nelle lavorazioni moderne della componentistica elettronica la silicosi, unico problema del silicio non esiste, di conseguenza il problema non c'e'
Il tuo ragionamento è: non provoca malattie, quindi "il problema non c'è".
Ma non è certo questo il corretto approccio all'analisi di impatto ambientale durante il ciclo di vita di un prodotto.
Ogni attività umana, ogni prodotto, ogni trasformazione, ha un impatto sull'ambiente. Un "costo" ambientale, che va calcolato secondo metodi precisi e standardizati (e che di solito va in parallelo al costo economico: gli esperti di analisi ambientale dicono che "ecologico fa rima con economico").
Magari nulla di drammatico. Nessuno sta sostenendo che grosse quantità di pannelli esausti costitueranno un danno irreversibile sull'ambiente.
Tuttavia, quando si tratta di valutare e confrontare tecnologie diverse, per esempio diverse fonti di energia, non si può prescindere da una analisi completa "dalla culla alla tomba". Si potrebbe scoprire, facendo una analisi completa, che una fonte apparentemente vantaggiosa, in realtà non lo è, o lo è di meno.
Nel caso specifico, c'è il forte "sospetto" che i moduli esausti, per quanto "innocenti e non pericolosi" per la salute, siano in quantità notevole rapportati alla quantità di energia prodotta durante la loro vita.
Una accurata analisi del costo (ambientale ed economico) del loro smaltimento a fine vita non è affatto facoltativa, né scontata.
PS
L'azienda per cui lavoro produce una certa quantità di scarti "pregiati" e assolutamente non pericolosi. Contengono acciaio, rame, silicio, argento... Essendo materiale ricco e non pericoloso, non dovrebbe essere un problema il loro smaltimento!
Eppure bisogna pagare qualcuno, perché lo ritiri, separi le varie parti e le metta in condizione di essere riutilizzate.... perché per un modulo fotovoltaico (ed annessi) non dovrebbbe essere così?