
Ing.Elettronica vecchio ordinamento
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DirtyDeeds ha scritto:Perché alla fine l'università ti insegna tanto quanto tu sei disposto a imparare.
Bel colpo
Aggiungerei che se sei disposto ad imparare capisci presto che l'università è l'inizio di un percorso che per sua natura non avrà mai fine.
Ingegneria : alternativa intelligente alla droga.
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dimaios
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richiurci ha scritto:beh poi dire che analisi e geometria si potrebbero fare dopo come specializzazione ...
Eh sì... tanto per l'analisi dei circuiti bastano due calcoli in croce no? Matrice delle ammettenze? Analisi dei circuiti reazionati? Controlli automatici con la trasformata Z? Naaa, tutto fumo negli occhi...
Un Arducoso, una millefori con un po' di componenti e via, fatto il controllino automatico!
Se funziona quasi bene, è tutto sbagliato. A.Savatteri/M.Mazza
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Volendo arginare per un attimo i commenti palesemente senza senso e frutti di un'anima smanettona, mi spiegate perché si è passati attraverso un cambiamento tanto radicale (e spesso mortificante) nel modo di insegnare Ingegneria?
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slashino
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diciamo che assomiglia alla mia idea rivoluzionaria sulle pensioni:
dopo la laurea, in base all'aspettativa di vita e al titolo di studio (e conseguente carriera "media") te ne vai in pensione per 10-15 anni, così ti godi la vita quando sei giovane.
Finiti quelli al lavoro!
Certo che non avevo considerato il ribaltamento dei piani di studio...diventa un casino...
dopo la laurea, in base all'aspettativa di vita e al titolo di studio (e conseguente carriera "media") te ne vai in pensione per 10-15 anni, così ti godi la vita quando sei giovane.
Finiti quelli al lavoro!
Certo che non avevo considerato il ribaltamento dei piani di studio...diventa un casino...

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scusa avevo già scritto la mia cavolata...
il motivo principale, credo (e mi sembra di ricordare), era che le nostre università erano troppo "teoriche" ma soprattutto troppo selettive, con tassi di abbandono esagerati.
Insomma sfornavano meno ing di quelli che servivano, bei tempi!
Comunque, per dire una cosa sicuramente positiva, gli esami annuali, quei mattoni infiniti tipo campi, microonde ecc, erano molto "educativi" ma rendevano difficile seguire le lezioni e stare al passo con gli esami.
I corsi attuali forse banalizzano un po' le materie frammentandole, ma sei subito sotto esame e non resti indietro.
Io ero bravino, ma il fatto di avere il primo esame a febbraio (ed era un "esamino") unito alla stanchezza dei 5 anni di liceo e al fatto di essere a 100 km da casa, tutto questo mi porto a trascurare per qualche mese lo studio, e poi restai per tutti i 6 anni qualche esame indietro, ed è un po' un casino.
il motivo principale, credo (e mi sembra di ricordare), era che le nostre università erano troppo "teoriche" ma soprattutto troppo selettive, con tassi di abbandono esagerati.
Insomma sfornavano meno ing di quelli che servivano, bei tempi!
Comunque, per dire una cosa sicuramente positiva, gli esami annuali, quei mattoni infiniti tipo campi, microonde ecc, erano molto "educativi" ma rendevano difficile seguire le lezioni e stare al passo con gli esami.
I corsi attuali forse banalizzano un po' le materie frammentandole, ma sei subito sotto esame e non resti indietro.
Io ero bravino, ma il fatto di avere il primo esame a febbraio (ed era un "esamino") unito alla stanchezza dei 5 anni di liceo e al fatto di essere a 100 km da casa, tutto questo mi porto a trascurare per qualche mese lo studio, e poi restai per tutti i 6 anni qualche esame indietro, ed è un po' un casino.
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slashino ha scritto:Volendo arginare per un attimo i commenti palesemente senza senso e frutti di un'anima smanettona, mi spiegate perché si è passati attraverso un cambiamento tanto radicale (e spesso mortificante) nel modo di insegnare Ingegneria?
A mio avviso uno dei possibili motivi è il mancato ricambio generazionale dei docenti. I professori odierni molto spesso sono nettamente inferiori ai loro predecessori. Più aggiornati, evoluti e al passo coi tempi forse. Ma mancano di curiosità, di spirito costruttivo che portava anche a rimboccarsi le maniche per °toccare con mano°.
Pignoleria, ma non ossessiva. Precisione, ma non esasperata. Comprensione e °visualizzazione° del comportamento di un circuito o di un macchinario. Cogliere il nocciolo di un problema, senza farsi distrarre da dettagli superflui. Usare il cervello e non pretendere che un simulatore al computer risolva il problema per noi. Questo per me è un ingegnere. Altrimenti è solamente un macinanumeri senza costrutto.
Se funziona quasi bene, è tutto sbagliato. A.Savatteri/M.Mazza
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Sinceramente, mi ritengo una persona che studia abbastanza. Gli esami, a parte il primo anno che ho fatto un po di fatica perché non avevo una forte preparazione matematica, li passo con voti alti. Per come sono strutturati i corsi e aggiungo io anche per come sono strutturati gli esami non penso che studiando solo quello che viene richiesto sapere per passare gli esami sia sufficiente. Personalmente, frequentando questo forum ho capito che se vuoi eccellere in qualcosa studiare il programma del corso non basta. In sostanza, l'università insegna, ma impara chi ha voglia di considerare il 30l in un corso come un punto di partenza e non di arrivo.
P.S. dimenticavo: almeno nella mia università non viene assolutamente ma neanche minimamente premiato chi approfondisce e si fa un mazzo così per capire le cose, ma viene premiato chi dice le cose come le vuole il docente, che siano giuste o meno giuste. Questo è un grande problema
P.S. dimenticavo: almeno nella mia università non viene assolutamente ma neanche minimamente premiato chi approfondisce e si fa un mazzo così per capire le cose, ma viene premiato chi dice le cose come le vuole il docente, che siano giuste o meno giuste. Questo è un grande problema
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Diciamo una cosa: l'istituto tecnico o l'università possono magari non fornire una preparazione completissima per vari motivi (tempo, carenza di laboratori, eccetera). Però devono (dovrebbero) fornire il metodo per continuare a imparare da soli, stimolando la curiosità e accendendo l'interesse e la passione, magari non in tutti gli studenti, ma in almeno una parte.
Questo compito spetta ai docenti. Se il docente per primo non è motivato nella sua materia, non trasmetterà interesse ai suoi alievi. Ho visto docenti che riuscivano a rendere interessanti anche delle lezioni di analisi II o di complementi di matematica. Perché si vedeva subito che erano appassionati alla loro materia, e inframmezzavano le lezioni con esempi pratici, aneddoti, senza per questo venir meno a una esposizione puntuale e rigorosa.
Insegnare è un mestiere che non tutti possono svolgere. La differenza tra un buon e cattivo insegnante sta nella capacità di stimolare e incuriosire. Tra uno studente che mi ripete a memoria tutte le possibili equazioni dell'analisi del circuito equivalente di un BJT e un altro che mi dice "non mi ricordo la formula ma se mi dà il tempo gliela posso ricavare" io preferisco il secondo, che dimostra di saper applicare i teoremi elementari delle reti e "visualizzare" intuitivamente il comportamento del circuito.
Questo compito spetta ai docenti. Se il docente per primo non è motivato nella sua materia, non trasmetterà interesse ai suoi alievi. Ho visto docenti che riuscivano a rendere interessanti anche delle lezioni di analisi II o di complementi di matematica. Perché si vedeva subito che erano appassionati alla loro materia, e inframmezzavano le lezioni con esempi pratici, aneddoti, senza per questo venir meno a una esposizione puntuale e rigorosa.
Insegnare è un mestiere che non tutti possono svolgere. La differenza tra un buon e cattivo insegnante sta nella capacità di stimolare e incuriosire. Tra uno studente che mi ripete a memoria tutte le possibili equazioni dell'analisi del circuito equivalente di un BJT e un altro che mi dice "non mi ricordo la formula ma se mi dà il tempo gliela posso ricavare" io preferisco il secondo, che dimostra di saper applicare i teoremi elementari delle reti e "visualizzare" intuitivamente il comportamento del circuito.
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Fabio992 il 14 lug 2015, 0:36, modificato 1 volta in totale.
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