Scrivo, per il nostro amico
Robbyx, una definizione di corto-circuito più generale e completa.
Per corto-circuito si intende una anormale condizione di funzionamento provocata da un collegamento indesiderato(*) fra due conduttori del sistema, fra questi e la terra e in genere fra parti a differente tensione di macchine e apparecchi.
(*) Il collegamento può essere:
- il contatto diretto fra i due elementi a differente tensione;
- un terzo elemento quale un pezzo di filo, parti di una pianta, un arco elettrico e così via.
Il terzo elemento che determina il corto-circuito può avere una impedenza trascurabile e in questo caso si parla di corto-circuiti franchi. In caso contrario si parla di corto-circuiti con impedenza di guasto.
Il significato dei termini
impedenza trascurabile è molto profondo... praticamente insignificante. Quando una impedenza può essere definita trascurabile? Dipende. Dipende dal sistema che si sta studiando. Bisogna confrontare il valore dell'impedenza di guasto Zq con i valori delle impedenze degli elementi del sistema in esame.
Tutto ciò è molto importante, poiché i valori delle correnti di corto-circuito, solitamente, sono molto più elevati rispetto ai valori delle correnti di normale esercizio. Però, in alcune situazioni anormali con impedenze di guasto elevate, le correnti di corto-circuito hanno un valore molto basso, addirittura inferiore alle correnti di esercizio.
Robbyx ha scritto:Una piccolissima osservazione:
immagino che nel punto in cui avviene il corto circuito la corrente " si fermi" nel senso che non continua più il suo normale percorso nella fase ma passa interamente(nel caso ideale di resistenza nulla nel punto di corto circuito)nell'atra fase( o nel neutro)...è giusto il ragionamento?
si fermi non si può leggere nemmeno tra virgolette...
L'elettrotecnica ti risponde:
Calcola la corrente assorbita dal carico quando Rcc è uguale ad R, 0,5 volte R, 100 volte R e nulla.
Questo è un esempio molto semplice, i sistemi elettrici sono molto più complessi...