Caro Sjuanez,
il tuo post è bellissimo. Però vorrei sollevare un'obiezione. A meno di non soffrire di discalculia, non esistono menti non matematiche. La matematica è una materia "dura", ossia richiede studio dalle basi e poi ancora studio e studio e non può essere intuita - infatti, è una convenzione, un linguaggio creato dall'uomo per l'uomo, non è qualcosa di naturale, tant'è che di linguaggi matematici ne esistono tantissimi e di molto diversi. Quella che viene millantata come predisposizione naturale è in realtà, a ben guardare, frutto di un contatto continuo con questa materia fin dalla tenera età e di un buon insegnamento. Non a caso, gli orientali, che vivono a contatto con la matematica fin da piccoli, hanno punteggi superiori nei test per il QI, che sono basati appunto sulla logica matematica.
Il disegno ad esempio è materia "soffice", teoricamente non servono insegnanti che ti spieghino le basi, basta sviluppare una buona coordinazione occhio mano. Le lingue straniere, la danza o la musica, spacciate per materia "soffice", sono ben difficili per un sordomuto da apprendere mentre, vivendo noi immersi in un contatto continuo con queste discipline, le viviamo come intuitive.
Spero di averti dato uno spunto di riflessione. Io ho derivato queste riflessioni da un noto discorso di Margherita Hack sul perché le donne non sono brave in matematica. Le figlie/mogli di matematici lo sono, eccome!
A che serve la matematica?
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Ianero
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Obiezione accolta!
quello che dici è corretto da ogni punto di vista.
Tuttavia l'utilizzo della matematica in alcuni campi scientifici e ad un certo livello. Potrebbe precludere l'accesso a questi campi a chi, pur non avendo dimestichezza con il linguaggio matematico, possiede altre qualità. Ed è una evoluzione contemporanea della scienza. (stando sempre all'autore dell'articolo che citavo all'inizio.)
Io sono convinto come te che una grandissima parte dell'abilità matematica la dia lo studio e l'applicazione, magari dalla tenera età, magari pure per gioco. Poi sono pure convinto che qualcuno parta con un pizzico di talento in più e incontri la materia perfetta per lui, consentendoci riflessioni e scoperte nuove.

Tuttavia l'utilizzo della matematica in alcuni campi scientifici e ad un certo livello. Potrebbe precludere l'accesso a questi campi a chi, pur non avendo dimestichezza con il linguaggio matematico, possiede altre qualità. Ed è una evoluzione contemporanea della scienza. (stando sempre all'autore dell'articolo che citavo all'inizio.)
Io sono convinto come te che una grandissima parte dell'abilità matematica la dia lo studio e l'applicazione, magari dalla tenera età, magari pure per gioco. Poi sono pure convinto che qualcuno parta con un pizzico di talento in più e incontri la materia perfetta per lui, consentendoci riflessioni e scoperte nuove.

Più so e più mi accorgo di non sapere.
Qualsiasi cosa abbia scritto, tieni presente che sono ancora al mio primo rocchetto di stagno.
Qualsiasi cosa abbia scritto, tieni presente che sono ancora al mio primo rocchetto di stagno.
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Margherita ha scritto:sul perché le donne non sono brave in matematica
Discorso estremamente interessante. Ultimamente la questione è tornata alla ribalta insieme all'intenzione di abbattere gli stereotipi sessisti (che sono ovunque), ed è stata studiata su vari livelli, i risultati sono fantastici, e dimostrano quanto dici riguardo l'applicazione (non lo studio!) di una materia, o meglio l'applicazione del metodo di ragionamento proprio di quella materia, fin dalla tenera età.
Se solo nidi, materne e elementari si evolvessero con obiettivi ben precisi in tal senso...
Piuttosto che chiedere qualcosa a me, chiedila a Mara Maionchi. E' più competente.
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paofanello
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Quale disciplina non richiede applicazione e studio?
Lo stesso disegno necessita di studio. Il talento o la predisposizione (come si voglia chiamarla) aiuta, ma anche i grandi artisti "studiano".
Comprensibile.
Chiaramente parlare di matematica pura richiede una serie di nozioni per nulla semplici e non proprio comprensibili ai più. Esistono fortunatamente delle caratteristiche personali che fanno propendere l'individuo verso materie o attività ben precise, fa parte della ricchezza data dalle diversità. Così per la matematica che non a tutti è gradita. Tutti acquisiscono una base di aritmetica, ma non tutti riescono a comprendere la complessa matematica che risiede sotto i lanci spaziali/orbitali.
perché queste diversità? Sono aree del cervello meno stimolate, meno sviluppate?
Io non so disegnare, mio fratello invece è un pittore. Entrambi suoniamo uno strumento (lui nel suo è più bravo); entrambi abbiamo intrapreso studi cosiddetti scientifici.
Non condivido perciò l'idea che la matematica sia acquisibile nello stesso modo studiando (per la grandissima parte definita da Sjuanez); come tutte le discipline c'è chi riesce meglio per sue doti personali, per talento.
Sull'evoluzione delle scuole andrei cauto: è giusto modernizzare gli insegnamenti, ma non si deve pensare di creare necessariamente dei geni specialisti, sarebbe un mondo estremamente povero.
Lasciamo giocare i bambini senza fare una caccia alle streghe/geni.
Lo stesso disegno necessita di studio. Il talento o la predisposizione (come si voglia chiamarla) aiuta, ma anche i grandi artisti "studiano".
Comprensibile.
Chiaramente parlare di matematica pura richiede una serie di nozioni per nulla semplici e non proprio comprensibili ai più. Esistono fortunatamente delle caratteristiche personali che fanno propendere l'individuo verso materie o attività ben precise, fa parte della ricchezza data dalle diversità. Così per la matematica che non a tutti è gradita. Tutti acquisiscono una base di aritmetica, ma non tutti riescono a comprendere la complessa matematica che risiede sotto i lanci spaziali/orbitali.
perché queste diversità? Sono aree del cervello meno stimolate, meno sviluppate?
Io non so disegnare, mio fratello invece è un pittore. Entrambi suoniamo uno strumento (lui nel suo è più bravo); entrambi abbiamo intrapreso studi cosiddetti scientifici.
Non condivido perciò l'idea che la matematica sia acquisibile nello stesso modo studiando (per la grandissima parte definita da Sjuanez); come tutte le discipline c'è chi riesce meglio per sue doti personali, per talento.
Sull'evoluzione delle scuole andrei cauto: è giusto modernizzare gli insegnamenti, ma non si deve pensare di creare necessariamente dei geni specialisti, sarebbe un mondo estremamente povero.
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"Le domande non sono mai indiscrete. Le risposte lo sono a volte"
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Approvo in pieno il pensiero espresso da
Guerra, nel percorso di studi "obbligatori" ogni studente deve essere messo nelle condizioni di ricevere un'istruzione generale di base, poi la singola persona sceglie il proprio, anche sbagliando, indirizzo specialistico.


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poggioventoso
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Guerra ha scritto:Sull'evoluzione delle scuole andrei cauto: è giusto modernizzare gli insegnamenti, ma non si deve pensare di creare necessariamente dei geni specialisti, sarebbe un mondo estremamente povero.
Lasciamo giocare i bambini senza fare una caccia alle streghe/geni.
Assolutamente, io intendevo tutt'altro! Lasciamo giocare i bambini senza farli stare tutte le ore davanti ad un libro o a una maestra che parla, visto che può influenzare (positivamente) più un "gioco" ben pensato che delle nozioni date al vento.
Piuttosto che chiedere qualcosa a me, chiedila a Mara Maionchi. E' più competente.
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paofanello
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; non ho mai avuto problemi con la aritmetica ma p. es. quando in quinta elementare affrontammo (a livello ovviamente elementare, le prime basi) l'insiemistica furono dolori e per quanto mi applicassi e mi spiegassero e rispiegassero le cose non ci ho capito un'acca e tuttora non ci capisco nulla e se cerco di sforzarmici dopo un po' avverto un vero e proprio disagio psicofisico... idem con la logica (non solo matematica; con l'analisi grammaticale ero un asso, incontrata l'analisi logica furono dolori... ci ho messo trentanni per metabolizzarla e cominciare a capirci qualcosa) figuriamoci con la matematica che incontro p. es. qui sul forum
* "Fare il pappagallo" poiché anni fa vidi un documentario su alcuni esperimenti in cui, dopo aver subito una istruzione minima, dei pappagalli erano in grado di riconoscere e indicare cerchi, quadrati, triangoli etc. e anche distinguere p. es. il triangolo rosso da quello verde
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claudiocedrone
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Ciao a tutti,
grazie per i commenti e per le critiche costruttive!
Francamente io sono un po' scettica sul concetto di talento innato. Siamo un Paese latino, quindi capisco che il Fatalismo sia un po' nelle nostre corde, ma è anche vero che io credo piuttosto nella "gettatezza" che nel fatalismo. In altre parole, secondo me le condizioni ambientali in cui siamo immersi plasmano il nostro cervello molto più di un ipotetico Fato scritto nel nostro DNA - che pure, sono pronta ad ammettere, per certi versi esiste.
Un abbraccio!
Margherita
grazie per i commenti e per le critiche costruttive!
Francamente io sono un po' scettica sul concetto di talento innato. Siamo un Paese latino, quindi capisco che il Fatalismo sia un po' nelle nostre corde, ma è anche vero che io credo piuttosto nella "gettatezza" che nel fatalismo. In altre parole, secondo me le condizioni ambientali in cui siamo immersi plasmano il nostro cervello molto più di un ipotetico Fato scritto nel nostro DNA - che pure, sono pronta ad ammettere, per certi versi esiste.
Un abbraccio!
Margherita
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Margherita
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Metti insieme talento e fato, ma sono cose molto diverse.
Il contesto in cui vivi necessariamente condiziona, ma è alquanto difficile quantificare i "contributi" di ciascun condizionamento subito.
Condivido poco l'affermazione. Plasmare il cervello è un verbo che non condivido in quel contesto in cui lo hai citato.
"ipotetico Fato scritto nel DNA" ancora meno.
Il concetto di Heidegger porterebbe la discussione su percorsi impervi e lontani.
Il contesto in cui vivi necessariamente condiziona, ma è alquanto difficile quantificare i "contributi" di ciascun condizionamento subito.
Margherita ha scritto:secondo me le condizioni ambientali in cui siamo immersi plasmano il nostro cervello molto più di un ipotetico Fato scritto nel nostro DNA
Condivido poco l'affermazione. Plasmare il cervello è un verbo che non condivido in quel contesto in cui lo hai citato.
"ipotetico Fato scritto nel DNA" ancora meno.
Il concetto di Heidegger porterebbe la discussione su percorsi impervi e lontani.
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è un bilancio sul quale ho provato a ragionarci, fare un consuntivo, ma è veramente difficile, è tutto molto opinabile.Guerra ha scritto:Il contesto in cui vivi necessariamente condiziona, ma è alquanto difficile quantificare i "contributi" di ciascun condizionamento (...)
E' difficile anche come esercizio perché penso che a volte si perda di obiettività, succede nei casi in cui si prova a dare delle interpretazioni che spieghino la propria condizione: ho fatto dei tentativi, ma alla fin fine bisogna essere sinceri con se stessi, come si dice: se sei nato tondo difficilmente finirai per essere quadrato ... o vivecersa se preferite.
Qui, a mio avviso
@Margherita ha usato il termine in senso generale, ad indicare il naturale condizionamento.Margherita ha scritto:(...) in cui siamo immersi plasmano il nostro cervello (...)
Saluti
W - U.H.F.
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WALTERmwp
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