DirtyDeeds ha scritto:Certo, se fa bene il suo lavoro (e purtroppo di libri mal curati ce ne sono assai).
Hai colto nel segno. Forse la politica del pubblicare ad ogni costo può avere effetti nefasti sul controllo qualitativo che viene fatto. Ho visto libri pubblicati da case editrici famose (e pagati piuttosto cari) però scadenti dal punto di vista tipografico.
Bisogna badare al sodo, certo, ma ciò non è indice di attenzione dalla parte della casa editrice, ed alla prova dei fatti ho almeno un esempio in testa in cui ad un'impaginazione sciatta si aggiunge un contenuto secondo me pure abbastanza sciatto.
DirtyDeeds ha scritto:Penso piuttosto, come dici nella prima parte, che i diversi approcci riflettano il modo di intendere la materia da parte dei diversi autori: tale diversità è sicuramente positiva e c'è da sperare che siano le stesse case editrici ad incoraggiarla (chi vorrebbe pubblicare un libro che, come stile e argomenti, sia uguale ad altre decine di libri?).
Sono entusiasticamente d'accordo
Per controbilanciare quanto ho scritto sopra sulla prolissità, vorrei però incitare a non avere paura della parola scritta. In Italia è un fenomeno che si vede di meno (e del resto non credo sia questo quello che c'è dietro la domanda di
RobertoNardi), ma assicuro che molti aspiranti ingegneri francesi non sono capaci di leggere un libro di narrativa e neppure di esprimersi nella loro lingua in una forma scritta corretta.