Visto che non vedo tue risposte, suppongo che tu abbia già sciolto tutti i tuoi dubbi ma, visto che ho un po' di tempo da perdere, rispondo alle tue domande del post [6], andando a sostituire al termine
"trasformatore" quello di
"mutuo induttore con accoppiamento perfetto (K=1)" come hai suggerito; che abbrevierò con MI, mentre con TI intenderò
"trasformatore ideale".
1) Due induttanze con accoppiamento perfetto non fanno un trasformatore ideale.
Come già spiegato no; un MI
non equivale ad un TI, ma bensì ad un TI con un induttore in parallelo a una delle due porte, per es. a quella primaria
schema al quale farò riferimento nelle successive risposte.
2) Un qualsiasi MI, con qualsiasi carico resistivo applicato, risulta sempre induttivo per la sorgente.
Sì; ma ovviamente il "peso" induttivo dipenderà dal valore di L1.
3) Un MI con carico resistivo ha al primario una corrente sempre maggiore (in modulo) di quella presente al secondario.
Se n=1 sì, in quanto la corrente in ingresso al MI sarà sempre somma della corrente in ingresso al TI e a L1; la differenza sarà sempre dipendente dal valore di L1.
4) Un MI alimentato con un generatore di tensione sinusoidale, mantiene la fase della tensione tra primario e secondario, mentre le fasi delle correnti possono essere differenti.
Sì, per quanto detto sopra, grazie alla prima relazione costitutiva del TI.
5) Duale del punto precedente per un generatore di corrente.
No, in quanto non c'è dualità topologica fra le due situazioni circuitali.
Ora, detto ciò, è evidente cosa intendessi farti notare con la mia prima domanda in [26], ovvero osservare come il circuito equivalente di un trasformatore
reale privo di effetti dissipativi, nell'ipotesi di linearità, equivale ad un MI ma non a un TI, a causa della cosiddetta induttanza di magnetizzazione, rappresentata nel precedente schema da L1.
Con la seconda intendevo invece suggerirti che, se riusciamo ad aumentare L1 il "peso" induttivo diminuirà rispetto a quello ohmico e andremo a far avvicinare il comportamento di un trasformatore
reale a quello di un TI; e qui c'è il vero senso della citata nota dei tuoi appunti.
Per aumentare il valore induttivo basta ricordare che è pari al rapporto fra flusso concatenato e corrente, e anche al rapporto fra quadrato del numero di spire e riluttanza del circuito magnetico dell'accoppiamento

Nel trasformatore reale si mira proprio a questo, nel limiti del dimensionamento, aumentare il numero di spire e ridurre la riluttanza utilizzando materiali ad alta permeabilità; materiali però che portano ad avere la controindicazione delle perdite per isteresi e correnti parassite e che portano sia ad una necessaria modifica del circuito equivalente, modellabile con un resistore addizionale in parallelo a L1, sia ad una non linearità del modello.
Tornando poi a considerare un generico rapporto di trasformazione n, diverso dal valore unitario, avremo che il già indicato vincolo

visto che continuiamo a ipotizzare K=1, per quanto detto, si semplificherà in

Spero solo di essere stato chiaro; in caso contrario chiedi pure.
