, che ci chiamano pagani. I selvaggi rossi furono sempre più intimamente uniti alla natura dei selvaggi bianchi.
La natura è il libro di quella Grande Forza che voi chiamate Dio e che noi chiamiamo Grande Spirito.
Che gran differenza fa già un nome!
Tratto da: Sai che gli alberi parlano?
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gianniniivo
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Uno dei libri che sto leggendo è a carattere divulgativo, è intitolato "Inseguendo un raggio di luce", scritto da Amedeo Balbi, sottotitolo "Alla scoperta della teoria della relatività"(ediz.Rizzoli).
Ma questo è un pretesto per riportare un passaggio che Balbi inserisce citando Galileo Galilei dal suo "Dialogo sopra i massimi sistemi del mondo", trattando sui sistemi di riferimento inerziali.
Varrebbe la lettura di quel tomo, ma possiamo limitarci anche a questo estratto ...
"(...) Riserratevi con qualche amico nella maggiore stanza che sia sotto coverta di alcun gran navilio, e quivi fate d'aver mosche, farfalle e simili animaletti volanti; siavi anco un gran vaso d'acqua, e dentrovi de' pescetti; sospendasi anco in alto qualche secchiello, che a goccia a goccia vadia versando dell'acqua in un altro vaso di angusta bocca, che sia posto a basso: e stando ferma la nave, osservate diligentemente come quelli animaletti volanti con pari velocità vanno verso tutte le parti della stanza; i pesci si vedranno andar notando indifferentemente per tutti i versi; le stille cadenti entreranno tutte nel vaso sottoposto; e voi, gettando all'amico alcuna cosa, non piú gagliardamente la dovrete gettare verso quella parte che verso questa, quando le lontananze sieno eguali; e saltando voi, come si dice, a piè giunti, eguali spazii passerete verso tutte le parti. Osservate che avrete diligentemente tutte queste cose, benché niun dubbio ci sia che mentre il vassello sta fermo non debbano succeder cosí, fate muover la nave con quanta si voglia velocità; ché (pur che il moto sia uniforme e non fluttuante in qua e in là) voi non riconoscerete una minima mutazione in tutti li nominati effetti, né da alcuno di quelli potrete comprender se la nave cammina o pure sta ferma (...)"
Galileo Galilei(titolo "Dialogo sopra i massimi sistemi del mondo", scritto in Italia tra il 1624 e il 1630, pubblicato nel 1632).
Saluti
Ma questo è un pretesto per riportare un passaggio che Balbi inserisce citando Galileo Galilei dal suo "Dialogo sopra i massimi sistemi del mondo", trattando sui sistemi di riferimento inerziali.
Varrebbe la lettura di quel tomo, ma possiamo limitarci anche a questo estratto ...
"(...) Riserratevi con qualche amico nella maggiore stanza che sia sotto coverta di alcun gran navilio, e quivi fate d'aver mosche, farfalle e simili animaletti volanti; siavi anco un gran vaso d'acqua, e dentrovi de' pescetti; sospendasi anco in alto qualche secchiello, che a goccia a goccia vadia versando dell'acqua in un altro vaso di angusta bocca, che sia posto a basso: e stando ferma la nave, osservate diligentemente come quelli animaletti volanti con pari velocità vanno verso tutte le parti della stanza; i pesci si vedranno andar notando indifferentemente per tutti i versi; le stille cadenti entreranno tutte nel vaso sottoposto; e voi, gettando all'amico alcuna cosa, non piú gagliardamente la dovrete gettare verso quella parte che verso questa, quando le lontananze sieno eguali; e saltando voi, come si dice, a piè giunti, eguali spazii passerete verso tutte le parti. Osservate che avrete diligentemente tutte queste cose, benché niun dubbio ci sia che mentre il vassello sta fermo non debbano succeder cosí, fate muover la nave con quanta si voglia velocità; ché (pur che il moto sia uniforme e non fluttuante in qua e in là) voi non riconoscerete una minima mutazione in tutti li nominati effetti, né da alcuno di quelli potrete comprender se la nave cammina o pure sta ferma (...)"
Galileo Galilei(titolo "Dialogo sopra i massimi sistemi del mondo", scritto in Italia tra il 1624 e il 1630, pubblicato nel 1632).
Saluti
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Visto che si parlava di George Orwell
“Nel complesso gli esseri umani vogliono essere buoni, ma non troppo buoni e non per tutto il tempo.”
“Quattro zampe buono, due zampe cattivo.”
"Nessun sentimentalismo, compagno.
L'unico essere umano buono è quello morto.“
La fattoria degli animali, romanzo allegorico di George Orwell, pubblicato per la prima volta il 17 agosto 1945.
Ciao
“Nel complesso gli esseri umani vogliono essere buoni, ma non troppo buoni e non per tutto il tempo.”
“Quattro zampe buono, due zampe cattivo.”
"Nessun sentimentalismo, compagno.
L'unico essere umano buono è quello morto.“
La fattoria degli animali, romanzo allegorico di George Orwell, pubblicato per la prima volta il 17 agosto 1945.
Ciao
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Solo che verso la fine, se ben ricordo la frase cambia
"quattro zampe buono, due zampe meglio"
Ed i maiali ritti sulle zampe posteriori che brindavano con degli umani!
"quattro zampe buono, due zampe meglio"
Ed i maiali ritti sulle zampe posteriori che brindavano con degli umani!
Son quello delle domande strane!
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.. Completato prima della guerra,esso veramente avrebbe dovuto far parte di un più vasto disegno comprendente anche le principali applicazioni dell'elettrotecnica.
Distolto dai più imperiosi doveri che la guerra a molti cittadini impone e non potendo per ora condurre a termine tale lavoro, ho speranza però che il già fatto possa tornare di qualche utilità ai Cultori dell'Elettrotecnica, tanto più che in consimili raccolte di dati pubblicate da noi e all'estero,manca,in generale quell'accenno alle nozioni fondamentali che costituisce la seconda parte del presente lavoro.
Firenze,giugno 1916
Ing.Flavio Dessy
libricino,stampato nel 1922 .. cento anni fa ..
I circuiti sono controcorrente. Seguono sempre la massa
-Per rispondere utilizza il tasto [RISPONDI] e non il tasto [CITA], grazie.-
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Un uomo che non dispone di nessun tempo libero, che per tutta la sua vita, all'infuori delle pause puramente fisiche per dormire e per mangiare e così via, è preso dal suo lavoro, è meno di una bestia da soma. Egli non è che una macchina per la produzione di ricchezza per altri, è fisicamente spezzato e spiritualmente abbrutito. Eppure, tutta la storia dell'industria moderna mostra che il capitale, se non gli vengono posti dei freni, lavora senza scrupoli e senza misericordia per precipitare tutta l’umanità a questo livello della più profonda degradazione.
Karl Marx, Salario, prezzo e profitto
Karl Marx, Salario, prezzo e profitto
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gianniniivo
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