Sulla "Costa Concordia" c' era anche mia cognata con suo marito e i miei due nipotini di tre anni. Per fortuna loro sono stati tra i primi ad essere evacuati e portati in salvo sull' isola del Giglio.
Ieri sera, quando sono andato a prenderli in aeroporto, mi raccontava come tra il momento dell' impatto con lo scoglio (o cos' altro fosse) e le operazioni di preparazione all' abbandono della nave fossero passate poco meno di due ore. Pensare che lei stessa, dopo le rassicurazioni date dal personale di bordo (problema ad un generatore elettrico) ha avuto anche il tempo in tutta tranquillità di andare in cabina a prendere degli effetti personali ed addirittura di andare al bagno.
Ora capisco che il comandante o chi per lui, dovevano anche capire cosa fosse successo e valutare la situazione, capisco anche che sia indispensabile evitare per quanto possibile il panico incontrollato, ma
forse visto che alla fine non erano poi così lontani dalla costa, le operazioni di evacuazione della nave potevano anche essere condotte con un po' di anticipo e con una maggiore organizzazione... cosa che sembra essere gravemente mancata. (*)
Nel racconto di mio cognato pare che la prima scialuppa sia andata in mare completamente "vuota"... uno sbaglio? Un lancio di prova?
Riguardo al personale di bordo, non so i marinai, ma di certo inservienti e addetti ai lavori meno prestigiosi sono per lo più filippini ed asiatici in genere... la stessa Costa non mi pare ne faccia mistero. Con gli "ingaggi" che propongono per certe mansioni, difficilmente troverebbero italiani o europei come spagnoli o francesi disponibili.
Relativamente alle cause che hanno portato al disastro di venerdì sera, anche io mi sono fatto la mia idea che però tengo per me, spero tuttavia che la magistratura faccia la dovuta chiarezza.
(*) La storia dovrebbe insegnare qualcosa, ma sembra che spesso non vada in questo modo.
In certi contesti è innegabile che quando si parli di "sicurezza" si pensi più ad essere in regola con le "carte" piuttosto che con "i fatti"
