Mike ha scritto: Il mio pensiero sul CEI è più semplice, è un'istituzione vecchia e stantia che sta cercando di rinnovarsi e come tutte le istituzioni di questo paese dove la meritocrazia è una parola sconosciuta, i ruoli dirigenziali sono affidati per appartenenze o amicizie politiche e questi dirigenti persistono all'interno per inerzia ed anzianità nell'ottica del facciamo quel tanto che basta per arrivare al 27, tanto il posto è assicurato e chi ci schioda più...
Non avrei pensato di fare un post come questo che sto per scrivere, anche perché sono contrario alle autovalutazioni, ma non voglio lasciare passare frasi come quelle di Mike come se le condividessi.
Nel senso formale, il CEI non è un'istituzione, ma un'associazione di diritto privato senza fini di lucro, gestita dai Soci (tra cui, è vero, alcuni ministeri, ma molte di più sono le ditte private) che nominano il presidente, che a sua volta nomina i dirigenti, ecc. Insomma, il CEI non è statale nella forma, e non lo è nella sostanza: la meritocrazia è l'unico sistema che esiste al CEI per le promozioni. Io sono stato assunto in seguito ad una inserzione sul giornale, e le assunzioni che ho approvato io sono state tutte precedute da colloqui attitudinali e mai (
mai) da raccomandazioni.
Sono un dirigente, ho 48 anni e il mio contratto è da Dirigente industriale, la collega della Comunicazione ha circa 40 anni, e il Direttore generale e il Direttore tecnico hanno pochi anni più di me. Non ho mai avuto una tessera di partito, né alcuna raccomandazione di nessuno: sono arrivato a Milano con la Ritmo che mi aveva prestato mio padre, e una lettera di assunzione dell'Italtel in tasca. Per quanto ne so, nessuna conoscenza politica ha influenzato le nomime degli altri dirigenti. Le promozioni del personale seguono una rigida valutazione periodica, scritta e concordata ai vari livelli gerarchici, che tiene conto di precisi fattori, in modo che non ci sia disparità tra i vari settori.
L'organizzazione interna è efficiente: non c'è personale in eccesso, non ci sono sprechi, non ci sono lussi, solo una sede dignitosa, nel rispetto dei Soci, dei membri di Comitato e dei clienti. Chiunque può venire a vederla: via Saccardo, 9 a Milano, chiedete di me (potete venire anche senza preavviso, solo che rischiate di non trovarmi).
I dirigenti hanno contratti annuali e ogni anno possono essere lasciati a casa, anche se non hanno l'età della pensione. A mia memoria, negli ultimi anni è successo 4 volte, cioè per molti dei dirigenti che ci sono stati: solo tre hanno resistito a lungo (non tengo conto degli attuali). Il posto non mi sembra tanto assicurato...
Un discorso a parte merita però la produzione delle norme, cioè l'attività dei Comitati: il CEI è pachidermico (come dice Mike) per motivi intrinseci all'attività normativa. Per sua natura, l'attività normativa è lenta, e i motivi sono due: è volontaria, cioè i membri di comitato ci lavorano se non hanno altri incarichi dalle loro aziende, ed è condivisa secondo le regole del consenso, cioè non si può andare avanti se c'è l'opposizione di una parte sociale (P.A., costruttori, progettisti, installatori, utenti, laboratori...), questo naturalmente comporta tempi lunghi per trovare i compromessi. E poi c'è l'inchiesta pubblica.
E anche l'attività editoriale non è una scelta della struttura, ma dei Soci, tranne in pochissimi casi: oltre alle norme, anche le guide tecniche, le guide divulgative, e simili, sono prodotti scelti e curati dai Comitati; solo alcuni volumi della collana tecnica e i SW sono portati avanti dalla struttura, per una decina di prodotti in tutto (su 4.000).
D'altra parte il CEI ha dei difetti, le critiche che fate lo dimostrano, anche se a volte non sono basate su fatti concreti, ma su opinioni; anche questo tuttavia può essere un nostro difetto (di comunicazione). Ma se sono qui, se abbiamo una pagina aziendale su Facebook, se proviamo ogni anno nuove iniziative su tutti gli aspetti che ci riguardano, è proprio per correggere i nostri difetti e andare maggiormente incontro a chi usa le norme e le ritiene importanti.
Insomma non siamo perfetti, ma nessuno può dire che non ce la mettiamo tutta per migliorare.