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Restauro di una radio d'epoca

Elettronica lineare e digitale: didattica ed applicazioni

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[21] Re: Restauro di una radio d'epoca

Messaggioda Foto Utenteadmin » 14 dic 2009, 0:55

La valvola che mi sembra più malridotta è la AZ-1.
1)Il bulbo non è solidale con lo zoccolo
2)L'annerimento laterale non mi sembra confortante
3)Tintinna agitandola: nell'ampolla centrale ci sono dei pezzettini di ...bachelite? ...marrone...
Az1_a.jpg
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Az1_b.jpg
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ginfizz ha scritto:Per te sara' una passeggiata ...

ho i miei (ed i tuoi :) ) dubbi !
ginfizz ha scritto:Ma non a tutti e due: se ci incontrassimo sotto casa tua ci sarebbero botte da orbe per stabilire chi deve salire per primo ... :D

Anche questo è vero :roll: Non ci avevo pensato! :wink:
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[22] Re: Restauro di una radio d'epoca

Messaggioda Foto UtenteBrunoValente » 14 dic 2009, 13:15

Non disperare admin: spesso l'aspetto esteriore inganna con le valvole.
I pezzettini vaganti nell'ampolla centrale non sono un problema, quella è in atmosfera. Il vero guaio puoi averlo causato se hai tirato eccessivamente il bulbo per estrarre la valvola dallo zoccolo o se hai ruotato il bulbo rispetto al piede come ti ho già detto.
Ti consiglio di verificare con un tester l'eventuale corto tra i fili interni al connettore: in pratica quella valvola è un doppio diodo raddrizzatore, il catodo è solo uno, è comune ai due diodi ed è al tempo stesso anche il filamento della valvola (catodo a riscaldamento diretto) che fa quindi capo a due puntali del connettore, i due anodi dei due diodi fanno capo ad altri due puntali. In definitiva solo quattro puntali sono collegati agli elettrodi, tutti gli altri sono inutilizzati, quindi tra due puntali, quelli che fanno capo al filamento, dovrai trovare una valore di resistenza molto basso, qualche ohm, e gli altri due puntali, che fanno capo ai due anodi, dovranno risultare completamente isolati tra loro e dagli altri.
Qui trovi lo schema interno della AZ1 che ti chiarirà il mio discorso poco chiaro: http://www.shinjo.info/frank/sheets/005/a/AZ1.pdf
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[23] Re: Restauro di una radio d'epoca

Messaggioda Foto Utenteadmin » 14 dic 2009, 14:05

bruno valente ha scritto:[..]quindi tra due puntali, quelli che fanno capo al filamento, dovrai trovare una valore di resistenza molto basso, qualche ohm, e gli altri due puntali, che fanno capo ai due anodi, dovranno risultare completamente isolati tra loro e dagli altri.

La verifica di AZ-1 allora è confortante: tra i due terminali del filamento trovo poco più di 1 \, \Omega, mentre non c'è alcuna continuità tra anodi e tra anodi e catodo. \:D/
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[24] Re: Restauro di una radio d'epoca

Messaggioda Foto UtenteBrunoValente » 14 dic 2009, 16:32

Ok admin,
direi che il passo successivo sia quello di decidere cosa fare.
Se sei d'accordo ti consiglierei di fare alcune cose semplici che, se sei fortunato (molto), potrebbero essere sufficienti a farla funzionare.
Se poi non sei fortunato la cosa si complica molto perché potrebbero necessitare operazioni di verifica, taratura, allineamento per le quali sono indispensabili strumenti come generatore di segnali ad alta frequenza e oscilloscopio che immagino tu non abbia a disposizione.
Per le cose semplici invece basta il tester.
Anzitutto dovresti organizzare la postazione di lavoro trovando un posto idoneo tenendo conto che ad un certo punto del lavoro sarà necessario accendere la radio completamente smontata e che saranno presenti nel circuito tensioni molto alte.
Poi dovresti disporre il telaio della radio coricato da un lato in modo che sia facilmente accessibile dal lato valvole e dal lato componenti, possibilmente su un tavolo di plastica e piccolo dove sia possibile girarci intorno. In genere si riesce in questa cosa appoggiando il lato del trasformatore, che è pesante, sul piano di lavoro.
Dovresti poi stamparti gli schemi interni e le corrispondenze con i contatti sugli zoccoli di tutte le valvole che trovi qui che ti saranno utilissimi per orientarti: per trovare nel circuito un componente evidenziato nello schema elettrico devi individuare un percorso breve dei collegamenti che ti conduca ad un punto facilmente individuabile nel circuito e, se ti organizzi in modo che tutti i piedini delle valvole siano facilmente individuabili, l'operazione diventa abbastanza agevole.
A questo punto saresti pronto per individuare e sostituire tutti i condensatori elettrolitici. Ti consiglio di farlo senza starti a chiedere se effettivamente ce ne sia bisogno: anche se dovessero ancora funzionare (che è molto difficile) funzionerebbero comunque ancora per poco tempo e una loro rottura significherebbe un corto circuito sull'alimentazione che è una cosa pericolosa per l'incolumità del trasformatore di alimentazione e per la AZ1.
Io, guardando lo schema, ne vedo solo tre di condensatori elettrolitici: due sono uguali 32uF350V e puoi sostituirli con 47uF350V che è un valore facile da trovare (meglio se 400V). Nello schema sono posizionati tra il trasformatore e la AZ1 e dovresti riuscire ad individuarli nel circuito seguendo il filo che esce dal trasformatore e riconoscendo la resistenza da 100ohm che si collega tra loro. Questa operazione di riuscire ad individuare i componenti nel circuito le prime volte può risultare molto difficoltosa ma purtroppo va fatta.
Il terzo elettrolitico che vedo è sul gruppetto catodico di EF6 (piedini 4 e S nello schema) ed ha un valore di 10uF, la tensione non è riportata sullo schema ma può andare bene un 63V.
Per ora mi fermo qui, fammi sapere.
Mi viene un dubbio admin: come te la cavi con il saldatore? :?
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[25] Re: Restauro di una radio d'epoca

Messaggioda Foto Utenteadmin » 15 dic 2009, 1:06

bruno valente ha scritto:[..] come generatore di segnali ad alta frequenza e oscilloscopio che immagino tu non abbia a disposizione

Il generatore di segnali non ce l'ho. Come oscilloscopio ho questo.... d'epoca :)
OscillloscopioKikusui.jpg
OscillloscopioKikusui.jpg (54.27 KiB) Osservato 5241 volte

dovresti organizzare la postazione di lavoro...

posso provarci. Una volta, tanto tempo fa, quando avevo ancora illusioni, ne avevo una..
tensioni molto alte

quanto?
Dovresti poi stamparti gli schemi interni e le corrispondenze con i contatti sugli zoccoli di tutte le valvole che trovi qui

Questo non è difficile: lo sto facendo...
A questo punto saresti pronto per individuare e sostituire tutti i condensatori elettrolitici

Qui andiamo sul difficile: devo uscire e cercare un negozio di componenti elettronici. Una volta sapevo dov'erano...Posso cercare in internet
Mi viene un dubbio admin: come te la cavi con il saldatore? :?

Sono passati circa venticinque anni dall'ultima volta che l'ho adoperato. E non ero granché... :?
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[26] Re: Restauro di una radio d'epoca

Messaggioda Foto UtenteBrunoValente » 15 dic 2009, 18:45

admin ha scritto:
tensioni molto alte

quanto?

350V
admin ha scritto:
Mi viene un dubbio admin: come te la cavi con il saldatore? :?

Sono passati circa venticinque anni dall'ultima volta che l'ho adoperato. E non ero granché... :?

Che tipo di saldatore hai? Hai dello stagno adatto per elettronica? Quello che vendono nei negozi di ferramenta non va bene.
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[27] Re: Restauro di una radio d'epoca

Messaggioda Foto Utenteadmin » 15 dic 2009, 19:32

bruno valente ha scritto:Che tipo di saldatore hai? Hai dello stagno adatto per elettronica?

Per il momento la mia attrezzatura è questa.

saldatoriEstagno.jpg
saldatoriEstagno.jpg (62.29 KiB) Osservato 5188 volte


A suo tempo avevo qualcosa di meglio (ma questa è un'altra storia... :wink: )
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[28] Re: Restauro di una radio d'epoca

Messaggioda Foto UtenteBrunoValente » 15 dic 2009, 20:52

Direi che possono andare entrambi bene per quello che devi fare, anche se qualche watt in più non farebbe male (50-70W).
Per eseguire buone saldature non devi assolutamente utilizzare il saldatore come fosse un pennello, cioè non devi fondere lo stagno sulla punta del saldatore e cercare poi di spalmarlo sulle due parti da saldare, devi invece portare la punta del saldatore a contatto con entrambe le parti da saldare e quando queste sono arrivate alla temperatura di fusione dello stagno (dopo qualche secondo), senza allontanare il saldatore, devi appoggiare l'estremità del filo di stagno precisamente nel punto di contatto tra il saldatore e le due parti. In questo modo il disossidante contenuto nel filo di stagno agisce direttamente sui pezzi da saldare favorendo molto l'ancoraggio dello stagno fuso. Usando il saldatore come pennello invece l'azione del disossidante non arriva in tempo sui due pezzi da saldare perché il disossidante evapora in fretta durante il tragitto.
La punta del saldatore va pulita con uno straccio e va bagnata con stagno fuso fresco prima di ogni saldatura.
Lo stagno fuso deve bagnare facilmente tutta la superficie della punta del saldatore, se invece questo non avviene o avviene con una certa difficoltà vuol dire che la punta è ossidata o consumata e va sostituita con una nuova. Una punta ossidata che non si bagna bene trasmette male il calore ai pezzi e allo stagno rendendo molto difficoltosa la saldatura.
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[29] Re: Restauro di una radio d'epoca

Messaggioda Foto UtenteBrunoValente » 15 dic 2009, 21:14

Bello il tuo oscilloscopio: è un po' meglio del mio, io ho un Philips da 50Mhz che si porta quasi trent'anni.
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[30] Re: Restauro di una radio d'epoca

Messaggioda Foto Utenteadmin » 16 dic 2009, 1:06

Il mio ne ha ventisette. Ho trovato anche il manuale
manualeKikusui.jpg
manualeKikusui.jpg (26.39 KiB) Osservato 5109 volte


Per la pulizia dalla polvere c'è solo il pennello come sto facendo io, o c'è qualche prodotto speciale?
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