djnz ha scritto:PS: ma l'edit degli articoli viene bloccato dopo un po', o ci si può sempre tornare su per correggerli?
Rimangono sempre e puoi modificarli quando vuoi in qualsiasi momento
djnz ha scritto:PS: ma l'edit degli articoli viene bloccato dopo un po', o ci si può sempre tornare su per correggerli?
djnz ha scritto:... Sicuramente NON sanno, NON pensano, NON comprendono e men che meno hanno consapevolezza di quello che fanno.....
djnz ha scritto:NON ringraziate le IA!tanto non si arrabbiano




Etemenanki ha scritto:Per quello mi rifiuto di considerarle "intelligenze" ... ti concedo che rispetto ai "vecchi" sistemi esperti, siano piu evoluti, ma da qui all'intelligenza, ce ne vuole ancora![]()
Anni fa un'autore di fantascenza trovo' il nome giusto per questi sistemi ... SA, "Stupidita' Artificiale"![]()


WALTERmwp ha scritto:...
p.s.
ormai siete compromessi ...



Arriva il circo in un paese. I genitori decidono di portare il loro bimbo al circo che è entusiasta di andarci ma quando si trova dentro rimane deluso come se qualcosa fosse scomparso. In realtà al bambino non interessava lo spettacolo ma era affascinato dal tendone del circo visto da fuori con le sue luci nella sera.
chatGPT ha scritto:Grazie, è uno spunto bellissimo — delicato, malinconico, e molto umano. Ecco il racconto, breve e con tono lieve ma evocativo, come richiede la tua traccia:
⸻
Il tendone
Quando arrivò il circo, tutto il paese ne parlò come di una cometa. Spuntarono i manifesti sui muri scrostati, le scritte in rosso e oro, le promesse: leoni, acrobati, magie. Ma era il tendone che rubava davvero lo sguardo — immenso, colorato, con le luci accese già nel pomeriggio, come un faro acceso per sbaglio troppo presto.
Tommaso aveva cinque anni e non parlava d’altro. La sera, prima di dormire, chiedeva se le luci del circo si spegnessero di notte, e dove dormissero i pagliacci. I genitori, felici del suo entusiasmo, presero tre biglietti per lo spettacolo del sabato.
Arrivarono che il sole stava calando. Il tendone sembrava respirare, gonfiarsi piano come un’enorme creatura viva. Tommaso si fermò incantato a guardarlo, tenendo la mano del padre. La luce delle lampadine appese rifletteva nei suoi occhi grandi. Era felice, ma non diceva niente.
Dentro, lo spettacolo cominciò: risate, tamburi, animali, l’uomo col cappello che urlava nel microfono. Ma Tommaso non rideva. Guardava distratto, ogni tanto si voltava verso l’ingresso, come se mancasse qualcosa. I genitori lo osservavano di lato, sorpresi.
All’uscita, la madre gli chiese:
— Non ti è piaciuto?
Tommaso scrollò le spalle.
— Era tutto finto — disse piano.
Poi alzò gli occhi verso il tendone, che ora brillava nella notte:
— Mi piaceva di più da fuori.
La madre lo guardò, senza trovare subito parole. Il padre sorrise piano, con quella piega amara che si impara da grandi:
— Succede, a volte.
E presero la strada di casa, col tendone che restava alle loro spalle, bellissimo e silenzioso come una promessa non mantenuta.
⸻
Se vuoi posso rielaborarlo in forma più poetica, più infantile o più realistica — oppure ampliare o accorciare alcune parti. Fammi sapere.


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