Ciao
angus, sono molto lontano dall'essere un termotecnico, nel lavoro faccio tutt'altro, la mia esperienza è limitata, ma la riporto ugualmente.
Quando lavoravo come elettricista durante le mie stagioni estive, trent'anni fa, capitavano spesso situazioni del genere, praticamente ad ogni impianto ed il mio titolare non si tirava mai indietro, probabilmente era una occasione per appioppare costi extra per lavori non preventivati.
Sui casi più semplici l'idraulico spiegava come doveva essere il funzionamento, nei casi un po' più complessi era un termotecnico che spiegava, nei casi banali (appartamentino con caldaia a gas) non spiegava nessuno.
Me lo ricordo abbastanza bene, quel tipo di lavori in genere li lasciavano a me e per me erano un'evasione dalla routine (tracce, tirare fili/cavi, collegare interruttori e prese).
Di impianti con caldaie a legna ne ho visti svariati (vivo in Trentino), a volte la caldaia prevedeva l'ingresso dei contatti per i termostati ambiente, a volte no, e qui concordo che va valutato caso per caso, ma l'indicazione del termotecnico di turno era sempre quella di interrompere il circolatore del riscaldamento che serve il rispettivo gruppo di zone. Al tempo le valvole di zona erano più grandi delle testine e spesso non esponevano il contatto di posizione "aperta", per cui si dovevano usare temporizzatori ritardati all'inserzione, ma anche quando il contatto era disponibile, visto che non era riportata la portata per carichi induttivi, l'indicazione era sempre di interporre un relè.
Quello che non si doveva mai interrompere era il circolatore tra puffer e caldaia, pilotato direttamente da quest'ultima, circuito con valvola miscelatrice, valvola di sicurezza a scarico termico ed ulteriori termostati/sensori che arrivavano direttamente sulla morsettiera della caldaia.
In alcuni casi il termotecnico prevedeva un termostato, che chiamava "di massima" il cui inserimento doveva forzare il comando di alcune zone (quelle più estese), quindi aprire le relative valvole e di conseguenza pilotare il circolatore, ma era considerata una sicurezza addizionale, quasi un eccesso di zelo.
Poi ho un buco di trent'anni, fino ad arrivare a quando dovevo entrare ad abitare nella casa nuova a ridosso dell'inverno, con caldaia a pellet, puffer con relativo circolatore, pompe ACS e ricircolo per scaldare un boiler servito anche dai pannelli solari termici, infine due pompe di riscaldamento, una per il circuito ad alta temperatura ed uno per la bassa (impianti a pavimento). Qui i collegamenti sono stati effettuati dal tecnico della ditta di idraulici, il termotecnico gli ha fatto eseguire la prima soluzione che angus ha indicato al primo post per comandarle con le rispettive zone.
Il problema è stato poi il rimpallo tra elettricista ed idraulico su chi doveva effettuare i collegamenti dei termostati e delle testine sui collettori sparsi sui 3 piani dell'abitazione, probabilmente ciascuno si aspettava un compenso extra, tanto che, in un momento di sconforto, mi sono arrangiato io..