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Il problema delle masse in comune e dei differenziali guasti

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[21] Re: Il problema delle masse in comune e dei differenziali gu

Messaggioda Foto Utentemir » 20 set 2015, 21:36

Oppure si può considerare la differenza di potenziale quella fra i due poli di un generatore mantenuti dal generatore stesso a due potenziali diversi.
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[22] Re: Il problema delle masse in comune e dei differenziali gu

Messaggioda Foto Utenteattilio » 20 set 2015, 23:10

Nel caso che sto seguendo le cose sono più contorte del normale. Pur trattandosi di una piccola palazzina (ingresso comune), sembra che addirittura due delle tre unità situate al primo piano facciano parte di una struttura separata (colonne montanti idriche separate dagli appartamenti attigui). Sarebbero quelle con l'impianto di terra con resistenza minore.
La palazzina non mi pare sia metanizzata, e di collegamenti equipotenziali credo vi siano solo quelli "di fatto", ad esempio: la carcassa dello scaldacqua che è collegata al PE dell'appartamento e si trova in buona continuità (attraverso la raccorderia metallica) con le tubazioni idriche.
Però il fatto che tutto insista sulle stesse "fondamenta" mi basta per ritenere comunque necessario, collegare assieme le due messe a terra.
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Qui spesso i dispersori di terra e i relativi collegamenti, sono come le antenne TV: personali e incondivisibili. Chi si fa realizzare la messa a terra non è così propenso a condividerla con chi richiede poi di collegarvisi. Anche le "unioni" equipotenziali sono viste male. Ti sembrerà una minchiata ma è difficile convincere certuni che il loro concetto di "proprietà privata" sulla messa a terra è un assurdo controsenso per la sicurezza, un boomerang pronto a ritorcersi contro alla prima occasione.
Il proverbio del perggior sordo nasce anche da queste cose.
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[23] Re: Il problema delle masse in comune e dei differenziali gu

Messaggioda Foto UtenteMike » 21 set 2015, 10:51

Attilio ha scritto:Però il fatto che tutto insista sulle stesse "fondamenta" mi basta per ritenere comunque necessario, collegare assieme le due messe a terra.


necessario e obbligatorio. :mrgreen:
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[24] Re: Il problema delle masse in comune e dei differenziali gu

Messaggioda Foto Utenteelettro » 21 set 2015, 11:17

In questi casi...il tecnico che interviene meriterebbe un premio onoris", scherzi a parte....credo che l'unica soluzione si quella di interporre nelle condutture di adduzione idriche in mettallo - dei collettori in PVC tali da creare un isolamento, che è inibito solo dall'acqua ; come sappiamo l'acquan non è un buon conduttore fatto salvo i suoi sali disciolti.
Non vedo altre indicazioni, ma mi rendo conto che potrebbe essere non fattibile in pratica.

Rileggendo, mi apre che vi sia anche qualche lacuna costruttiva, della serie facciamo come ci pare.

PS: Di norma la Ferrovia è alimnetata da un sistema in DC da 3000V almeno, che in qualche caso rarissimo, potrebbe generare dei potenziali negli impainti adiacenti, perlomeno degli impulsi.

Non mi viene in mente altro.
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[25] Re: Il problema delle masse in comune e dei differenziali gu

Messaggioda Foto Utenteeconom » 21 set 2015, 15:41

buon pomeriggio,

mi scuso se da inesperto pongo la seguente domanda: nel caso di guasto su una massa dell'impianto elettrico (una lavatrice) collegata a terra , il collegamento eqp fatto dal nodo di terra alla tubazione idrica metallica distante dalla lavatrice è inutile? Se per esempio tocco un rubinetto della tubazione prendo la scossa? La tensione dalla lavatrice può finire sul rubinetto che prima dell'eqp era indisturbato. Allora perché fare l'eqp. Il tutto con differenziale guasto.
Grazie a tutti.
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[26] Re: Il problema delle masse in comune e dei differenziali gu

Messaggioda Foto Utenteattilio » 21 set 2015, 16:00

In realtà è un po' come l'acqua calda dell'impiantistica e dell'elettrotecnica.

Quel collegamento (il nome stesso lo dice), serve per far si che TUTTE le masse ed eventualmente anche le masse estranee simultaneamente accessibili, ovvero con cui la persona può entrare in contatto, si trovino ad un potenziale comune, coincidente con quello di terra. Nota che non necessariamente questo deve rappresentare lo 0 V elettrico!

Da questo, se tale potenziale fosse in valore assoluto pari ad esempio a 100 V, non avrei comunque alcuna ddp tra le masse. Avrei una ddp di 100 V, tra le masse e lo 0 V elettrico posto ad una distanza sufficientemente "lontana" da non risentire dell'influenza del punto in cui mi trovo.

In merito al differenziale guasto,
non ha senso lasciare le masse flottanti a valori di potenziale pericolosamente diverso con la ragione che c'è un differenziale che non funziona. E' il differenziale guasto che va sostituito per far rendere l'insieme impianto di terra + collegamenti equipotenziali + protezione differenziale al meglio delle proprie funzionalità.
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[27] Re: Il problema delle masse in comune e dei differenziali gu

Messaggioda Foto Utenteeconom » 21 set 2015, 17:12

Attilio ha scritto:In realtà è un po' come l'acqua calda dell'impiantistica e dell'elettrotecnica.

Quel collegamento (il nome stesso lo dice), serve per far si che TUTTE le masse ed eventualmente anche le masse estranee simultaneamente accessibili, ovvero con cui la persona può entrare in contatto, si trovino ad un potenziale comune, coincidente con quello di terra. Nota che non necessariamente questo deve rappresentare lo 0 V elettrico!


Grazie per la risposta,

ma se la massa in tensione (rubinetto) non è simultaneamente accessibile al punto del guasto serve a niente l'eqp. Anzi non eseguendolo lascio la massa a potenziale 0. Se si esegue il collegamento con un cavo dalla massa guasta al rubinetto invece c'è il rischio di una scossa sul rubinetto? Il tutto in mancanza di differenziale.

Cordiali saluti.
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[28] Re: Il problema delle masse in comune e dei differenziali gu

Messaggioda Foto Utentegabrisav » 21 set 2015, 19:05

econom ha scritto: Se si esegue il collegamento con un cavo dalla massa guasta al rubinetto invece c'è il rischio di una scossa sul rubinetto? Il tutto in mancanza di differenziale.



" Il senso della vita " della corrente elettrica è che una volta partita dal trasformatore di rete deve tornare al traformatore , in un impianto sano torna tramite il neutro, in caso di guasto torna tramite l'impianto di messa a terra, quindi se persiste un guasto su un impianto dove ci sono dei rubinetti collegati a EQP la scossa non la sento su quest'ultimi perché la corrente segue il montante di terra dato che a una resistenza più bassa del corpo umano.

Spero di essermi spigato .

Saluti.
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[29] Re: Il problema delle masse in comune e dei differenziali gu

Messaggioda Foto Utenteeconom » 21 set 2015, 19:30

Grazie per le spiegazioni,

purtroppo pensavo che tra massa guasta e rubinetto fisicamente separati toccando solo quest'ultimo vi potesse essere una parte della corrente di guasto anche pericolosa in presenza di un collegamento eqp tra i due non contemporaneamente accessibili
Forse dall'inizio avrei dovuto dire che se c'è un guasto su una massa collegata a terra e ho un rubinetto supponiamo in un giardino separato dalla massa , domanda:a che serve collegare le due masse?
Pensavo invece che collegandole una parte della corrente di guasto si trasferisse sul rubinetto. Allora meglio lasciarlo indisturbato :?
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[30] Re: Il problema delle masse in comune e dei differenziali gu

Messaggioda Foto UtenteGoofy » 21 set 2015, 20:43

econom ha scritto: Il tutto in mancanza di differenziale.

Partiamo dal ribadire che il differenziale deve esserci, meglio non dimenticarlo, poi passiamo ai casi vari.

Se una massa è al potenziale zero, quello della terra, NON vuol dire che è sicura: se la tocchi contemporaneamente a una fase e senza guanti isolanti hai buone probabilità di non raccontarlo a nessuno.

Non fare affidamento sul fatto che in caso di guasto la corrente torni al trasformatore attraverso l'impianto di terra e che ti salvi perché la tua resistenza è più alta: la rete di alimentazione è un generatore di tensione, ti becchi una tensione di contatto pericolosa.

Il collegamento equipotenziale dovrebbe prevedere anche i ferri di armatura, specie quelli dei pavimenti dove appoggi i piedi nudi, ma quasi mai viene fatto.

Se hai una sola massa accessibile non hai niente con cui renderla equipotenziale
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