Allora scusami, avevo capito male.
Condivido quanto dici; credo che in ogni tempo l'importanza dell'insegnamento sia basilare.
Così come è fondamentale il rispetto doveroso all'insegnante, ma questa è un'altra questione.
Tristezza, chiusura di una azienda
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Direi che siamo andati leggermente OT, del resto è difficile non farlo quando si toccano tematiche sociali, ma è pur vero che l'evento che ha interessato la Grafoplast ed ha originato il thread rappresenta e condiziona l'attuale situazione sociale che stiamo vivendo, che senz'altro non è quella che abbiamo vissuto noi da giovani.

Guerra ha scritto:credo che in ogni tempo l'importanza dell'insegnamento sia basilare.
Così come è fondamentale il rispetto doveroso all'insegnante, ma questa è un'altra questione.

I circuiti sono controcorrente. Seguono sempre la massa
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Guerra ha scritto:Così come è fondamentale il rispetto doveroso all'insegnante
E questo cosa significa? Che è un dovere anche quando il rispetto non lo merita? Cos'è 'classismo inverso'?
Il rispetto è qualcosa che si merita, non che si ottiene per stato sociale o professione. L'insegnante merita rispetto quando è un insegnante che il rispetto lo merita. E questo senza alcun dovere di sorta imposto da alcuna autorità o costume sociale.
E lo merita nello stesso modo in cui lo merita il medico di rispetto, l'operatore ecologico di rispetto, lo scienziato di rispetto e il contadino di rispetto.
Un insegnante merita disprezzo nello stesso identico modo in cui lo merita qualsiasi altro essere umano che nella sua interazione con il prossimo si comporti in modo da renderlo meritevole di tale giudizio. Anzi, con l'aggravante della sua responsabilità sociale per la posizione che ricopre in una società nella quale la cultura di una popolazione può portare la differenza tra la democrazia e la dittatura, tra il benessere e l'indigenza.
Altro che "dovere" di rispetto. Il dovere è suo: dovere di meritarlo il rispetto degli altri.
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Non credo che sia necesserio sottolineare che il rispetto bisogna meritarselo,anzi direi che sia scontato,e questo come hai giustamente scritto vale per ogni categoria sociale ed ogni persona,pertanto vale tanto per l'Insegnate cosi come per lo Studente.
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Caspita, lo OT è partito per la tangente ...
[FT]
Personalmente non credo nella semplificazione che caratterizza migliori quelli della generazione precedente.
Le azioni, le scelte, i comportamenti andrebbero contestualizzati al periodo nel quale è dato agire, la realtà e le dinamiche sociali mutano nel tempo.
Su EY la tematica scolastica è stata più volte discussa ma ancora una volta, mi pare, vengano espressi "giudizi" generalizzando, quasi adagiandocisi su stereotipi che legittimerebbero la recriminazione.
Sulla didattica ho le mie idee, ma non sto qui a riprenderle.
[/FT]
La chiusura di quell'azienda la inquadrerei, come ho scritto con altre parole, in una dinamica speculativa.
Può accadere in qualsiasi contesto ma, molto più probabile, se la proprietà non ha riferimenti col territorio.
In generale, poi, se fatica a stare in piedi (ma forse questo non era il caso), la sua chiusura o la delocalizzazione può essere indotta da un contesto domestico sfavorevole ma, principalmente, da "attrattive internazionali".
La denuncia d'una difficoltà imprenditoriale mi pare che a volte sia l'alibi utile a dissimulare propositi che ricercano l'amplificazione del profitto: legittimo, ma che l'azione venga dichiarata per quel che è, senza sfruttare il disagio delle realtà che lo vivono veramente.
Su questa ambiguità c'è chi ha speculato, a scapito d'altri.
Saluti
[FT]
Personalmente non credo nella semplificazione che caratterizza migliori quelli della generazione precedente.
Le azioni, le scelte, i comportamenti andrebbero contestualizzati al periodo nel quale è dato agire, la realtà e le dinamiche sociali mutano nel tempo.
Su EY la tematica scolastica è stata più volte discussa ma ancora una volta, mi pare, vengano espressi "giudizi" generalizzando, quasi adagiandocisi su stereotipi che legittimerebbero la recriminazione.
Sulla didattica ho le mie idee, ma non sto qui a riprenderle.
[/FT]
La chiusura di quell'azienda la inquadrerei, come ho scritto con altre parole, in una dinamica speculativa.
Può accadere in qualsiasi contesto ma, molto più probabile, se la proprietà non ha riferimenti col territorio.
In generale, poi, se fatica a stare in piedi (ma forse questo non era il caso), la sua chiusura o la delocalizzazione può essere indotta da un contesto domestico sfavorevole ma, principalmente, da "attrattive internazionali".
La denuncia d'una difficoltà imprenditoriale mi pare che a volte sia l'alibi utile a dissimulare propositi che ricercano l'amplificazione del profitto: legittimo, ma che l'azione venga dichiarata per quel che è, senza sfruttare il disagio delle realtà che lo vivono veramente.
Su questa ambiguità c'è chi ha speculato, a scapito d'altri.
Saluti
W - U.H.F.
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WALTERmwp
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a volte facciamo finta di dimenticare che le aziende nascono per fare utili, chi investe deve capitalizzare il più possibile, la morale e l'amor patrio esistono solo nelle fiction
le grandi aziende localizzano produzioni e servizi dove più conviene, manager e responsabili passano più tempo volando da un aeroporto all'altro che in ufficio
quello che potrebbe sembrare assurdo, megalomane o semplicemente sbagliato, ha una sua giustificazione quando a fine anno le aziende presentano bilanci consuntivi, basta qualche punto percentuale ed ecco che la convenienza c'è eccome...
ogni tanto si tira in ballo la maestria manifatturiera italiana, ok ma di che parliamo? sono poche, pochissime e per lo più per ragioni storiche le professionalità che non si possono esportare altrove... nel frattempo che ci siamo attaccati a questo sogno, le aziende spostavano le produzioni in Polonia, Serbia, Romania, Tunisia, etc.
io non conosco le leggi o la burocrazia degli altri paesi, ma quando qualcuno "obbliga" un'azienda (stabilimento distaccato con 20 addetti) ad assumere una persona con invalidità perché è stato stabilito per legge... anche se non sono "il padrone"... mi girano i coglioni!!
è sacrosanto che gli invalidi abbiano diritto e dovere di avere al pari degli altri un posto di lavoro e bla... bla... bla...
ma qualcuno pensa veramente che sia lecito "obbligare" un'assunzione che non sarebbe stata necessaria perché l'organico di quella ditta era già al completo?
inoltre, capire che non tutte le ditte hanno posti a sedere in ufficio e quindi questo innesca il rischio (in italia) di mandare in produzione gente che non potrebbe ma che davanti ad un'assunzione agevolata tenderebbe magari anche ad accollarsi ciò... e in caso di infortunio o di aggravio delle condizioni psico-fisiche?
ma secondo voi, veramente una media azienda ha voglia di sorbirsi tutte queste geniali iniziative di politiche astrattiste che pensano di sistemare capre e cavoli usando sempre il culo altrui?
non sono esperto di leggi, lo ripeto... ma quando il mio barbiere mi disse che per le due piccole cappottine (piccole tende da sole) davanti al negozio è soggetto a pagare una tassa sull'ombra... l'ho preso per il culo credendo che fosse il solito esagerato!
invece poi parlando, ho capito che non scherzava e dal ridere sono passato al senso di vomito...
...non importa nemmeno l'entità di tale tassa, fossero anche 5€/mq, fossero anche 2€ o 100€ all'anno, non è questo il punto!
il troppo diventa vessatorio, non è sostenibile, chi ha un'attività deve pensare al suo lavoro, non a tutte queste minchiate!
le grandi aziende localizzano produzioni e servizi dove più conviene, manager e responsabili passano più tempo volando da un aeroporto all'altro che in ufficio
quello che potrebbe sembrare assurdo, megalomane o semplicemente sbagliato, ha una sua giustificazione quando a fine anno le aziende presentano bilanci consuntivi, basta qualche punto percentuale ed ecco che la convenienza c'è eccome...
ogni tanto si tira in ballo la maestria manifatturiera italiana, ok ma di che parliamo? sono poche, pochissime e per lo più per ragioni storiche le professionalità che non si possono esportare altrove... nel frattempo che ci siamo attaccati a questo sogno, le aziende spostavano le produzioni in Polonia, Serbia, Romania, Tunisia, etc.
io non conosco le leggi o la burocrazia degli altri paesi, ma quando qualcuno "obbliga" un'azienda (stabilimento distaccato con 20 addetti) ad assumere una persona con invalidità perché è stato stabilito per legge... anche se non sono "il padrone"... mi girano i coglioni!!
è sacrosanto che gli invalidi abbiano diritto e dovere di avere al pari degli altri un posto di lavoro e bla... bla... bla...
ma qualcuno pensa veramente che sia lecito "obbligare" un'assunzione che non sarebbe stata necessaria perché l'organico di quella ditta era già al completo?
inoltre, capire che non tutte le ditte hanno posti a sedere in ufficio e quindi questo innesca il rischio (in italia) di mandare in produzione gente che non potrebbe ma che davanti ad un'assunzione agevolata tenderebbe magari anche ad accollarsi ciò... e in caso di infortunio o di aggravio delle condizioni psico-fisiche?
ma secondo voi, veramente una media azienda ha voglia di sorbirsi tutte queste geniali iniziative di politiche astrattiste che pensano di sistemare capre e cavoli usando sempre il culo altrui?
non sono esperto di leggi, lo ripeto... ma quando il mio barbiere mi disse che per le due piccole cappottine (piccole tende da sole) davanti al negozio è soggetto a pagare una tassa sull'ombra... l'ho preso per il culo credendo che fosse il solito esagerato!
invece poi parlando, ho capito che non scherzava e dal ridere sono passato al senso di vomito...
...non importa nemmeno l'entità di tale tassa, fossero anche 5€/mq, fossero anche 2€ o 100€ all'anno, non è questo il punto!
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Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera
Salvatore Quasimodo
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domanda :
" se aveste un'attività in italia ed aveste la possibilità di trasferirla in un posto dopo non si debba fare la richiesta in carta bollata per scrivere il proprio tag sul muro di cinta :
Io lo farei più che di corsa.
Oggi - sabato mattina - altri passano bene il weekend, io devo anche studiare come poter pagare d'ora in poi gli F24 con compensazioni, dato che la nuova legge in vigore non permette più di pagarli dalla banca online e non si può usare il cartaceo. Immagino già che dovrò bestemmiare per qualche malfunzionamento o inghippo della proocedura.
attilio,
il troppo diventa vessatorio, non è sostenibile, chi ha un'attività deve pensare al suo lavoro, non a tutte queste minchiate!
esattamente! Oggi per me è il contrario, l'eccessiva burocrazia mi ha convinto a chiudere il negozio di e-commerce che avevo aperto all'inizio del secolo. Vendevo anche in e-commerce "servizi di pubblicazione sul web", come da dichiarazione presentata al Comune di Milano. E' venuto qui il vigile competente con i moduli con la carta carbone ed ha voluto vedere il magazzino dove tenevo stivati i "servizi di pubblicazione su web". poiché con capiva, gli ho fatto vedere uno scaffale di magazzino vuoto dicendo che in quel momento non ne avevo. Il vigile lo paghiamo tutti noi!
Ciao
Mario
Mario Maggi
https://www.evlist.it per la mobilità elettrica e filiera relativa
https://www.axu.it , inverter speciali, convertitori DC/DC, soluzioni originali per la qualità dell'energia
Innovazioni: https://www.axu.it/mm4
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mario_maggi
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attilio ha scritto:a volte facciamo finta di dimenticare che le aziende nascono per fare utili, chi investe deve capitalizzare il più possibile, la morale e l'amor patrio esistono solo nelle fiction
...
quando a fine anno le aziende presentano bilanci consuntivi, basta qualche punto percentuale ed ecco che la convenienza c'è eccome...
...
ma quando qualcuno "obbliga" un'azienda (stabilimento distaccato con 20 addetti) ad assumere una persona con invalidità perché è stato stabilito per legge... anche se non sono "il padrone"... mi girano i coglioni!!
..
ma qualcuno pensa veramente che sia lecito "obbligare" un'assunzione che non sarebbe stata necessaria perché l'organico di quella ditta era già al completo?
Cavoli Attilio mi meraviglio un po' nel leggere queste cose scritte da te...
Ovvio che una azienda deve fare utile, ma non è solo questo a mio avviso la motivazione...forse dobbiamo rassegnarci al fatto che le aziende debbano essere tutte in mano a azionisti o società di investimento?
Basta imprenditori che siano anche orgogliosi di dare lavoro?
Ma allora finisce tutto...perché spostare la produzione all'estero è possibile e già fatto da tempo, ma poi si sposta la parte gestionale, poi la commerciale... e infine anche la proprietà.
Poi sui diversamente abili...e vale anche per le donne (quote rosa in certi ambiti): sarà che a te se mbra una imposizione insostenibile, ma arriva da discriminazioni secolari e dure a morire.
Inoltre ti faccio presente che nessuno obbliga a assumere persone che non servono, ci sono da anni delle quote percentuali.. quelle persone le assumi gradualmente insieme agli altri, come è giusto che sia.
Anche il post di Mario mi fa pensare che voi avete in testa realtà medio piccole, mentre a scappare sono le medio grandi...dove il peso della burocrazia è minore, e spesso la vera burocrazia è "interna"...
Ripeto l'esempio della mia società...saranno imprenditori illuminati ma non certo santi, e a volte senza grossi scrupoli (come è giusto che sia dal loro punto di vista).
Vediamo la realtà di una società italiana di 1000 persone (circa):
- produzione delocalizzata da decenni, ma in parte e con moderazione. Legittimo, ma ha avuto come conseguenza la scomparsa di realtà locali (fonderie, galvaniche, lavorazioni meccaniche di precisione)
- assunzione di diversamente abili: fatta gradualmente senza grossi problemi, in reparti dove l'attività è compatibile con l'handicap. Non produrranno come gli altri, ma si da loro dignità (e credo ci siano sgravi fiscali)
- burocrazia: UN SOLO avvocato e assunto da pochi anni; buste paga e 730 fatte appoggiandosi a società esterne (in parte)
- burocrazia "interna": elevata, chiamo così per esempio un approccio esasperato a codifiche SAP, varianti e altro; ci lavora buona parte della ditta ma non è mica imposta dallo Stato...
- in parte sfruttando le nuove leggi si affidano lavorazioni a cooperative o piccole società, che lavorano anche internamente: queste sfruttano i lavoratori in maniera più "spietata", riducendo i costi, ma in Italia...e comunque non certo ai livelli di sfruttamento e mancanza di diritti di altri paesi.
- i cali di produzione li pagano i lavoratori "esterni", l'impresa ha SEMPRE fatto utile.
Questi sono imprenditori che non tutti i loro difetti, comprese alcune azioni "border line" per pagare meno tasse possibili, oltre a GUADAGNARE hanno la soddisfazione di dare lavoro e dignità a 1000 persone coi loro familiari.
A esercitare POTERE, anche a livello politico locale (non immaginate quante agevolazioni e ofefrte per tentare di spostare la sede in altri comuni)
Questi sono imprenditori che non girano in Ferrari, per lo meno non quando vengono in ditta, ma quando escono non devono temere di essere aggrediti da 1000 persone incazzate.
Fare impresa non è solo fare utile, è molto di più.
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Il problema è che uno potrebbe essere anche orgoglioso di dare lavoro e non ricercare l'utile in maniera estrema, ma la questione è che in certi settori o sei competitivo o chiudi.
Non è sempre così semplice accontentarsi di vendere un po' meno della concorrenza e guadagnare meno.
E' questione che se non sei competitivo nei prezzi chiudi e basta.
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