io come molti altri, per cercare di capire il comportamento del flusso di corrente in un circuito elettrico, o in generale di qualsiasi fenomeno fisico non direttamente osservabile con i miei occhi o percepibile in qualche modo con i miei sensi, devo aiutarmi cercando nella realtà direttamente osservabile o percepibile un sistema che si comporta in maniera analoga.
Penso che questa cosa sia cosa abbastanza comune, visto cercando sul web si trovano centinaia di tentativi di spiegazione di questo tipo.
Spesso si fa appello alla nostra esperienza in fatto di idraulica: differenza di potenziale spiegata con vasche poste a diversa altezza, i fili elettrici sono dei tubi, dove scorre l'acqua che è la corrente, per effetto della diversa pressione che si ha all'interno della conduttura.
Quindi la forza che muove gli elettroni equiparata alla pressione che si ha all'interno della conduttura.
Così, dopo aver pensato di aver trovato il modello che spiega tutto, preso dall'entusiasmo,
vado a cercare di applicarlo ed estenderlo per coprire tutti i casi:
una resistenza? va bene, facile: questa posso pensarla come un tubo piu stretto, oppure un tubo con dentro un filtro che ostacola il cammino dell'acqua, ovvero degli elettroni
e un diodo? ah magari questa potrebbe essere una valvola, che si può aprire solo da un lato
e una batteria? non so, una pompa, oppure un recipiente diviso a metà, dove da una parte c'è un liquido in pressione e dall'altra di meno, e la differenza è appunto la differenza di potenziale.
Il problema è che mi capita di affezionarmi troppo a un certo modello, tanto che se trovo un comportamento che non è facilmente spiegabile da questo, devo aggiustarlo aggiungendo delle proprietà al mio sistema.
Devo aggiungere curve, secchielli, salti d'acqua, spugne , pentole a pressione e altre cose di questo tipo
Vi faccio un esempio:
l'ultima volta mi ero affezionato al modello batteria fatta da due parti, una piu in pressione dell'altra ovvero una piu piena di elettroni dell'altra.
e fin qui tutto bene, finche mi è capitato di pensare a due batterie cosifatte, e di metterle in serie.
a questo punto il modello mi diceva che gli elettroni sarebbero passati da una batteria all'altra, in modo da bilanciare le pressioni.
ma sapevo che così non era( lo potevo verificare anche con il multimetro ) ed ecco a quel punto il modello crolla,
se non aggiungo un'altra caratteristica, un'altra proprietà del mio modello-batteria che giustifichi il comportamento.
Oppure nulla, devo cambiare completamente il mio modello: ed ecco che, frugando nelle esperienze dirette, la mia batteria è diventata un elastico:
l'elastico quando è carico, tira gli elettroni, e se collego insieme due elastici carichi, rimangono carichi, e le loro forze si sommano
Ah ecco si, questo spiega la differenza di potenziale di due batterie in serie, che si somma
Ma ora aspetta, cosa succede se li metto in parallelo? a me risulta che la differenza di potenziale sia la stessa, ma se metto due elastici in parallelo, la loro forza si somma lo stesso.
Anche questo allora non va bene.
Disperato, ecco un ultimo tentativo di spiegare che in un caso (serie) le forze si sommano e nell'altro (parallelo) no:
all'interno della batteria carica, ci sono gli elettroni si dedicano al tiro alla fune :) , e potrei battezzarli ELETTIRONI
quando in serie, gli elettironi di una fune della prima batteria si attaccano agli elettironi di una fune della seconda batteria
quando in parallelo, gli elettironi non si attaccano e quindi la forza non si somma :)
Vengo al punto (finalmente!!!), perché vi ho scritto tutto questo:
Sono curioso del fatto di come generamente viene affrontato questo argomento.
In particolare se gli esperti e i piu preparati, pensano a queste cose utilizzando dei modelli (che nel loro caso saranno giunti ad un livello di perfezione),
o se semplicemente applicano le formule, senza preoccuparsi di riuscire a 'visualizzare' le cose in questo modo.
Forse dovrei fare una ricerca, per capire se i migliori laureati in ingegneria elettronica abbiano frequentato corsi da subacqueo o corsi di kayak,
Anche perché conosco personalmente, e dalla prima infanzia, docenti universitari di elettronica, che non sanno neanche nuotare.
E, tra l'altro, che non hanno mai spelato un filo, e neppure usato mai un saldatore...
Forse questa esigenza di avere un modello per visualizzare le cose è un'esigenza di chi passa al lato pratico,
per avere delle sicurezze e per capire meglio quello che sta facendo...
Non so, voi cosa dite?


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