Se posso permettermi di aggiungere e completare quanto già esposto ottimamente da
Lele_u_biddrazzu per rispondere alla domanda di
jupiter e dirimere, spero, qualche dubbio.
Gli algoritmi per il calcolo numerico efficiente della trasformata di Fourier, sintetizzato in FFT, altro non derivano che dalla stessa trasformata discreta di Fourier (quindi non è che all'uno si preferisce l'altro, essendo due cose legate).
Ora tu hai scritto:
jupiter ha scritto:io ho da poco letto della trasformata di Fourier, che tramite essa possiamo rappresentare nel dominio della frquenza un segnale dal dominio del tempo, come somma di armoniche aventi frequenza multipla di quella base,e ampiezza e fase differenti.
ma attenzione a non confondere la
serie di Fourier con la
trasformata di Fourier
Per quanto hai scritto, ti stai riferendo alla prima, cioè alla serie, con la quale possiamo rappresentare un segnale
periodico di periodo

(sia esso tempo continuo che tempo discreto) come sovrapposizione
discreta di
infiniti fasori aventi frequenze multiple di una stessa frequenza (detta proprio
fondamentale 
), ciascuno dei quali è moltiplicato per un coefficiente generalmente complesso

. Nel caso di segnali tempo continui abbiamo in formule:


Nel caso di segnali tempo discreti periodici

, di periodo

e frequenza fondamentale

, la serie di Fourier è così definita:


Quindi sia per segnali continui che discreti periodici, lo spettro in frequenza è
discreto.
Invece la trasformata consente di rappresentare sia segnali tempo continui che tempo discreti qualsiasi, quindi anche
aperiodici, nel dominio della frequenza sempre come sovrapposizione questa volta
continua (cioè sostituendo l'operatore integrale a quello della sommatoria) di fasori aventi frequenza variabile su tutto l'asse reale; il che vuol dire che questa frequenza può assumere tutti i possibili valori reali, a differenza della serie di Fourier dove la frequenza assume solo valori multipli della fondamentale

Quindi lo spettro in frequenza sarà
continuo.
Ora supponiamo di voler calcolare la trasformata di Fourier di un segnale tempo continuo che "giusto giusto" è anche periodico, quindi rappresentabile in serie come scritto sopra:

Trasformando secondo Fourier ambo i membri, ricordandomi del seguente risultato notevole della trasformata di Fourier:

ottengo:

ovvero uno spettro detto
a righe che somiglia a qualcosa di discreto (a conferma di quanto detto sopra, quindi è una caratteristica che vale sempre per i segnali periodici) formato da impulsi di Dirac equispaziati dalla frequenza fondamentale

. Però attenzione

La presenza di impulsi di Dirac ci ricorda che lo spettro è ancora una funzione
continua della frequenza: infatti nella serie i coefficienti

sono funzione della
variabile discreta 
, mentre la trasformata di Fourier del segnale periodico è funzione della
variabile continua 
.
Allora si può dire "terra terra" che la serie di Fourier si può rivedere come una rappresentazione
discreta del contenuto spettrale di un segnale periodico, mentre la trasformata di Fourier è una rappresentazione
continua della stessa quantità.
Ora, nel caso della DFT,
sia il tempo
sia la frequenza sono rappresentati in forma
discreta; la DFT fornisce sostanzialmente un'
approssimazione della trasformata di Fourier.
Suppongo quindi di avere a disposizione una sequenza finita di dati

che ho ottenuto, ad esempio, campionando un segnale analogico

(una tensione, una corrente, ad esempio) negli istanti di tempo

, dove

è il periodo di campionamento. A questo punto posso definire formalmente la DFT come:

Come vedi, ottengo quindi una
nuova sequenza discreta 
; analogamente posso definire l'operazione inversa detta IDFT (
inverse discrete Fourier transform) come:

Quindi DFT e IDFT costituiscono una coppia di trasformate; in particolare, data la sequenza discreta di dati

, posso utilizzare la DFT per calcolare la sequenza discreta trasformata

e viceversa usando la IDFT.
Un'importante caratteristica della DFT è che, visto che "manipola" somme
finite di campioni o dati,
non pone alcun problema di
convergenza (che invece deve essere posto a priori nello studio della trasformata continua e c'è un bel po' da discutere

)
Il fatto che la DFT opera sia in ingresso che in uscita con sequenze di numeri in buona sostanza, la rende ideale per la valutazione numerica diretta su calcolatore: questo si può fare implementando proprio la FFT. La classe di questi algoritmi FFT è computazionalmente molto efficiente perché fa uso di un numero di operazioni aritmetiche
estremamente ridotto rispetto al calcolo "brutale" della DFT. Questa efficienza computazionale della FFT segue sostanzialmente una strategia molto comune nell'ambito informatico e sistemistico, di cui avrai sicuramente sentito parlare: il cosiddetto metodo
divide et impera, in base al quale l'originale calcolo della DFT si "decompone" in maniera iterativa in successivi calcoli di DFT sempre più piccole.